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Federico Garcìa Lorca
a cura di Giorgio Stella
L’ombra della mia anima
L’ombra della mia anima
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri
e di parole.
L’ombra della mia anima!
Sono giunto alla linea dove ha termine
la nostalgia,
e la goccia di pianto si muta
in alabastro di spirito.
(L’ombra della mia anima!)
Il nodo del dolore
si scioglie,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra
del mio vecchio mezzogiorno
di sguardi.
Un labirinto oscuro
di stelle affumicate
confonde il mio sogno
che è come illanguidito.
L’ombra della mia anima!
E un’allucinazione
dispone gli sguardi.
Vedo dissolversi
la parola amore.
Usignolo mio!
Usignolo! Ancora canti?
Madrid, dicembre 1919
Federico Garcìa Lorca
Federico Garcìa Lorca
a cura di Giorgio Stella
Mare
Il mare
è il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per voler essere la luce.
Povero mare condannato
a eterno movimento,
dopo aver conosciuto la calma del firmamento!
Ma della tua amarezza
ti redense l’amore.
Partoristi Venere pura
e la tua profondità
resto vergine, senza dolore.
Le tue tristezze sono belle,
mare di spasimi gloriosi.
Ma oggi invece di stelle
hai verdi polipi.
Sopporta il tuo dolore,
formidabile Satana.
Cristo ha camminato sulle tue onde,
ed anche Pan.
La stella Venere è
l’armonia del mondo.
Taccia l’Ecclesiaste!
Venere è il profondo
dell’anima…
E l’uomo miserabile
è un angelo caduto.
La terra è il probabile
Paradiso perduto.
Garcìa Lorca
a cura di Giorgio Stella
Madrigale
Il mio bacio era una melagrana
profonda ed aperta:
la tua bocca era rosa
di carta.
Lo sfondo un campo di neve.
Le mie mani erano ferri
per le incudini;
il tuo corpo era il tramonto
in un tocco di campane.
Lo sfondo un campo di neve.
Formarono stalattiti
nel trapuntato
teschio azzurro
i miei ti amo.
Lo sfondo un campo di neve.
I miei sogni infantili
si colmarono di muffa,
e il mio salomonico dolore
trapassò la luna.
Lo sfondo un campo di neve.
Adesso grave maestro
in alta scuola,
per il mio amore e i miei sogni
(cavallini senza occhi).
E lo sfondo un campo di neve.
Madrid, ottobre 1920
Federico Garcìa Lorca
a cura di Giorgio Stella
Sogno
Il mio cuore riposa presso la fonte fredda.
(Disponi i tuoi fili,
ragno dell’oblio.)
L’acqua della fonte gli confidava la sua canzone.
(Disponi i tuoi fili,
ragno dell’oblio.)
Il mio cuore accorto le confidava i suoi amori.
(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)
L’acqua della fonte lo ascoltava malinconica.
(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)
Il mio cuore scivola sopra la fonte fredda.
(Mani bianche, lontane,
frenate le acque.)
E l’acqua lo porta via con sé cantando allegramente.
(Mani bianche, lontane,
nulla resta nelle acque!)
Maggio 1919
Garcìa Lorca
a cura di Giorgio Stella
Teorias
Canzone delle sette donzelle
(Teoria dell’arcobaleno)
Cantano le sette
donzelle.
(Sopra il cielo un arco
di esempi d’occaso).
Anima con sette voci
le sette donzelle.
(Nell’aria bianca
sette lunghi uccelli).
Muoiono le sette donzelle.
(Perché non sono state nove?
Perché non venti?)
Il fiume le trasporta,
nessuno le può vedere.
Garcia Lorca
Ninnananna per Rosalia De Castro, morta
Alzati, amica mia
che già cantano i galli del giorno!
Alzati, amata mia
perché il vento muggisce come una vacca.
Gli aratri vanno e vengono
da Santiago a Belén.
Da Belén a Santiago
un angelo venne in una barca.
Una barca d’argento fino
che portava il dolore di Galizia.
Galizia distesa e quieta
affranta sotto l’erba triste.
Erba che copre il tuo letto
e la fonte nera dei tuoi capelli.
Capelli che arrivano al mare
dove le nubi hanno il loro nido di colombe.
Alzati, amica mia
che già cantano i galli del giorno!
Alzati, amata mia
perché il vento muggisce come una vacca.
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 33
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 32
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcìa Lorca. 31
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcìa Lorca. 30
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcìa Lorca. 29
Lorca, “Romancero Gitano”, traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi

Introduzione di Fabrizio Centofanti
Il pomeriggio che Riccardo Ferrazzi mi ha proposto di introdurre la sua perfetta traduzione del Romancero gitano ho pensato immediatamente di declinare l’invito. Di Lorca, per me, non si può scrivere, solo leggere o ascoltare. È una lingua di altri mondi, una musica librata al di sopra delle teste, qualcosa che si prova a inseguire, ma non si riesce ad afferrare: come i gitani, perseguitati e disprezzati per l’assenza di stabilità e di patria, pericolosi come profeti e poeti, come Lorca, non a caso fucilato a Viznar, nell’amata Andalusia, vicino a un ulivo, insieme a due toreri e un insegnante. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Federico García Lorca. 28
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 27
Lirico terapia. Federico Garcia Lorca.
Questo è il prologo
Vorrei lasciare in questo libro
tutto il mio cuore.
Questo libro che ha visto
con me i paesaggi
e vissuto ore sante.
Che pena quei libri
che ci riempiono le mani
di rose e di stelle
e lentamente passano!
Che tristezza profonda
lasciare i pannelli
di pene e dolori
che un cuore porta! Continua a leggere
La poesia della settimana. Federico García Lorca

Meditazione prima e ultima
Il Tempo
ha il colore della notte.
Di una notte tranquilla.
Sopra lune enormi,
l’Eternità
è ferma sulle dodici.
E il tempo si è addormentato
per sempre nella sua torre.
Siamo ingannati
da tutti gli orologi.
Il Tempo ha già
orizzonti.
Da Suites, in Federico García Lorca, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p. 117.








