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Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 67
Fuoriuscite. Riflessioni su otto libri
Fuoriuscite. Riflessioni su otto libri
Nell’ultimo periodo mi sono reso conto che la parola d’ordine per me, in questa fase, è fuoriuscite. La vita spesso si svolge secondo schemi che nascono dall’abitudine, ma pone anche davanti alla necessità di rispondere a una chiamata autentica, che viene da dentro. E lo scarto tra i comportamenti consolidati e la piena adesione al sentiero vocazionale (qualunque sia la vocazione di ciascuno) passa per lo smaltimento di qualunque residuo di scorie provenienti dal passato.
Coincidenza piuttosto singolare, questa mia non facile fase di salto quantico in avanti ha coinciso con l’uscita della mia traduzione ad oggi più impegnativa, L’isola dei condannati di Stig Dagerman (Ortica Editrice), capolavoro del Novecento svedese e opera emblematica di un pensiero profondo e contorto che cerca una vita d’uscita dall’angoscia. Secondo romanzo del giovane, geniale e tormentato autore scandinavo (1923-1954), appassionato interprete dei valori dell’anarchismo (ideologia libera da vincoli e retta sul solo imperativo della vicinanza agli ultimi), racconta la terribile vicenda di sette naufraghi (cinque uomini e due donne) su un’isola esotica disabitata e popolata da rettili, uccelli predatori e altri animali minacciosi, veri o frutto delle allucinazioni da fame, sete e sfinimento dei personaggi. Ognuno di essi, infatti, sovrappone alla drammatica esperienza del presente ricordi affioranti dal passato – scorie, appunto, grumi interiori che il sofferto confronto con la morte e la paura, il senso di colpa e una vasta gamma di altri sentimenti disarmonici fa emergere, urgendone uno smaltimento che si prospetta, in questo caso, cocente ed estremo. Continua a leggere
Fernando Pessoa
Stazioni della Via Crucis
II
C’è in me un poeta che mi ha detto Iddio…
La primavera scorda nei burroni
le ghirlande che trasse dagli slanci
della sua gioia effimera e spettrale…
Su rugiada di prato fanciullezza
i suoi zoccoli batte allegramente…
Senza desii, su panche il tuo restar
mirando l’ora come chi sorrida…
Fiorir del giorno a pulvini di Luce…
Violini del silenzio inteneriti…
Tedio ove alletta il solo avere tedio…
L’anima bacia il quadro che ha dipinto…
Mi seggo accanto ai secoli perduti
e sogno il suo profilo, inerzia e volo…


