Archivi tag: Giorgio Stella

Konstantinos Kavafis

 

a cura di Giorgio Stella

Itaca

Quando parti alla volta di Itaca
augurati che il tragitto sia lungo,
pieno di avventure, pieno di sapere.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’adirato Poseidone non temere,
mai li incontrerai sulla tua strada
se il tuo giudizio rimane elevato, se un’emozione
squisita ti sfiora il corpo e lo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’ostile Poseidone non li incontrerai
se non li rechi dentro te nell’anima,
se la tua anima non li erge innanzi a te.

Augurati che il tragitto sia lungo.
Tanti siano i mattini d’estate in cui
con grande gioia e immensa delizia
entrerai in approdi mai visti prima;
fermati negli empori dei fenici
e procurati bella mercanzia,
madreperla e corallo, ambra ed ebano,

e aromi sensuali d’ogni sorta,
quanto più copiosi aromi sensuali,
vai in molte città egiziane
e impara più che puoi dai savi.

Itaca devi avere sempre in mente.
Giungervi è la tua meta.
Ma non affrettare mai il viaggio.
Meglio se dura tanti anni
e vecchio ormai ormeggi nell’isola,
ricco di quanto hai guadagnato strada facendo,
senza aspettarti che Itaca ti dia ricchezze.

Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non saresti partito.
Nient’altro ha da offrirti.

E se anche la trovi spoglia, Itaca non t’ha ingannato.
Saggio come sei diventato, con così tante esperienze
avrai già capito quanto vale un’Itaca.

[1911]

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Roberto Carifi

Screenshot

a cura di Giorgio Stella

Ringraziamento

Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l’orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
ormai di chi devasta.
Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei la madre,
con voi che la fame ha dissanguato.
Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosí sia.

Il figlio, Jaca Book, Milano 1995, p. 56.

Thom Gunn

 

a cura di Giorgio Stella

Condizione umana

Adesso è nebbia, cammino
contenuto nel cappotto;
nessun castello più isolato
per via del suo fossato:
solo la tosse della sentinella,
le chiacchiere dei mercenari.

Visibili, i lampioni
non riversano luce in terra,
ma premono penosamente i raggi
in un metro di nebbia attorno.
Sono condannato ad essere
un individuo.

Nel confine stabilito
si libra un mero
barlume di coscienza.
Rimango qui, o da qui parto:
nessuna nebbia diminuisce o aumenta
il vicino disordine.

Io, singolo, devo
scoprire il limite
di mente e d’universo,
per scegliere pensieri e sensazioni
e volgere a mio uso
odio disordinato o cupidigia.

Cerco, per romperlo, il mio ambito.
Sono la mia sola pietra di paragone.
Questa è più ardua prova
d’ogni altra mai prima conosciuta.
Così sto in guardia,
a ciò che mi fa uomo.

Molto è inconoscibile.
Nessun problema verrà mai affrontato
avanti che il problema esista;
io, nato alla nebbia, a spreco,
tra ipotesi mi muovo,
un individuo.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Il silenzio dei fiumi ha un inizio invisibile,
è la piena che non sembra ed è da sempre,
vanno verso il mare con la muta origine,
con i grandi ormeggi che hanno i marinai.
Sulla spiaggia che la pioggia confonde con l’acqua
è l’uomo che somiglia a un capitano,
tiene la dritta e dice poche parole,
ha un suono simile alla preghiera, le mani giunte,
si rivolge al silenzio dei fiumi e del mare,
raggiungerà la cima più alta del Tibet.

Il commento dell’autore

Una volta, dopo l’ictus, ho incominciato a pensare che del mio corpo non fosse rimasto più nulla, ma nel momento in cui pensavo questo la parola e lo spirito prendevano il suo posto. Allora le poesie che ho scritto dopo appartenevano a un’altra dimensione, quella dello spirito e della parola, e «non ci sarà patimento in tutto questo».

[da “Jesus”, a cura di Daniele Piccini]

Valerio Magrelli

 

a cura di Giorgio Stella

Una barca è una leva e niente è più bello
di una barca.

S. Weil

Una città volante, semovente,
in bilico su un bosco
di palafitte, mobile
nell’incanto del peso,
nella grazia della distribuzione,
inclinata,
oscillante in un leggero tremito, un attrito
che la consuma. Lungo i suoi canali
pieni di frutta, carichi di macedonia,
passano barche dalle chiglie deformi
come colonne vertebrali, tòrte
dall’acqua, oblique,
equilibrate appena.

Paolo Ruffilli

a cura di Giorgio Stella

Che tutto cada
morto
per essere risorto,
che venga consumato
per essere rinato.
È il trionfo
della vita perpetuata
mentre si è sepolta.
Come ci è stata
preparata, la strada,
noi la prepariamo
a nostra volta me moriamo
perché altri viva
a nostro danno
e gloria.
Ogni generazione
è sostituita
dalla successiva:
storia continuata
da altra storia,
serie mai finita. 

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

*Sbarco

Dove giacciono accanto l’anima e il verme
tu, l’esiliata, porgi il tuo occhio
scendi da quel rottame con i figli in braccio
Porgi ciò che non hai,
dona il nulla del tuo passato
a chi non capisce il male serbato nella messe,
a chi guarda crescere la vite
e sarà vendemmiato di vergogna.
Scendi con la tua ferita,
abbandona lo sguardo al cieco che non vede
nella tua nostalgia il tuo esilio,
mostra nel tuo viaggio senza meta
l’estremo tramonto occidentale.

Roberto Carifi
*da Europa, Jaka book, Milano, 1999, pag. 66.

Charles Baudelaire

 

a cura di Giorgio Stella

Armonia della sera

Ecco già viene il tempo in cui ogni fiore vibra
sullo stelo e s’evapora come un incensiere;
suoni e profumi danzano nell’aria della sera;
valzer malinconico e languida vertigine!

Ogni fiore s’evapora come un incensiere;
il violino freme come un cuore che si affligge;
valzer malinconico e languida vertigine!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare.

Il violino freme come un cuore offeso;
un cuore tenero, che odia il nulla vasto e nero!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare;
il sole s’è annegato nel suo sangue rappreso.

Un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero
raccoglie ogni reliquia del passato luminoso!
Il sole s’è annegato nel suo sangue rappreso…
Il tuo ricordo in me splende, come un ostensorio!

Roberto Carifi

 

a cura di Giorgio Stella

La luce declina ma durano le cose
trascorro gli anni vicino al lume
perché un angelo ama le luci basse
e va dagli esiliati
è scritta, dice, sopra un lenzuolo sporco
la pena da scontare,
l’ora già dichiarata
prima che venga un legno a benedire
e ti perdoni una testa pendente
un’ombra incoronata
se amerai sotto le rosse mura,
dice l’angelo e la luce
è una coperta bianca sul mio letto.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Verso una gioia solenne

La mano che li contiene è sola
buona e implacabile
come una dèa bambina mentre le dice,
in una lingua nordica,
che tutto è già accaduto
e non c’è altro, nient’altro
che la panchina, quella rovina
cieca di chi vince.
Non c’è altro, vedi, chi ama
sbriciolato dal destino
sa che la solitudine è questa calma
sanguinante,
l’inno che lacera i cortili.
Ora un’occhiata fredda fulminerà
il viale, ascolta
strappano questa stanza
verso una gioia solenne,
e le parole esatte
hanno un vento guerriero
dalla loro parte: nessuno,
dico, nessuno
le ha mai sconfitte

Pierluigi Cappello

a cura di Giorgio Stella

Mandate a dire all’imperatore

nulla nessuno in nessun luogo mai
Vittorio Sereni

Cosi come oggi tanti anni fa
mandate a dire all’imperatore
che tutti i pozzi si sono seccati
e brilla il sasso lasciato dall’acqua
orientate le vostre prore dentro l’arsura
perché qui c’è da camminare nel buio della parola
l’orlo di lino contro gli stinchi
e, tenuti appena da un battito,
il sole contro, il rosso sotto le palpebre
premerete sentieri vastissimi
vasti da non avere direzione
e accorderete la vostra durezza
alla durezza dello scorpione
alla ruminazione del cammello
alla fibra di ogni radice
liscia, la stella liscia, del vostro sguardo
staccato dall’occhio, palpiterà
né zenit né nadir
in nessun luogo, mai.

Carlo Betocchi

a cura di Giorgio Stella

da Ultimissime

[Fraterno tetto…]

Fraterno tetto; cruda città; clamore
e strazio quotidiano; o schiaffeggiante
vita, vita e tormento alla mia anziana
età: guardatemi! sono il più caduco,
tra voi; un rudere pieno di colpe sono…
ma un segno che qualcosa non tramonta
col mio tramonto: resiste la mia pazienza,
è come un orizzonte inconsumabile,
come un curvo pianeta è la mia anima.

Georg Trakl

 

a cura di Giorgio Stella

Tristezza umana

L’orologio che prima del sole le cinque batte –
uomini solitari che un oscuro orrore afferra.
Nel giardino serale sussurrano spogli alberi;
il volto del morto si muove alla finestra.

Forse quest’ora si è fermata.
Dinnanzi a occhi foschi notturne immagini illudono
nel ritmo di navi, che sul fiume dondolano;
sul molo un corteo di suore passa al vento.

Sembra sentire i pipistrelli stridere,
nel giardino commettere una bara.
Ossa rilucono tra cadenti mura
e nerastro oscilla là dinnanzi un pazzo.

Un raggio azzurro raggela in nuvole autunnali.
Gli amanti si allacciano nel sonno,
appoggiati ad angelici stellari vanni.
Del nobile le pallide tempie alloro adorna.

Buon compleanno, Giorgio!

 

Amore cerca amore

di Giorgio Stella

alla memoria di Dario Bellezza

Ora che mi lavo la faccia con le mie braccia,
verrà il giorno che non ci saranno più libri.
Di già li vedo, i più piccoli bambini che
vanno verso la scuola di Giuda con tutte le
informazioni nei polsi strette come loro
persi nei paltò al neon classico reo confesso,
le stesse che di lì a poco tempo dopo
dovranno riincidere sulle pietre
e le madri offese dalle troppe faccende domestiche;
il fuoco nella notte, il sole nel giorno e il
pomeriggio inteso come medioevo,
‘gli intellettuali nel medioevo’,
quando la cinese accende le lampade rosse
nel ristoro bianco di piogge
ove si pose chi si rese:
“un sakè Ser, ce ne andremo dalla vita senza destino?”
“Il bar è pieno signore… pieno di quelle luci
al neon che ritagliano all’ombra l’anima,
nostra, amore cerca amore, la storia non importa –
detto ciò, non fa nessuna differenza che tu
sia nata ora o quando bambina piangevi per
essere bambina, figlia mia”.

[da Giorgio Stella, Sterpia, Albatros 2010]

Giorgio Stella. Versi

(+Scarlatta+) – (Giorgio Stella in data 26/04/ 2026.) – al tronco di rose al proprio tribunale io dedico questo mazzo di ombre – ‘POVERA ROSA!’ Quanno pe ncopp’a ll’arbere (…) – Salvatore +Di Giacomo – (SCARLATTA) – l’Europa è un occidente maomettano di Corano assente. .. come l’induismo fosse la Bibbia del romanticismo cattolico – se le corazze di luce potessero gli elmi in scudi! – l’Europa è il bacino occidentale dell’oriente meridionale. … chi vuole di più dal neon di Las Vegas? – noi esseri inumani siamo gli Angeli del Vangelo… Il medioevo della Vergine Maria il Suo Cristo nel lutto di Dio! – un tempo fu diverso, diverso dal tempo medesimo – Nazaret era un bazar di conchiglie e imburrate pannocchie di tonno x le bottiglie, le bottiglie del tronco, col miele a fianco il miele delle betoniere – (una pausa) – Continua a leggere

Remigio Zena

a cura di Giorgio Stella

 

Remigio Zena (1850-1917)



                                      dalle Poesie grigie 

1. L'invito

(Quella sera sull'album)

La sera d'Ognissanti 
venga anche lei da me: 
serviremo in famiglia 
quattro marrons-glacés
e una tazza di thè 
Infilandomi i guanti 
e masticando un sí, 
pieno di maraviglia 
sono rimasto lí
diritto come un I. 
Ha aggrottato le ciglia? 
In fè mia non lo so; 
una nube davanti 
agli occhi mi passò
quando lei se ne andò. 
E ho mangiato in famiglia 
quattro marrons-glacés 
la sera d'Ognissanti... 
Fu un poema per me
quella tazza di thè. 
Sola voi siete la regina mia, 
regina incoronata 
tra le belle e le ricche. 
La vostra corte è tutta poesia
ed io nell'anticamera dorata 
                         sono il fante di picche!

Federico Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

Mare

Il mare
è il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per voler essere la luce.

Povero mare condannato
a eterno movimento,
dopo aver conosciuto la calma del firmamento!

Ma della tua amarezza
ti redense l’amore.
Partoristi Venere pura
e la tua profondità
resto vergine, senza dolore.

Le tue tristezze sono belle,
mare di spasimi gloriosi.
Ma oggi invece di stelle
hai verdi polipi.

Sopporta il tuo dolore,
formidabile Satana.
Cristo ha camminato sulle tue onde,
ed anche Pan.

La stella Venere è
l’armonia del mondo.

Taccia l’Ecclesiaste!
Venere è il profondo
dell’anima…
E l’uomo miserabile
è un angelo caduto.
La terra è il probabile
Paradiso perduto.