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Paolo Ruffilli

a cura di Giorgio Stella

Che tutto cada
morto
per essere risorto,
che venga consumato
per essere rinato.
È il trionfo
della vita perpetuata
mentre si è sepolta.
Come ci è stata
preparata, la strada,
noi la prepariamo
a nostra volta me moriamo
perché altri viva
a nostro danno
e gloria.
Ogni generazione
è sostituita
dalla successiva:
storia continuata
da altra storia,
serie mai finita. 

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

*Sbarco

Dove giacciono accanto l’anima e il verme
tu, l’esiliata, porgi il tuo occhio
scendi da quel rottame con i figli in braccio
Porgi ciò che non hai,
dona il nulla del tuo passato
a chi non capisce il male serbato nella messe,
a chi guarda crescere la vite
e sarà vendemmiato di vergogna.
Scendi con la tua ferita,
abbandona lo sguardo al cieco che non vede
nella tua nostalgia il tuo esilio,
mostra nel tuo viaggio senza meta
l’estremo tramonto occidentale.

Roberto Carifi
*da Europa, Jaka book, Milano, 1999, pag. 66.

Charles Baudelaire

 

a cura di Giorgio Stella

Armonia della sera

Ecco già viene il tempo in cui ogni fiore vibra
sullo stelo e s’evapora come un incensiere;
suoni e profumi danzano nell’aria della sera;
valzer malinconico e languida vertigine!

Ogni fiore s’evapora come un incensiere;
il violino freme come un cuore che si affligge;
valzer malinconico e languida vertigine!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare.

Il violino freme come un cuore offeso;
un cuore tenero, che odia il nulla vasto e nero!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare;
il sole s’è annegato nel suo sangue rappreso.

Un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero
raccoglie ogni reliquia del passato luminoso!
Il sole s’è annegato nel suo sangue rappreso…
Il tuo ricordo in me splende, come un ostensorio!

Roberto Carifi

 

a cura di Giorgio Stella

La luce declina ma durano le cose
trascorro gli anni vicino al lume
perché un angelo ama le luci basse
e va dagli esiliati
è scritta, dice, sopra un lenzuolo sporco
la pena da scontare,
l’ora già dichiarata
prima che venga un legno a benedire
e ti perdoni una testa pendente
un’ombra incoronata
se amerai sotto le rosse mura,
dice l’angelo e la luce
è una coperta bianca sul mio letto.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Verso una gioia solenne

La mano che li contiene è sola
buona e implacabile
come una dèa bambina mentre le dice,
in una lingua nordica,
che tutto è già accaduto
e non c’è altro, nient’altro
che la panchina, quella rovina
cieca di chi vince.
Non c’è altro, vedi, chi ama
sbriciolato dal destino
sa che la solitudine è questa calma
sanguinante,
l’inno che lacera i cortili.
Ora un’occhiata fredda fulminerà
il viale, ascolta
strappano questa stanza
verso una gioia solenne,
e le parole esatte
hanno un vento guerriero
dalla loro parte: nessuno,
dico, nessuno
le ha mai sconfitte

Pierluigi Cappello

a cura di Giorgio Stella

Mandate a dire all’imperatore

nulla nessuno in nessun luogo mai
Vittorio Sereni

Cosi come oggi tanti anni fa
mandate a dire all’imperatore
che tutti i pozzi si sono seccati
e brilla il sasso lasciato dall’acqua
orientate le vostre prore dentro l’arsura
perché qui c’è da camminare nel buio della parola
l’orlo di lino contro gli stinchi
e, tenuti appena da un battito,
il sole contro, il rosso sotto le palpebre
premerete sentieri vastissimi
vasti da non avere direzione
e accorderete la vostra durezza
alla durezza dello scorpione
alla ruminazione del cammello
alla fibra di ogni radice
liscia, la stella liscia, del vostro sguardo
staccato dall’occhio, palpiterà
né zenit né nadir
in nessun luogo, mai.

Carlo Betocchi

a cura di Giorgio Stella

da Ultimissime

[Fraterno tetto…]

Fraterno tetto; cruda città; clamore
e strazio quotidiano; o schiaffeggiante
vita, vita e tormento alla mia anziana
età: guardatemi! sono il più caduco,
tra voi; un rudere pieno di colpe sono…
ma un segno che qualcosa non tramonta
col mio tramonto: resiste la mia pazienza,
è come un orizzonte inconsumabile,
come un curvo pianeta è la mia anima.

Georg Trakl

 

a cura di Giorgio Stella

Tristezza umana

L’orologio che prima del sole le cinque batte –
uomini solitari che un oscuro orrore afferra.
Nel giardino serale sussurrano spogli alberi;
il volto del morto si muove alla finestra.

Forse quest’ora si è fermata.
Dinnanzi a occhi foschi notturne immagini illudono
nel ritmo di navi, che sul fiume dondolano;
sul molo un corteo di suore passa al vento.

Sembra sentire i pipistrelli stridere,
nel giardino commettere una bara.
Ossa rilucono tra cadenti mura
e nerastro oscilla là dinnanzi un pazzo.

Un raggio azzurro raggela in nuvole autunnali.
Gli amanti si allacciano nel sonno,
appoggiati ad angelici stellari vanni.
Del nobile le pallide tempie alloro adorna.

Buon compleanno, Giorgio!

 

Amore cerca amore

di Giorgio Stella

alla memoria di Dario Bellezza

Ora che mi lavo la faccia con le mie braccia,
verrà il giorno che non ci saranno più libri.
Di già li vedo, i più piccoli bambini che
vanno verso la scuola di Giuda con tutte le
informazioni nei polsi strette come loro
persi nei paltò al neon classico reo confesso,
le stesse che di lì a poco tempo dopo
dovranno riincidere sulle pietre
e le madri offese dalle troppe faccende domestiche;
il fuoco nella notte, il sole nel giorno e il
pomeriggio inteso come medioevo,
‘gli intellettuali nel medioevo’,
quando la cinese accende le lampade rosse
nel ristoro bianco di piogge
ove si pose chi si rese:
“un sakè Ser, ce ne andremo dalla vita senza destino?”
“Il bar è pieno signore… pieno di quelle luci
al neon che ritagliano all’ombra l’anima,
nostra, amore cerca amore, la storia non importa –
detto ciò, non fa nessuna differenza che tu
sia nata ora o quando bambina piangevi per
essere bambina, figlia mia”.

[da Giorgio Stella, Sterpia, Albatros 2010]

Giorgio Stella. Versi

(+Scarlatta+) – (Giorgio Stella in data 26/04/ 2026.) – al tronco di rose al proprio tribunale io dedico questo mazzo di ombre – ‘POVERA ROSA!’ Quanno pe ncopp’a ll’arbere (…) – Salvatore +Di Giacomo – (SCARLATTA) – l’Europa è un occidente maomettano di Corano assente. .. come l’induismo fosse la Bibbia del romanticismo cattolico – se le corazze di luce potessero gli elmi in scudi! – l’Europa è il bacino occidentale dell’oriente meridionale. … chi vuole di più dal neon di Las Vegas? – noi esseri inumani siamo gli Angeli del Vangelo… Il medioevo della Vergine Maria il Suo Cristo nel lutto di Dio! – un tempo fu diverso, diverso dal tempo medesimo – Nazaret era un bazar di conchiglie e imburrate pannocchie di tonno x le bottiglie, le bottiglie del tronco, col miele a fianco il miele delle betoniere – (una pausa) – Continua a leggere

Remigio Zena

a cura di Giorgio Stella

 

Remigio Zena (1850-1917)



                                      dalle Poesie grigie 

1. L'invito

(Quella sera sull'album)

La sera d'Ognissanti 
venga anche lei da me: 
serviremo in famiglia 
quattro marrons-glacés
e una tazza di thè 
Infilandomi i guanti 
e masticando un sí, 
pieno di maraviglia 
sono rimasto lí
diritto come un I. 
Ha aggrottato le ciglia? 
In fè mia non lo so; 
una nube davanti 
agli occhi mi passò
quando lei se ne andò. 
E ho mangiato in famiglia 
quattro marrons-glacés 
la sera d'Ognissanti... 
Fu un poema per me
quella tazza di thè. 
Sola voi siete la regina mia, 
regina incoronata 
tra le belle e le ricche. 
La vostra corte è tutta poesia
ed io nell'anticamera dorata 
                         sono il fante di picche!

Federico Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

Mare

Il mare
è il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per voler essere la luce.

Povero mare condannato
a eterno movimento,
dopo aver conosciuto la calma del firmamento!

Ma della tua amarezza
ti redense l’amore.
Partoristi Venere pura
e la tua profondità
resto vergine, senza dolore.

Le tue tristezze sono belle,
mare di spasimi gloriosi.
Ma oggi invece di stelle
hai verdi polipi.

Sopporta il tuo dolore,
formidabile Satana.
Cristo ha camminato sulle tue onde,
ed anche Pan.

La stella Venere è
l’armonia del mondo.

Taccia l’Ecclesiaste!
Venere è il profondo
dell’anima…
E l’uomo miserabile
è un angelo caduto.
La terra è il probabile
Paradiso perduto.

Giorgio Stella. Versi

VERENA – Giorgio Stella in data 25/04/2026 – dedicato a nessuno e al tutto questo poemetto. (Eclissi e percezioni, con
donnine di vetro (…) (Franco Tralli.) – la Medaglia Miracolosa nn esiste esiste, Cristo in croce cioè la Medaglia Miracolosa – Sant’Ignazio di LOYOLA diceva, pregando: Disponi di me e delle cose come più Ti piace. – un Angelo uno tra i tanti non votati ai tarocchi si limitò in nessun limite a lievitare le anime infinite – il Santo Spirito è l’anima dello Spirito Santo quindi Dio è Salvo! La creta nn ha paura della seta… Che bel messaggio! Grazie San Michele Arcangelo della boa rossa, dell’arma nutriente di pannocchia e del cocco sulla bilancia nella ceramica della betoniera senza svastica di coralli neutrali al neon delle aragoste – (una pausa) – (un’altra pausa) – Il SANTO CURATO D’ARS raccomandava : ‘Cuore x amarci (…) … In genere o genericamente – la betoniera brucia nella candela del bazar nel museo della cera dove chi possiede un uovo avrà la medaglia dell’ala – il faro ci suggerisce o registra di nn guardare il neon… Possibilissimo! Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. GLORIA! nn di Morrison/Maometto, caduto nella trincea del suo burro parrocchiale di turno, di turno serale, serale nel medesimo turno! – la pannocchia nella betoniera è una forma di ceramica in cera… Ci raccomanda PADRE CHARLES DE CONDREN : O Gesù vivente in Maria (…) .. in effetti l’Europa è Orientale a tutti gli effetti come nel bazar chi nulla prende niente da’, e nn fa’ nulla basta il perdono di tutto il Dono! – il neon ha una plastica facciale come la betoniera il sasso della pietra in fiore quindi VERENA stringi le dita, ma nn le incrociare mai! ——————— nota: nell’ epoca di nessuna epoca c’è l’epoca reciproca alla Croce del Creato appunto dell’epoca mancante – il tronco di miele la clessidra il faro insomma tutti i volti protagonisti sono sciolti dai nodi! (G.S.) #

David Maria Turoldo

 

a cura di Giorgio Stella

Ieri, all’ora nona

Ieri all’ora nona mi dissero:
il Drago è certo, insediato nel centro
del ventre come un re sul trono.
E calmo risposi: bene! Mettiamoci
in orbita: prendiamo finalmente
la giusta misura davanti alle cose;
con serenità facciamo l’elenco:
e l’elenco è veramente breve.

Appena udibile, nel silenzio,
il fruscio delle nostre passioncelle
del quotidiano, uguale
a un crepitare di foglie
sull’erba disseccata.

Rainer Maria Rilke

 

a cura di Giorgio Stella

Pietà

Cosí rivedo i tuoi piedi, Gesú,
ch’erano piedi giovinetti quando
ansiosi li spogliavo e li lavavo;
com’erano confusi in mezzo ai miei capelli,
come bianchi animali selvatici tra spini.

Cosí la prima volta in questa notte amorosa
vedo il tuo corpo che non seppe amore.
Noi non ci coricammo mai vicini
e ora è tempo soltanto di ammirare e vegliare.

Ma vedi, son piagate le tue mani -:
Amato, non da me, non dai miei morsi.
A me sola il tuo cuore doveva esser dischiuso:
ora è aperto ed ognuno vi può entrare.

Ora sei stanco e la tua bocca stanca
non ha voglia della mia che dolora-.
Gesú, Gesú, quando fu la nostra ora?
Ed in che modo strano tutti e due ci perdiamo.

Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

Madrigale

Il mio bacio era una melagrana
profonda ed aperta:
la tua bocca era rosa
di carta.

Lo sfondo un campo di neve.

Le mie mani erano ferri
per le incudini;
il tuo corpo era il tramonto
in un tocco di campane.

Lo sfondo un campo di neve.

Formarono stalattiti
nel trapuntato
teschio azzurro
i miei ti amo.

Lo sfondo un campo di neve.

I miei sogni infantili
si colmarono di muffa,
e il mio salomonico dolore
trapassò la luna.

Lo sfondo un campo di neve.

Adesso grave maestro
in alta scuola,
per il mio amore e i miei sogni
(cavallini senza occhi).

E lo sfondo un campo di neve.

Madrid, ottobre 1920

Ferruccio Masini

a cura di Giorgio Stella

Le città notturne

Le città notturne irriconoscibili nei paludamenti
di pietra ti guardano come se t’attendessero
con l’occhio insonne dei ladri
dal ponte dove si versa il lamento della grondaia
si protendono con i loro capelli di favola
e non sanno possederti neppure nel muggito rossosangue
dei mattatoi che squarcia il mattino
Non sanno perché tu cammini piano sui selciati
tra gli alberi morti nelle inferriate
spiando il raggricciarsi delle foglie
poi si muovono in fretta a piedi nudi
vogliono dirti inseguendo la tua ombra vana
resta ma poco possono offrirti
solo gli anni straziati nel riso stridulo dei lapidari
e l’immagine spenta di chi si curva sopra di te
mentre scrivi e ancora scrivi il nulla
Ah le città notturne con le loro giostre immobili
le altalene accecate gli aquiloni lacerati sui pioppi
come vorrebbero stringere le tue confessioni
nel fuoco autunnale dell’edera sulle antiche mura
ma il loro canto è andato lontano con le allodole
e vanamente sui davanzali azzurri
sogna febbre di tigli l’amore d’un piccolo cielo

Giuliano Mesa

a cura di Giorgio Stella

“Piangi? Alla tua età? Per un paio di merli?
Dammi retta! lo sono un gatto pratico,
non perdo tempo in chiacchiere
(infatti, i tuoi merli: neanche il tempo di fiatare!)
… be’, e adesso perché ridi?
O piangi o ridi, se no mi confondo: io sono un gatto pratico!».
“E smettila! Chi credi di ingannare? Un gatto pratico!
Se tu lo fossi, lo sapresti che non puoi parlare!».

«Be’, sì, però… «Però che cosa?». «Se mi concedi un’altra strofa…”
“Ormai, l’hai cominciata…» «Però i tuoi merli erano proprio buoni!».
“Ah sì? Prova a mangiare solo merli parlanti,
e vedi quanto ca?p?!». «??mpo, campo…
Allora non lo sai che i merli parlano davvero?
A dire il vero, sono anche un po’ scoccianti:
ascoltano, ripetono: sempre a rifarti il verso!».
“Ma tu di quali merli stai parlando?».
“Io? lo sono un gatto pratico! I gatti non parlano!».