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Roberto Carifi

 

a cura di Giorgio Stella

Tra questi anni

Alcuni si amano, con una manciata
di secoli davanti alla fronte
e questa cosa distrutta dalle luci
è tutto il mondo, tutto. Sentite,
scavano sempre nel medesimo punto
con una furia lenta, qualcosa
che li divora e non avranno un resto
tra questi anni che non corrono,
non ora che la dèa delle domeniche
ha già baciato ogni panchina,
e non può fare altro

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

15.

Quando svanivi, Giovanni quella casa dava sul bosco
quante domeniche correndo alla paura
stringeva l’orso, il soldatino, veniva il pianto
che gennaio conduce, debole luce che s’inginocchia
il giorno sul suo pallore… vedessi le anime dei santi
piccole fiamme costeggiavano il ponte, come svanivi
l’ombra dei tuoi capelli sul nostro viso
non c’è sorriso per l’infanzia muta, Giovanni
padre che morto ti veleggia il tempo

Roberto Carifi

Screenshot

a cura di Giorgio Stella

Ringraziamento

Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l’orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
ormai di chi devasta.
Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei la madre,
con voi che la fame ha dissanguato.
Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosí sia.

Il figlio, Jaca Book, Milano 1995, p. 56.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Il silenzio dei fiumi ha un inizio invisibile,
è la piena che non sembra ed è da sempre,
vanno verso il mare con la muta origine,
con i grandi ormeggi che hanno i marinai.
Sulla spiaggia che la pioggia confonde con l’acqua
è l’uomo che somiglia a un capitano,
tiene la dritta e dice poche parole,
ha un suono simile alla preghiera, le mani giunte,
si rivolge al silenzio dei fiumi e del mare,
raggiungerà la cima più alta del Tibet.

Il commento dell’autore

Una volta, dopo l’ictus, ho incominciato a pensare che del mio corpo non fosse rimasto più nulla, ma nel momento in cui pensavo questo la parola e lo spirito prendevano il suo posto. Allora le poesie che ho scritto dopo appartenevano a un’altra dimensione, quella dello spirito e della parola, e «non ci sarà patimento in tutto questo».

[da “Jesus”, a cura di Daniele Piccini]

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

*Sbarco

Dove giacciono accanto l’anima e il verme
tu, l’esiliata, porgi il tuo occhio
scendi da quel rottame con i figli in braccio
Porgi ciò che non hai,
dona il nulla del tuo passato
a chi non capisce il male serbato nella messe,
a chi guarda crescere la vite
e sarà vendemmiato di vergogna.
Scendi con la tua ferita,
abbandona lo sguardo al cieco che non vede
nella tua nostalgia il tuo esilio,
mostra nel tuo viaggio senza meta
l’estremo tramonto occidentale.

Roberto Carifi
*da Europa, Jaka book, Milano, 1999, pag. 66.

Roberto Carifi

 

a cura di Giorgio Stella

La luce declina ma durano le cose
trascorro gli anni vicino al lume
perché un angelo ama le luci basse
e va dagli esiliati
è scritta, dice, sopra un lenzuolo sporco
la pena da scontare,
l’ora già dichiarata
prima che venga un legno a benedire
e ti perdoni una testa pendente
un’ombra incoronata
se amerai sotto le rosse mura,
dice l’angelo e la luce
è una coperta bianca sul mio letto.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Verso una gioia solenne

La mano che li contiene è sola
buona e implacabile
come una dèa bambina mentre le dice,
in una lingua nordica,
che tutto è già accaduto
e non c’è altro, nient’altro
che la panchina, quella rovina
cieca di chi vince.
Non c’è altro, vedi, chi ama
sbriciolato dal destino
sa che la solitudine è questa calma
sanguinante,
l’inno che lacera i cortili.
Ora un’occhiata fredda fulminerà
il viale, ascolta
strappano questa stanza
verso una gioia solenne,
e le parole esatte
hanno un vento guerriero
dalla loro parte: nessuno,
dico, nessuno
le ha mai sconfitte

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Le cose non dimenticano,
hanno troppa memoria.
Si rammenta di noi questa finestra
che un tempo, chiusa, proteggeva
i nostri corpi, lasciava passare
uno spiraglio che ti baciava il viso.
Chi sa se vedeva la minaccia,
chi sa se piange la finestra!
Ma noi duriamo, nelle cose.
E parlano, ragionano di noi,
specialmente se si accende un lume
e lo porta una mano misteriosa.
Chi sa se piangono le cose,
se questo freddo è la loro nostalgia.
Ricordi, stanza, come l’aspettavamo?
E tu, quaderno consumato, e voi,
finestra, porta, sedia con le sue forme,
terrazzo che mi somigli, cosí sospeso,
avete atteso invano il suo ritorno?

*

Eccola qui la casa, vedi,
l’angelo è venuto anche stanotte,
la creatura che mi mostrò, ragazzo, il mio destino
nelle foglie secche, nei ponti abbandonati,
nelle passanti curve in un dolore ignoto.
Presto sarò piegato come un giunco,
inginocchiato pregherò da solo,
nelle mie ore che il tempo ha disertato
rammenterò che solo tu mi amavi

Roberto Carifi

Screenshot

a cura di Giorgio Stella

Sarò chi benedice
e non ha che la parola
abbandonata e nuda Il separato,
grano di questa casa,
figlio del muto sorvegliante
Chi benedice porte e mura
e va nel rischio del suo dono
Sarò ogni morto e ombra
dentro di me bruciando il sangue umano,
carne di luce estrema
finchè dell’essere rimanga
la fiamma inestinguibile.

Ringraziamento

Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l’orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
orma di chi devasta.
Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei madre,
con voi che la fame ha dissanguato.
Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosí sia.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Simulacri

Ein jeder Engel ist schrecklich
R.M. Rilke

carnet d’incauti appuntamenti
la trova assente come
di lusso e miseria la vide figlio
eccitato e regredito la
consumò e rimase
quando di stucco l’altro (benché impossibile)
rispose (amico finché la membrana vischiosa)

tra angelo e bestia stanco dis
seminare mancanze crudele e bianco
di notti bianco biancore abiterò
mistico e poeta gridando
la la lalangue è questo
peregrinare angelico

amore di doppio corpo amore di
corpo di doppio al mercato
del bimbo stupendo amore di bête
amore bêtise:
Lamore l’azzurro sacrale di Uno
l’icona di marmo
lamur

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Dopo Auschwitz nessuno abita più
           e non è casa
quella che fu la casa del liutaio 
ma la gola cariata della mente 
e la memoria agisce gelida di notte, 
illumina a giorno il sonno del liutaio, 
la cenere del liuto ancora calda, 
e nella veglia il cuore del liutaio, 
e nella veglia illuminata a giorno 
       la cenere di un cuore, 
nessuno dopo Auschwitz abita più 
e non è casa la casa di nessuno.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Di me non resta più niente, il Nirvana
o la morte, volerò oppure starò fermo
è la fine compiuta, l’estinzione
non avrò più un antro segreto
dove passare le estati, immobile
dietro la porta, i pochi amici
se ne saranno andati e dietro la porta
mi rifugerò dai pochi passanti ignoti
nulla mi ricorderà il presente
sarò per sempre andato.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Ritorno

Scendono verso casa
piaghe che grondano campane
e lini insanguinati,
dopo l’esilio incontro alla pianura
un tempo abitata con i figli,
ora deserta nella neve,
scendono fino ai lazzeretti,
pregano in un sudario
per la pelle malata del fratello
dietro grandi finestre
nel vento che sbatte notte e giorno,
a questo inferno che l’anima capisce
nutriti da un lungo sentiero
nell’ombra inorridita e fredda,
loro lo sanno che stupore afferra
cuori rapiti a un Golgota improvviso.

*

I figli

Perché non durano le madri
e i figli sono un transito muto
ponti, contrade che hanno solo vento,
i figli durano fino alle madri
e poi trascorrono, si scolorisce
in loro questa parola semplice,
la vita, nella penombra
dove saranno allontanati.
Perché si perde il viso delle madri,
il viso dura fino al cuore dei figli
dopo non batte, non respirano
hanno quell’invisibile nel cuore,
i figli.
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Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

L’amore

L’amante vede nell’amato ciò che l’amore gli fa vedere. L’amore è uno sguardo che chiede di essere guardato, la schiusura che nell’ombra dell’uno e dell’altro lascia entrare la luce dei loro sguardi. La neutralità dell’amore, come ci viene descritta da Plotino, è l’Altro che chiama l’amante verso l’amato, che li rende aperti l’uno per l’altro. Non si riceve il dono che abbandonandosi al movimento che l’avvicina, nel vuoto misterioso ancora colmabile dall’amore. L’amato partecipa della neutralità dell’amore, è per questa sua appartenenza che lo mantiene al di là di ogni misura che può avvicinarsi con i tratti dell’amato, entrare in quell’apertura a cui l’amante è sospeso nella sua attesa. Nessuna ferita verrà risanata, nessun vuoto verrà colmato se non per riaprire di nuovo il vuoto e la ferita che irradiano sopra il volto dell’altro una penombra, l’ombra di una carezza che lo tiene nella luce segreta dell’amore. L’amore è una pienezza che reinventa il vuoto, un fiume che scorre verso la povertà della sorgente.

Lirico terapia. Roberto Carifi

La senti, la puoi sentire
ora che a mezzogiorno si spezza la ciminiera
e nei cantieri un popolo di terra è devastato,
la sentirai più prossima del lume
quando si abbassa sulle tempie ed è la morte
e tu non sai che ritornare nel ventre di tua madre,
prendi per questa via che non conduce
ora che a mezzogiorno il sole è una vendetta
e la memoria secca come fango,
avanzerai dove non c’è cammino
e la miseria splende.

(da Europa, Jaca Book, 1999)