di Roberto Plevano

(pezzo ospitato qualche tempo fa, con piccole varianti, nel blog di Veronica Tomassini, che ringrazio)
§ L’intesa è un fatto palpabile
Del soggiorno sul lago Luca P. conservava pochi ricordi.
E pure erano stati i primi giorni che lui e Anna G. avevano passato insieme. Era stata la prima volta che Luca P. aveva visto quei luoghi. Il primo incontro con le amiche di Anna G. (dimmi con chi vai…). La prima volta di altre cose.
I ricordi sono questi.
Camminano lungo una strada in terra battuta sul versante di una collina, sotto alti castagni, querce, robinie (purtroppo), qualche pino marittimo; il bosco conserva profumi e umidità, deve essere esposto alla tramontana, oppure il giorno è nuvoloso. A tratti appare tra gli alberi la distesa turchina del lago. La strada serpeggia e sale a una chiesetta nel bosco, pietra e intonaco giallo. Si cammina col passo rilassato di chi sta prendendo una pausa da una qualsiasi attività ritenuta più importante, senza prestare attenzione a dove mettere i piedi. Luca P. è tanto assorbito da se stesso, da quello che sente di dover dire e quello che è meglio non dire, addirittura dalla sua andatura, dalla posa, dall’intonazione della voce, dalla qualità della confidenza e amichevolezza, o piuttosto riserbo, da mostrare con le amiche di Anna P., delle quali non gli frega assolutamente niente, ma con le quali sta tacitamente negoziando un’approvazione – e che effettivamente non avrebbe mai più rivisto –, da non rendersi pienamente conto che Anna G. gode di un sostanziale vantaggio ambientale: lei è a casa sua – e non è l’unica sua casa –, e gli altri sono stati, come dire, graziosamente ammessi. È una cosa che conta. Luca P. non si accorge nemmeno che forse, forse, Anna G. potrebbe fargli intendere che lui, in quella casa, sarebbe più benvenuto di quello che le circostanze implicherebbero. Quest’ultimo punto è però rimasto, negli anni a seguire, oggetto di congettura, oltreche di eccesso di condizionali.
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