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Nazim Hikmet

a cura di Giorgio Stella

Montagne del sud

Sono sceso dal nord un pomeriggio in questo paese delle 
                                       [montagne del sud

vicino a me c'era una donna giovane e bianca
con gli occhi tracciati sul viso come un orizzonte azzurro 
con i capelli lisci color del fieno


sono sceso dal nord un pomeriggio in questo paese delle 
[montagne del sud 
queste montagne vivevano con gli uomini le vacche i
       camion

col suolo le mele le quercie gli abeti e già 
                             con i capelli color del fieno 
                             con la donna che è con me 
                             con le tigri e le trote
queste montagne eran coperte di neve soleggiata di 
                                     [rosso di verde scuro
queste montagne vivevano nelle pagine dei quaderni di 
                                              [scuola
nei sanatori nei magazzini di Stato 
nell'asfalto che serpeggia nei ponti di legno 
queste montagne vivevano nel sangue delle capre
                                       [selvatiche
in fondo ai laghi
e adesso c'è una donna
una donna con gli occhi tracciati sul viso come un
                                   [orizzonte azzurro
e io so già che l'orizzonte azzurro soltanto 
resterà nel ricordo di quelle montagne.

Lirico terapia. Nazim Hikmet


Prima che bruci Parigi 

Finché ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.

È possibile essere, nello stesso tempo, semplici e profondi? In queste immagini di Hikmet sembra non esserci nulla di complesso: perché, allora, l’esito è così palesemente suggestivo? Qual è il segreto dei versi, di tutti i versi che riescono a risuonare nella nostra anima, a toccare le corde del cuore?

Luigi Maria Corsanico legge Nazim Hikmet. 3

[youtube=https://youtu.be/TAWBMHO2BPw]

da qui

NÂZIM HIKMET
ANGINA PECTORIS (1948)
Traduzione di Joyce Lussu da “Tradurre Poesia” (1967)

Interpretazione di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach
Cello Suite No.4 in E flat major, BWV1010
4.Sarabande
Robert Cohen

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Luigi Maria Corsanico legge Nazim Hikmet. 2

[youtube=https://youtu.be/DB_GBWj9Kbc]

da qui

NÂZIM HIKMET
Anche questa mattina mi sono svegliato
Berlino, 1961
da Poesie d’amore, 1965
Traduzione di Joyce Lussu

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dmitri Shostakovich
Cello Concerto No.1, 2nd movement
Fotografia di Remus Tiplea
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Anche questa mattina mi sono svegliato
e il muro la coperta i vetri la plastica il legno
si son buttati addosso a me alla rinfusa
e la luce d’argento annerito della lampada
mi si è buttato addosso anche un biglietto di tram
e il giallo della parete e tre righe di scritto
e la camera d’albergo e questo paese nemico
e la metà del sogno caduta da questo lato s’è spenta
mi si è buttata addosso la fronte bianca del tempo
e i ricordi più vecchi e la tua assenza nel letto
e la nostra separazione e quello che siamo
mi sono svegliato anche questa mattina
e ti amo.

Nazim Hikmet

hikmet

da Lettere dal carcere a Munevvér
prigione di Bursa (Anatolia)

1945

” Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio… ”

“no,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“No,
prima e malgrado tutto.
il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…” Continua a leggere

Alfabeti, M come Mare

Saluto al mare

Thàlatta! Thàlatta!
Io te, mare eterno, saluto!
Io te, con cuor giubilante,
diecimila volte saluto,
come te salutarono un giorno
diecimila cuori di greci
eroi, famosi nel mondo,
con l’avversa fortuna pugnanti,
anelanti alla patria lontana… Continua a leggere