C’è calore da te…
(trad. G. Giudici – V. Mikeš)
C’è calore da te, ah qui poter dormire,
nella terra profonda mi immergerei volentieri,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe il mio corpo
tutto spoglio, questo nudo immiserito.
Farsi ciechi di luce con un canto che si spegne!
Già al mio palato sento sete di solitudine,
che m’inebria e mi chiama a un restare
che non sia timoroso ed entri nella musica.
Essere morto, padre, appartenere a nessuno,
non udir passi, non pensare, non sentire,
essere morto, indicibile con se stesso giacere,
esser pronto per sempre, finito essere e avere.
Avere, avere almeno, almeno quel che è più fedele,
il mio libero niente, sognare che si frantuma
in bei cubetti, esser solo, esser più taciturno,
esser nel centro esatto, essere tempo e giardino.
Esser morto alle donne, esser morto agli amici,
esser morto all’angoscia, essere morto ai morti,
essere sì, così proprio, così pienamente e totale,
e non vedere più niente che abbia nome di foglia.
Ah quanto è il tuo calore, da te poter dormire,
mi immergerei volentieri nella terra profonda,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe la gioia
che già soffriva per una meta mai vista.