
Dove stanno bene gli uccelli
Le rondini, sui fili del telegrafo.
Le candide colombe, sulle gronde.
I falchi, in mezzo a le rovine e sulle cattedrali.
I corvi, sopra il capo degli impiccati.
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Dove stanno bene gli uccelli
Le rondini, sui fili del telegrafo.
Le candide colombe, sulle gronde.
I falchi, in mezzo a le rovine e sulle cattedrali.
I corvi, sopra il capo degli impiccati.
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Perchè parlare di figure retoriche? e perchè proprio dell’accumulazione?
Provo a rispondere partendo au contraire, dall’opposto dell’accumulazione: la sottrazione.
“Un buon scrittore non deve mai spiegare..” diceva Ennio Flaiano.
E’ opinione diffusa e condivisa che il lavoro dello scrittore debba essere di sottrazione. Il non detto ha fascino, ed è efficace, a condizione che quello che si omette sia conosciuto e dominato dall’autore. Altrimenti ciò che è fuori dal testo resta anche fuori dalla comprensione del lettore.
Fior di scrittori hanno raggiunto grandiosi risultati utilizzando le figure retoriche che rientrano nel gruppo della sottrazione. Tanto per gradire, un piccolo esempio, tratto dal romanzo d’esordio di Davide Longo, Un mattino a Irgalem: Continua a leggere