
a cura di Giorgio Stella
Le cose non dimenticano,
hanno troppa memoria.
Si rammenta di noi questa finestra
che un tempo, chiusa, proteggeva
i nostri corpi, lasciava passare
uno spiraglio che ti baciava il viso.
Chi sa se vedeva la minaccia,
chi sa se piange la finestra!
Ma noi duriamo, nelle cose.
E parlano, ragionano di noi,
specialmente se si accende un lume
e lo porta una mano misteriosa.
Chi sa se piangono le cose,
se questo freddo è la loro nostalgia.
Ricordi, stanza, come l’aspettavamo?
E tu, quaderno consumato, e voi,
finestra, porta, sedia con le sue forme,
terrazzo che mi somigli, cosí sospeso,
avete atteso invano il suo ritorno?
*
Eccola qui la casa, vedi,
l’angelo è venuto anche stanotte,
la creatura che mi mostrò, ragazzo, il mio destino
nelle foglie secche, nei ponti abbandonati,
nelle passanti curve in un dolore ignoto.
Presto sarò piegato come un giunco,
inginocchiato pregherò da solo,
nelle mie ore che il tempo ha disertato
rammenterò che solo tu mi amavi