
Balsamo, bufera
In questa notte che è preda del vento
ho presagio della luna
e della mia
città nuda e troppo bianca
su cui la luna sta
fonte del vuoto;
ho dolore dei fiumi
qui traboccati dal deserto;
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Balsamo, bufera
In questa notte che è preda del vento
ho presagio della luna
e della mia
città nuda e troppo bianca
su cui la luna sta
fonte del vuoto;
ho dolore dei fiumi
qui traboccati dal deserto;
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Sul pianoro
Quando al geometrico inverno subentra la primavera
con un gran pianto di morte
sento crescere la meraviglia del verde.
Pier Luigi Bacchini, Cerchi d’acqua. Haiku
*
Dopo una strage
da Lu Hsun
Le notti lunghe di primavera le passo ormai
con moglie e figlio. Fragili alle tempie i capelli.
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Mappa dei voli
Quando gli astronomici migratori atterrano –
e intersecano i transiti
sulle geografie primaverili
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Attilio Bertolucci, La capanna indiana
III
Dov’è volato l’uccello che nell’ora
più calda ti è passato sopra
alto, e i pali, i tronchi giovani
di gaggìa che ti formano, capanna
deserta, si sono rigati di freddo
un attimo nella quiete del sole?

Dove stanno bene gli uccelli
Le rondini, sui fili del telegrafo.
Le candide colombe, sulle gronde.
I falchi, in mezzo a le rovine e sulle cattedrali.
I corvi, sopra il capo degli impiccati.
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«È un pettiazzurro… Cosa vuoi che sia Einstein in confronto.
(Non buttar via. Posso un giorno averne bisogno).»
Annotazione manoscritta da Umberto Saba su volantino pubblicitario di un manuale di birdwatching [“studio delle voci degli uccelli”] in lingua tedesca.
*
Al lettore
Se leggi questi versi e se in profondo
senti che belli non sono, son veri,
ci trovi un canarino e tutto il mondo.
*
Fratellanza
Ho fatto un sogno, e all’alba lo ritrovo.
Parlavano gli uccelli, o in un uccello
m’ero, io uomo, mutato. Dicevano:
NOI DI BECCO GENTILE AMIAMO I FRUTTI
SAPORITI DEGLI ORTI. E SIAMO TUTTI
NATI DA UOVO.
Proprio il sogno d’un bimbo e d’un uccello.
*
Pettirosso
Trattenerti, volessi anche, non posso.
Vedi, amico del merlo, il pettirosso.
Quanto ha il simile in odio egli di quella vicinanza par lieto.
E tu li pensi compagni inseparabili, anche agli orli
di un boschetto sorpreso li sorprendi.
Ma un impeto gioioso al nero amico,
che vive prede ha nel becco, l’invola.
Piega un ramo lontano, cui non nuoce,
se un po’ ne oscilla, l’incarco; la bella
stagione, il cielo tutto suo l’inebbriano,
e la moglie nel nido. Come un tempo
il dolce figlio che di me nutrivo
si sente ingordo libero feroce;
e là si sgola.
*
Umberto SABA, Uccelli. Quasi un racconto (1948-51)
in Tutte le poesie, a c. di Arrigo Stara
“I Meridiani”, Mondadori, Milano, 1998

Non avevo mai visto gabbiani sulle rive del Tevere
cangianti in questa fine d’inverno le penne e le acque.
Mi sono appoggiato al granito come fanno quelli
che vegliano sulla propria vita o morte usando

Il civettino
Non porta male una che sbatacchiando
le ali precipita in casa
dalla finestra di cucina un giorno,
alberi erano intorno, d’estate o di primavera.

Bestiario
Un gallo facinoroso
è il sole dentro il tuo pugno:
fa subbuglio di piume d’oro.
Ma nella ingannevole acqua
delle tue palpebre piomba
un bruno falco, s’acquatta
un’atterrita colomba.

Uccelli
Il vento è un’aspra voce che ammonisce
per noi stuolo che a volte trova pace
e asilo sopra questi rami secchi.
E la schiera ripiglia il triste volo,
migra nel cuore dei monti, viola
scavato nel viola inesauribile,
miniera senza fondo dello spazio.
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Sul Llobregat
Dal verde immarcescibile della canfora
due note, un intervallo di terza maggiore.
Il cucco, non la civetta, ti dissi; ma intanto, di scatto,
tu avevi spinto l’acceleratore.
*
Eugenio MONTALE, La bufera e altro (1940-54; pubbl. 1956)
in Tutte le poesie
a cura di Giorgio Zampa
Oscar Mondadori, Milano, 1990

Ieri ho acceso la stufa
Nella casa dei nonni
Il fuoco ardeva memorie
La corteccia del legno secco
Aveva la pelle dei miei avi
La ghisa la forza circolare
La brace i lapilli di gente
Che lavorò giornate di terra
Gettò fondamenta costruì
Case smosse tetti smontò
E riparò tutto il creato
Il fuoco ha acceso tutto
Il sangue dimenticato
Max Ponte
2 marzo 2019

L’Ucello
Favola
Entro dipinta gabbia
fra l’ozio ed il diletto
educavasi un tenero
amabile augelletto.
A lui dentro i tersissimi
bicchieri s’infondea
fresc’acqua, e il biondo miglio
pronto a sue voglie avea.
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Da L’usignolo della Chiesa Cattolica (1943)
L’usignolo
II.
fanciullo Mi chiamo Nisiuti. Vado a nidi per i campi.
cardellino Che sicuro, che lontano, nei campi… nei campi…
fanciullo Vado fischiettando con le mani in tasca.
cardellino Solo nel cielo aspetto il fanciullo.
fanciullo Mi siedo sulle viole e suono il mio zufoletto.
cardellino Suona, e io lo guardo piegando il capo.
fanciullo Su, fionda, all’erta, sento qualcosa sul prato
cardellino Ne ho visti sì, ne ho visti fanciulli morire.
fanciullo Morire? Ah vecchio cardellino cadi morto sul prato.
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Maternità del rosso
Rosso che è il rosso viscerale
nella gola secca del gallo
tragico, lì
che canta che canta che canta
lì, sull’aia sterminata e deserta
sotto le mappe celesti.
Lui non è uccello ma è il rosso terrestre,
la prima sentinella,
dritta dalle sue zampe alla cresta,
cresta che spartisce il vento il vento il vento.

Negozi di uccelli
Quando mi trovo in città sconosciute
cerco negozi di uccelli:
l’ho fatto a Ginevra a Londra
a New York ad Hong-Kong
(dentro c’è un piccolo vento, nervosi
colori saettano in angoli d’ombra). Continua a leggere

Il ritorno della cometa
7.
Padre nostro, se sei tu
che covi le uova celesti
da cui spuntano i mondi,
ed è tua figlia questa cometa
che prolunga la sua morte e rompe il guscio
del firmamento, squittisce le sue miche
di rimasuglio d’astro, Continua a leggere

La poesia che apre LA CADENZA SOSPESA, la raccolta poetica di Valentina Colonna, edita da Nino Aragno Editore di Torino nel 2015
Valentina Colonna nasce a Torino nel 1990. Ha pubblicato nel 2010 la sua prima raccolta di poesie Dimenticato suono (Manni) e nell’autunno 2015 è uscito il suo nuovo lavoro La cadenza sospesa (Nino Aragno Editore). Suoi testi sono apparsi su riviste, antologie, spartiti musicali e CD. Laureata in Lettere antiche, si è diplomata in Pianoforte e ha conseguito il Máster Universitario en Interpretación de la Música Antigua presso l’ESMUC e la UAB di Barcellona. Nel 2015 è stata invitata a scrivere e condurre sei puntate radiofoniche sul tema Musica poetica: la retorica del Barocco per Radio Vaticana, per la quale ha anche ideato e condotto il nuovo programma Le parole della musica. Attualmente si sta specializzando in Scienze linguistiche (indirizzo storico) presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sulla prosodia della poesia di Giorgio Caproni e sta lavorando a diversi progetti artistici.