Fra le righe degli altri: Carlo Miccio

Ho conosciuto Carlo Miccio sulla carta, poco più di quindici anni fa. Avevo letto un suo racconto, in uscita per la rivista Toilet e lo avevo trovato molto profondo e interessante, nello stile e nei temi. Carlo ha continuato a scrivere, ha pubblicato tre romanzi e tanti racconti. Creativo digitale, ha all’attivo mostre e opere d’arte, uno spettacolo teatrale nel cassetto e una performance ispirata al suo penultimo libro (che vi consiglio di leggere, La trappola del fuorigioco) che vorrebbe portare in giro per l’Italia.
Come tutti i bravi scrittori, è un grande lettore, e lo racconta in questa intervista.

Ricordi il primo libro che hai incontrato?
Robinson Crusoe. Ma quello che forse ha avuto l’impatto maggiore è stato il secondo, Zanna Bianca. Fu un regalo di Natale, durante il quale arrivò in casa nostra anche un cucciolo di pastore tedesco dal pelo nerissimo, che venne chiamato Jolly. I primi capitoli ce li lesse (a me e mio fratello) a voce alta mio padre, mentre questo cucciolo di cane-lupo girava tra le poltrone e noi ascoltavamo il racconto di Jack London osservando lui che annusava tutto il salotto. Poi, siccome mio padre non trovava mai tempo per leggerci il resto, me lo sono divorato da solo, sempre accompagnando ogni passaggio “etologico” del libro con l’osservazione del cucciolo di lupo che si aggirava per casa nostra. In ogni caso, credo che Kika, la madre di Zanna Bianca, sia il primo personaggio letterario che ho visceralmente amato e verso cui ho provato quel senso d’identificazione che i lettori spesso costruiscono con gli attori delle storie che leggono.

Che lettore eri da bambino, ragazzo?
Curioso. Nel senso che leggere mi piaceva, anche perché mi garantiva dei momenti di assoluta solitudine in cui sentivo già da allora il potenziale di una crescita interna, di una migliore comprensione di me stesso e del mondo intorno – a cominciare dai cani. Per cui leggevo di tutto, grazie anche al fatto che mia madre incoraggiava quest’abitudine comprandomi un sacco di libri. Salgari penso di averlo letto tutto, in primis la saga di Sandokan, mentre non mi sono mai entusiasmato con Verne – e non so dire perché, credo sia per una questione di stile narrativo. Leggevo anche fumetti a mucchi: Topolino, ma anche altre cose tipo Geppo il diavolo, Tiramolla e Nonna Abelarda. E poi tantissima stampa calcistica: ogni lunedì compravo la Gazzetta dello Sport e me la leggevo dalla prima all’ultima riga, fino alla cronaca delle partite di Serie D (ricordo le dita tutte sporche d’inchiostro alla fine) e poi il Guerin Sportivo settimanale, cioè la Bibbia.

Che lettore sei? Cosa ti appassiona?
Sempre curioso come da bambino, credo. Solo che non sento più l’obbligo di proseguire un libro che non mi piace, come invece facevo una volta. Leggo narrativa, tanta, perché credo che la finzione raccontata bene aiuti a comprendere la realtà meglio di qualsiasi cosa. Leggo saggi di genere per lo più storico, politico e sociologico, e consumo una certa quantità di letteratura calcistica, anche lì spaziando dai romanzi a libri che trattano le dimensioni più politiche e sociali del calcio. Le biografie no, mi annoiano enormemente, a meno che non si tratti di calciatori della Fiorentina.

Consiglia un libro.
Il ponte, di Vitaliano Trevisan. L’ho riletto la scorsa estate e sono rimasto di nuovo stupefatto dalla bellezza e dalla precisione della sua scrittura, per la quale credo che il termine “letteratura” non sia affatto esagerato.

 Cosa non vorresti mai trovare in un romanzo?
Spiegazioni. Quando mi trovo davanti a un autore o un’autrice che sente il bisogno di spiegarmi perché un certo personaggio agisce in un certo modo io mi sento trattato da imbecille, come lettore, e in genere fatico a continuare la lettura. E poi la prosa ad effetto, l’eccesso di enfasi e di sentimenti, le persone che scrivono per stupire chi legge e che sono sempre alla disperata ricerca dell’effetto linguistico o della frase toccante. 

Quando hai capito che saresti passato dall’altra parte, da lettore a scrittore? Ricordi un momento, un evento in particolare?
Non è stato un momento, ma un incontro, con una persona che questo passaggio l’aveva già fatto e mi ha incoraggiato a provarci. E, anche per questo, sarò per sempre grato a Francesca Melandri, e alle circostanze della vita che me l’hanno fatta conoscere.

 Stai scrivendo in questo periodo? Puoi spoilerare qualcosa?
Ho passato l’estate a correggere le bozze di un nuovo libro, sul calcio. S’intitola Il sutra del pallone di cuoio, è uscito a novembre per Rogas edizioni, in una collana chiamata Mané che si occupa di sport nelle sue declinazioni bibliofile. È una cosa molto diversa dai miei precedenti lavori, perché nasce come idea per uno spettacolo teatrale, di cui esiste anche una bozza avanzata, ma che al momento non si è riuscito a realizzare. L’idea nel cassetto però nel frattempo è cresciuta, e siccome produrre uno spettacolo richiede il lavoro di tante persone mentre scrivere un libro quantomeno puoi farlo da solo – quando e come vuoi – il libro alla fine è arrivato prima della messa in scena. Su di cui, però, non ho perso le speranze che un giorno possa diventare cosa vera e viva.
E poi sto lavorando a un adattamento scenico del mio primo libro, La trappola del fuorigioco (Alpha Beta Verlag 2017): il racconto dell’intero romanzo in circa un’ora, con letture scelte e sintetiche spiegazioni dei momenti di raccordo tra un brano e l’altro. Il tutto accompagnato con musica da me alterata e rimaneggiata, in una sorta di djset in modalità decisamente lo-fi: da solo sul palco mi alterno tra mixer, computer e microfono cercando di restituire l’atmosfera e le principali linee narrative del romanzo. La data “zero” è stata il 17 ottobre, in occasione dell’inSania fest, un festival di contronarrazioni della follia – ed è andata molto bene, per cui spero di portarlo molto presto in giro per l’Italia, in ogni luogo dove sono bene accetti discorsi sulla salute mentale. Che è per l’appunto l’argomento del romanzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *