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La poesia della settimana. John Keats

V.
Quanti poeti fanno d’oro il corso
del tempo! Alcuni sempre mi son stati
cibo della beata fantasia,
e di loro bellezze umili o eccelse
dire potrei; e spesso quando siedo
scrivendo in rima, a torme si presentano
innanzi la mia mente, ma nessuna
confusione, nessun brutto tumulto
formano, è una piacevole armonia.
Così gli innumerevoli rumori
ch’empion la sera: i canti degli uccelli,
mormorare di foglie, voci d’acque,
e la grande che palpita campana
solenne al suono, ed altri mille ancora
che conoscerli toglie la distanza,
dolce musica fanno e non frastuono.
Da Dedica, V, in John Keats, Fulgida Stella, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 69.
SE NULLA ERA SBAGLIATO.

di Nadia Agustoni
“Ma che sarebbero i prodigi in mare e in cielo
senza averti compagno al mio pensiero?”
John Keats , Sonetti
L’hanno definita una delle intelligenze più critiche e lucide degli states, ma nei due libri in cui racconta la morte del marito John e della figlia Quintana, avvenute a breve distanza una dall’altra, Joan Didion di sè dice che per un pò è impazzita e impietosa ci mostra la sostanza del dolore.
Leggendo L’anno del pensiero magico (1) si prova simpatia per questa donna che combatte una battaglia contro la morte della figlia fino a quando le sembra fuori pericolo. Sapremo solo dopo qualche anno che le cose non sono andate a buon fine. La perdita improvvisa dei congiunti è ripercorsa di nuovo in un monologo con lo stesso titolo del primo libro: monologo serrato, dolente e asciutto, senza una sola parola che inviti a una facile pietas. (2)
A Broadway è Vanessa Redgrave a interpretarlo. Le serate fanno il tutto esaurito. (3) Continua a leggere
Alfabeti, M come Mare
Saluto al mare
Thàlatta! Thàlatta!
Io te, mare eterno, saluto!
Io te, con cuor giubilante,
diecimila volte saluto,
come te salutarono un giorno
diecimila cuori di greci
eroi, famosi nel mondo,
con l’avversa fortuna pugnanti,
anelanti alla patria lontana… Continua a leggere

