Ritorno
Scendono verso casa
piaghe che grondano campane
e lini insanguinati,
dopo l’esilio incontro alla pianura
un tempo abitata con i figli,
ora deserta nella neve,
scendono fino ai lazzeretti,
pregano in un sudario
per la pelle malata del fratello
dietro grandi finestre
nel vento che sbatte notte e giorno,
a questo inferno che l’anima capisce
nutriti da un lungo sentiero
nell’ombra inorridita e fredda,
loro lo sanno che stupore afferra
cuori rapiti a un Golgota improvviso.
*
I figli
Perché non durano le madri
e i figli sono un transito muto
ponti, contrade che hanno solo vento,
i figli durano fino alle madri
e poi trascorrono, si scolorisce
in loro questa parola semplice,
la vita, nella penombra
dove saranno allontanati.
Perché si perde il viso delle madri,
il viso dura fino al cuore dei figli
dopo non batte, non respirano
hanno quell’invisibile nel cuore,
i figli.
*
Padre Nostro
Padre,
padre la colpa fiorisce dove secca il seme
tu sei quel male che ho visto nelle case
nella luce che separa il desco,
nella voce che non ama:
sia fatta la tua volontà
in questo esilio,
nell’ombra che sorveglio
e sangue sarà chiamato il frutto
grazie per la preghiera che mi acceca,
per le ginocchia devastate.
*
A occidente
A occidente affondano le navi. Quando?
È giusta la voce che racconta il nulla?
scintillano, a volte, ma non è sole
piuttosto un fuoco, un fuocherello acceso nella notte.
Accade a occidente,
soltanto a occidente se danno l’ordine le mani
e comanda il gesto spaventoso.
È ora di scendere, degradare laggiù,
verso le nebbie, arrancare se occorre
come morti che cercano l’uscita:
questi sono gli ordini, poi basta.
È neve la donna che saluta i marinai,
si scioglierà dietro l’angolo,
si annullerà in segreto,
quando si accende la brace dei ricordi
a occidente è perduto chi non salpa.

