Poesie tratte da Enrico Fraccacreta, L’autunno dietro di noi (Passigli, 2026)
Sembra indeciso l’autunno
certe foglie si muovono per pochi istanti
forse per un refolo sottile di vento
o il peso mancato di una goccia stillata
tutto sembra fermo e tutto è in movimento.
Microbi carpentieri liberi
popolo basso della terra
hanno il loro daffare nella costruzione
della catena glucosidica.
Ma in certe famiglie di batteri evoluti
s’annidano problemi con figli svogliati
questi abbandonano le radici dei trifogli
non vogliono più fissare l’azoto
cedono alle illusioni del potassio
lasciano i simbionti e vanno a spasso coi saprofiti
anche i piccoli fantasmi del suolo contestano i padri
i vecchi quando urlano nei glomeruli delle case
che il potassio non serve alla terra.
Diritti e false emancipazioni sconvolgono tutti
in questo microcaos lady xantofilla si crede una gran diva
con tutti i cloroplasti che le ronzano intorno
si permette di criticare spesso le cellule delle ninfee
per via della loro vita superficiale
mentre alcuni nipoti di zia clorofilla
si ritengono superiori a chiunque
dacché dalla loro stessa famiglia esplose
l’origine della vita.
*
In realtà era un autunno molto vecchio
noi eravamo piccolissimi
la nostra casa stava su un prato di muschio
appoggiata sopra al colletto principale
di una sughera maestosa.
Le donne grandi come maggiolini d’oro
uscivano al crepuscolo con le stelle sulle mani
lavavano i panni al rivolo d’acqua dopo la pioggia
e le stelle brillavano e s’ingrandivano
noi ragazzi costruivamo ponti coi rametti di sughero
dove misuravo la distanza
di quel che mio padre voleva da me
quello che non avevo capito di lui
e barchette di sughero per arrivare
alla radura della propria stupida libertà
e misurarne la superficie
e tutto quello che non riuscimmo a fare.
*
Nel primo autunno
quello all’inizio del creato
sulla terra già si mormorava
degli alberi ammalati quasi improvvisamente
le foglie che cambiavano il colore
l’ibisco diventato scheletrico
d’un tratto con la bellezza persa
senza più vanità e certezza
gli olmi dritti ed eleganti a primavera
scoprirono le gobbe dei vecchi incerti
senza più i tatuaggi delle rampicanti selvatiche.
L’aria di cristallo riflesse
il grigio ferro del cielo
portando la notizia sulla superficie dei vuoti
e delle atmosfere a spasso per le galassie:
la natura ha peccato!
Gli uomini in giro nei boschi lo sanno
con questa strana stagione ci sarà poco da nascondersi
piccoli regnanti del nulla
la steppa cresce gelata sul giardino originario
un pomeriggio qualsiasi una clava stillo? sangue
e nacquero i giorni che non dovevano esserci.

