20 righe (per niente facili)

 

di Pasquale Vitagliano

Viviamo in un mondo dolente. Sempre più di frequente la poesia ne è il resoconto, il diario di bordo. Moenia di Pietro Romano (ilglomerulodisale, 2026) ne è un conferma. Ci dice anche qualcosa in più, che la poesia non sta mai fuori le mura. Sta sempre dentro le cose, impastata col dolore, generatrice di grazia. Le due sezioni delimitano due stanze al centro di universi di coazione come l’ospedale e il carcere. Eppure, malgrado la lezione di Michel Foucault, o anche grazie ad essa, Romano ci testimonia che anche questi mondi possono essere abitati, nella loro natura di soglie lasciano sempre una via d’uscita. Le mura separano, ma anche custodiscono, curano, danno eco alla voce. La poesia è un panottico rovesciato, guarda la realtà in tutte le sue dimensioni, anche quelle più nascoste. Apre tutte le porte chiuse, rompe i recinti, contagia tutte le istituzioni totali e totalizzanti. Indugia sul davanzale l’ortensia./ Non sa se rifiorire. L’ospedale:/ un corpo da sfamare, scritture/d’inverno da seppellire.

Nel corso di questa escursione, Romano non cede mai sotto il peso semantico ed etico. Conserva una postura rispettosa e discreta. Rifiuta tanto l’effusione confessionale quanto la distanza oggettivante, e tiene il dettato in una sospensione che è, prima ancora che scelta stilistica,  etica. Anche quando, passando dalle corsie ospedaliere al carcere, il contesto sociale assume centralità. Conosciamo i volti e i nomi dei detenuti senza alcun pietismo. Come ha sottolineato Isabella Bignozzi, alla maniera di Emmanuel Lévinas, quando incrociamo i volti dei nostri simili ne cogliamo l’anima senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Trent’anni di carcere, cinquantuno prigioni. Chiedi/ se le anime abbiano un tempo, se quella/ di tuo padre adesso riposi tra la legna/ bagnata degli orti o in un abito stirato a festa,/ in un’altra luce.

Moenia non promette salvezza. E’ un libro profondamente spirituale perché pratica attraverso la poesia un offertorio in cui dolore e costrizione si tramutano in grazia e liberazione.

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