di Antonio Sparzani

Nel volume La tigre assenza sono raccolte molte della traduzioni che Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (1923 – 1977), pubblicò, da Friedrich Hölderlin, Eduard Möricke, Emily Dickinson, Hugo von Hofmansthal, San Juan de la Cruz e molti altri. Cristina Campo asseriva di avere l’orecchio assoluto per la letteratura. Io non so se l’avesse, so però che la sua prosa, così come la sua scrittura poetica, anche di traduzione, era inimitabile, perfetta. Una sua parola d’ordine era il sapore massimo di ogni parola, titolo del capitolo de Gli imperdonabili in cui parla di William Carlos Williams. Williams fu forse il poeta che prediligeva e che tradusse nel volume Il fiore è il nostro segno, scritto con Williams e Vanni Scheiwiller, che lo stampò nella sua straordinaria All’insegna del pesce d’oro. Qui comincio a proporre la traduzione di Cristina di quattro poesie di Emily Dickinson (1830 – 1886), tutte pubblicate in La tigre assenza.

Touch lightly Nature’s sweet Guitar
Unless thou know’st the Tune
Or every Bird will point at thee
Because a Bard too soon —
Tocca leggero la dolce
Chitarra della natura
Se non conosci ancora
La canzone.
O d’ogni uccello
Ti accuserà lo sguardo
Che ti facesti bardo
Innanzi l’ora.
What shall I do when the Summer troubles —
What, when the Rose is ripe —
What when the Eggs fly off in Music
From the Maple Keep?
What shall I do when the Skies a’chirrup
Drop a Tune on me —
When the Bee hangs all Noon in the Buttercup
What will become of me? Continua a leggere→