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Milo De Angelis

 

a cura di Giorgio Stella

L’ago del ritorno

Tornano, vedi, ricomposte le visioni
sono la prima e la penultima, i buoni
tramonti di ogni cosa, di ogni cosa:
riposa nell’unica durata, nel battito
delle tangenziali e della mente,
nel centro del buio, un’antica rima
mescolata alla vita, un calice sparso
sul catrame e, ancora prima, il sacro
rottame di ogni cosa: perciò riposa,
ti supplico, riposa in questa quiete
di fanali, interrompi il soprassalto,
sono dolci le mezze luci dei piazzali
sono queste, guarda, sono assorte
e tu accettala, la tua unica, la tua
gentile, lentissima morte.

Milo De Angelis

di Giorgio Stella

Stansa

L’istà a l’era ancur nen finija. Na vidua l’andava al simiteri. Al crus criavu cme ‘n gat
“Fradé dal gulfin da giuvu, vöj nen andà da sula
‘n tal post ch’aj’ ò pagüra: t’at capì… staseira
t’aspècc a cà… staseira”.
La ment girulava ‘nt al trenu. Altri doni
ai purtavu la corda par muntà ansümma o calà giü.
“A man viz ben ‘d la so facia, sniura: j’öcc celest
ad cul fazàn in agunija
an Chilla j’arsuscitu ciarissimi.”

Camera

L’estate non era finita. Una vedova / andava al cimitero. Le croci gridavano come gatti. / “Fratello dal golf da ragazzo, non voglio andare sola / nel luogo dove ho paura: tu hai capito… stasera / ti aspetto a casa mia… stasera.” / La mente vagava nel treno. Altre donne / portavano la corda per salire o scendere. / “Ricordo bene il suo viso, signora: gli occhi azzurri / di quel fagiano agonizzante / in lei risuscitano chiarissimi.”

Giovanni IBELLO, Dialoghi con Amin. Recensione di Antonio Fiori

Giovanni Ibello
Dialoghi con Amin
Crocetti, 2022

Introduzione di Milo De Angelis

 


“Il poeta più antico dei nostri giovani poeti”, così definisce Milo de Angelis il nostro
Giovanni Ibello, che ha qui ripreso – e disteso – la breve silloge dal titolo omonimo, edita
nel 2018 quale vincitrice del Premio Città di Fiumicino (all’originale unica sezione di dodici
poesie, ridenominata
Yucatan, si aggiungono – fino a rendere la silloge poematica –
Teorema dei roghi, Be aware of God e Luce cariata dall’avvenire). Nella sua mirabile
introduzione, de Angelis parla di “grande e originale poema notturno” che ci prepara ad
una “pura attesa senza oggetto”, e ci segnala il silenzio come “uno dei protagonisti di
questo libro splendido e irripetibile”.
La voce che tiene il filo del dialogo e del racconto è quella di Giovanni, che non è solo
voce autoriale ma è anche voce rimodulata del Giovanni dell’Apocalisse, peraltro
irriconoscibile in queste nuove e lapidarie asserzioni; egli infatti non solo non crede che
stiamo per rinascere e non ha mai chiesto di essere amato ma contesta Dio radicalmente:
Dichiaro guerra al Cielo, afferma. Giovanni è l’interlocutore di Amin, che invece non ha mai
vissuto bensì solo sognato la vita:
Io sono Amin,/ colui che restò nel noncanto. Amin è
libero perché non può morire, perché non è mai nato, perché può sognare soltanto:
Hai
sognato/ lo scisma dei santi,/ il mistero della cernia ermafrodita./ Hai sognato/ la vergine
delle dune/ e aceto per le antilopi erranti.
I dialoghi condurranno infine al silenzio, alla presa d’atto non tanto dell’insufficienza quanto
dell’inutilità della parola, sia perché inascoltata sia perché è tramontato ormai il tempo
delle parabole e delle profezie (
Di quello che sognavi veramente/ non resta che un
silenzio siderale/ una lenta recessione delle stelle
). Al silenzio si arriva però anche perché
si passa con lucidità in rassegna il tema della morte, il suo senso introvabile e i suoi
strascichi: è la morte che toglie di bocca ogni parola. Trovo emblematico, in tale percorso,
l’omaggio a Maradona nelle quattro poesie poste sotto il titolo
25 novembre, questa la
prima:
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VOCI. “Guerra di trincea” di Milo De Angelis

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso da “Guerra di trincea” di Milo De Angelis in Incontri e agguati (Mondadori, 2015)


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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Dove trovare le letture di VOCI a cura di Francesco Sasso:

 

 


 

I poeti di trent’anni esordiscono su Poesia, di Antonio FIORI

 

La nuova rubrica di Milo De Angelis apre con Giovanni Ibello

 


Pur apprezzando anche la nuova versione bimestrale della storica rivista ‘Poesia’, mi
chiedevo quanto potesse resistere una rivista letteraria senza rubriche e stabili centri
d’interesse. Continua a leggere

Amore e risata cosmica in Annamaria Ferramosca

di Giovanna Menegus

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dorme la mia bambina delle meraviglie
ancora irrubata dal mondo
intatta nel suo pianeta

Siccome su Andare per salti è stato già scritto moltissimo, con questa mia lettura anziché dar conto del libro nella sua interezza e nei suoi temi dichiarati mi prenderò la libertà di segnalare alcuni motivi al suo interno, alcuni testi specifici che hanno attratto la mia attenzione.
Prima però voglio ricordare un elemento formale evidente e significativo. Nel solco di Cummings, Continua a leggere

Vivalascuola. Bellezza tra parole non perfette

“Insegno in un carcere, tra detenuti che hanno alle spalle storie diverse, ma che sono buoni ascoltatori di poesia. In carcere la buona novella si diffonde meglio che nei rumorosi licei milanesi dove tutto si fa tranne che ascoltare. E’ un luogo di estrema libertà, dove non ci sono ingerenze ministeriali e c’è un rapporto frontale, personale con l’essere umano e con la sua voglia di redenzione. Naturalmente in prigione ci sono anche gli inguaribili, non bisogna idealizzare i carcerati. Ma per quelli che sono incamminati verso l’espiazione e la purificazione di sé la poesia è uno strumento” (Milo De Angelis, qui)

La poesia in carcere
Intervista a Maddalena Capalbi di Nadia Agustoni

Maddalena Capalbi tiene da cinque anni un laboratorio di poesia nella Seconda Casa di Reclusione di Bollate. Un laboratorio che vede ogni anno aumentare la presenza dei detenuti e il loro interesse verso la scrittura poetica. Continua a leggere

IL PARLAR FRANCO. Recensione di Marco SCALABRINO

“Per anni sono andato in giro con il registratore o un taccuino in tasca, e quando sentivo qualcuno parlare in dialetto mi avvicinavo, gli facevo delle domande, mi mettevo a chiacchierare, e poi a casa trascrivevo tutto, mettendolo in poesia.” Così Franco Loi in un’intervista rilasciata a Luigi Mascheroni del maggio 2007.

Un nuovo numero de IL PARLAR FRANCO, la Rivista di cultura dialettale e critica letteraria, edita da Pazzini Stampatore Editore in Verucchio (RN), www.pazzinieditore.it. Un numero, il 10 del Marzo 2011, sottotitolato AL TRAGUARDO DEGLI OTTANT’ANNI, interamente dedicato a FRANCO LOI. Un numero prezioso, sia nella accuratissima veste grafica, che consegna in copertina una bella foto in bianco e nero del Poeta, sia nelle fitte righe delle oltre centottanta pagine, che ne costituiscono di fatto una monografia. Continua a leggere

Milo De Angelis

da Tema dell’addio

a Giovanna

Vedremo domenica

*

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome. Continua a leggere