Si è oramai insediato l’autunno: stagione dai delicati e coinvolgenti colori, che a molti porta un dolce e inguaribile senso di nostalgia. Eccola che ci avvolge, con lo sfumare dei dettagli e dei giorni: nostalgia, dal greco nòstos, ritorno. Questa e la prossima tappa della mia rubrica volgeranno così l’attenzione a due poesie che richiamano i mesi di novembre e dicembre – e alle due raccolte che le contengono, tra le parole del loro canto e il non detto di un ritorno interiore.
La poesia di oggi è tratta da “Le occasioni” (1939) di Eugenio Montale: il suo secondo volume poetico (in parte anticipato da alcuni testi usciti su rivista) che fu anche, come scrisse Pier Vincenzo Mengaldo, la sua prima opera di levatura europea. “Ossi di seppia”, uscito nel 1925 e di cui si è celebrato quest’anno il centenario, offriva alcuni elementi fermi del giovane e ambizioso poeta genovese: la non adesione al clima culturale del fascismo, l’impegno artistico ed etico ad una via di fuga che fosse anche imperitura ricerca di autenticità esistenziale. Ma presentava anche qualche elemento dannunziano lievemente eccessivo, tra l’esaltazione delle liguri riviere e le tuffatrici estive.
Le “Occasioni” cantano invece appieno la desolazione storica del tempo; e, con essa, la dimensione metafisica di Clizia, Musa salvifica. Emblematico è uno dei “Mottetti”: “Non recidere, forbice, quel volto, / solo nella memoria che si sfolla, / non far del suo grande viso in ascolto / la mia nebbia di sempre. // Un freddo cala… Duro il colpo svetta. / E l’acacia ferita da sé scrolla / il guscio di cicala / nella prima belletta di novembre”. Un oggetto d’uso quotidiano, cioè una forbice, può portar via un volto caro, solo in una memoria che vorrebbe far dimenticare, avvolta nella nebbia. Il poeta continua a cantare, benché si senta ferito dentro come l’acacia tagliata dai boscaioli. Intanto novembre sparge la sua belletta (fanghiglia), a cui opporre la poesia e la nostalgia mai distrutta del mito.
Archivi tag: Eugenio Montale
Eugenio Montale, interviste e letture poetiche (Interzona)
Eugenio Montale intervistato sulla poesia (Interzona)
Intervista per la rubrica televisiva “Arte & Scienza” del 1959.
Lirico terapia. Eugenio Montale
Edimburgo
Il grande ponte non portava a te.
T’avrei raggiunta anche navigando
nelle chiaviche, a un tuo comando.Ma
già le forze, col sole sui cristalli
delle verande, andavano stremandosi.
L’uomo che predicava sul Crescente
mi chiese “Sai dov’è Dio”? Lo sapevo
e glielo dissi. Scosse il capo. Sparve
nel turbine che prese uomini e case
e li sollevò in alto, sulla pece.
Ci vuole un grande poeta per creare un’atmosfera così suggestiva ed enigmatica.
“Sai dov’è Dio”? Lo sapevo/ e glielo dissi.
Ironia? In fondo, ognuno di noi lo sa, ma quasi sempre, in risposta, si scuote il capo.
La poesia della settimana. Eugenio Montale

L’estate
L’estate crociata del gheppio pare ignota
ai giovinetti arbusti quando rade fugace.
E la nube che vede? Ha tante facce
la polla schiusa.
Forse nel guizzo argenteo della trota
controcorrente
torni anche tu al mio piede fanciulla morta
Aretusa.
Ecco l’omero acceso, la pepita
travolta dal sole,
la cavolaia folle, il filo teso
del ragno su la spuma che ribolle –
e qualcosa che va e tropp’altro che
non passerà la cruna…
Occorrono troppe vite per farne una.
Eugenio Montale, L’estate (Le occasioni), in Ossi di seppia, Le occasioni, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 199.
Ornithology 28. Montale, Neri e Renzetti

Sul Llobregat
Dal verde immarcescibile della canfora
due note, un intervallo di terza maggiore.
Il cucco, non la civetta, ti dissi; ma intanto, di scatto,
tu avevi spinto l’acceleratore.
*
Eugenio MONTALE, La bufera e altro (1940-54; pubbl. 1956)
in Tutte le poesie
a cura di Giorgio Zampa
Oscar Mondadori, Milano, 1990
Ornithology 5. Montale

Reti per uccelli
Di uccelli presi dal ròccolo
quasi note su pentagramma
ne ho tratteggiati non pochi
col carboncino Continua a leggere
Entro a volte nel tuo sonno

C’è uno scrittore – un poeta diresti – che scrive frammenti lirici, lasse di testo che hanno una consistenza piumosa e, a un tempo, abbondante. È Sergio Claudio Perroni – io lo conoscevo soprattutto come traduttore di Steinbeck – che ora pubblica, con La nave di Teseo, un bellissimo libro, Entro a volte nel tuo sonno (pp. 180, euro 12), una sorta di modernissimo Zibaldone di pensieri, più aderente alle piccole cose, più intimo ancora, un diario senza tempo che lo sguardo può scorrere in un senso e anche nell’altro, poiché la forza dell’insieme sta nello scorcio sempre inedito che ogni rigo getta sulla vita. Continua a leggere
Punti di vista. Eugenio Montale e Amelia Rosselli
FALSETTO di Eugenio Montale (da Ossi di seppia)
Esterina, i vent’anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Eugenio Montale
[youtube=https://youtu.be/vGea2hYsLAA]
da qui
I limoni
Eugenio Montale, Ossi di seppia, Piero Gobetti Edizioni, Torino, 1925. Continua a leggere
I mercanti nel tempio
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=j7cztpz-Hfs]
da qui
Sono convinti che non siamo capaci di pensare, che ormai ci hanno ridotto a macchine, automi, pronti a obbedire al dio mercato. Evaporati i valori, non si crede a niente, tutto è rimesso in discussione, eccetto il dio mercato, che pretende fede, né ammette obiezioni. L’antidoto è uno solo: pensare, rendersi conto delle realtà in cui Dio – quello in cui non crede più nessuno – si comunica ancora: il bello, il buono, il vero. Ha ragione Dostoevskij: la bellezza può salvare il mondo, il bene lo rimette in sesto, il vero ricupera il mistero in cui troviamo la nostra identità. Rinunciate al mercato e a tutte le sue seduzioni? Credete alla gratuità della vita? Ripartiamo da qui: cacciamo i mercanti dal tempio, facciamogli capire che non hanno vinto.
72. Cluster bombs
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=j7cztpz-Hfs]
da qui
El Pueblo de la Iglesia de Nuestra Señora la Reina de Los Angeles de Porciúncola. Gli angeli, Los Angeles, LA, un bel nome, forse non c’è modo migliore per chiamare una città.
La luna: me la ricordo in mezzo ai rami che parevano un merletto, un pezzo pregiato di biancheria intima steso contro il cielo.
Il mare era un panno azzurro ondulato, su cui galleggiavano materassini e bagnanti di ogni età.
Difficile dire quali fossero le cause: la povertà, il degrado; la criminalità cresceva a vista d’occhio. Continua a leggere
Crocifisso ( e risorto?)
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=j7cztpz-Hfs]
da qui
La solita manfrina delle uova,
colombe imbalsamate nella glassa,
biglietti colorati a sfondo azzurro
e giallo; la pasqua delle gite fuori porta,
forse perché quel giorno l’hanno messo
in croce oltre le mura cittadine
– maledetto da Dio e dalla gente
chi pende dal legno – col biglietto
scritto in varie lingue, perché tutti
potessero sapere quale danno
ordisse al centro del potere. Continua a leggere
“Upupa, ilare uccello calunniato” – di Mauro Candiloro

Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.
Lirica appartenente alla stagione miracolosa degli Ossi brevi, si situa quasi in chiusura di sezione, in posizione estremamente marcata, quasi il poeta volesse affidarcela come exemplum della presenza animale della raccolta in questione.
L’upupa montaliana è ascrivibile alla categoria che Derrida definisce degli “animots” , intraducibile neologismo della lingua francese composto dalle parole “animaux” e “mot” (parola), coniato dal filosofo algerino per superare la tradizione filosofica (da Aristotele a Heidegger) secondo la quale l’essenza dell’animale è ontologizzabile sotto il paracadute della categoria assoluta “Animale”; premettendo che ogni discorso sull’animalità sia inevitabilmente «dell’uomo, ma per l’uomo e nell’uomo» , Derrida prova a scavalcare l’aporia proprio tramite il neologismo animot, che sorge dalla volontà di «collegare in un unico corpo verbale tre parti eterogenee» : Continua a leggere
Alfabeti, M come Mare
Saluto al mare
Thàlatta! Thàlatta!
Io te, mare eterno, saluto!
Io te, con cuor giubilante,
diecimila volte saluto,
come te salutarono un giorno
diecimila cuori di greci
eroi, famosi nel mondo,
con l’avversa fortuna pugnanti,
anelanti alla patria lontana… Continua a leggere
Eugenio Montale (1896-1981)
La Storia
La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
Continua a leggere
Alfabeti, E come Estate

Luce tu
Luce verticale,
luce tu;
alta luce tu,
luce oro;
luce vibrante,
luce tu.
E io la nera, cieca, sorda, muta ombra orizzontale.
(Juan Ramon Jiménez) Continua a leggere
Montale metafisico
La radicale sfiducia da sempre professata da Montale nei confronti di qualsiasi “progresso” delle arti, e quindi verso la missione sedicente “rivoluzionaria” dei movimenti d’avanguardia sorti a partire dal primo Novecento, è forse all’origine della preferenza accordata dal poeta alla corrente artistica italiana, la Metafisica, che più d’ogni altra rivendica il suo carattere “implosivo”, il suo remare in direzione opposta alla smania di rinnovamento dilagante nel panorama generale dell’arte del tempo.




