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Fuoriuscite. Riflessioni su otto libri

 

Fuoriuscite. Riflessioni su otto libri

di Giovanni Agnoloni

Nell’ultimo periodo mi sono reso conto che la parola d’ordine per me, in questa fase, è fuoriuscite. La vita spesso si svolge secondo schemi che nascono dall’abitudine, ma pone anche davanti alla necessità di rispondere a una chiamata autentica, che viene da dentro. E lo scarto tra i comportamenti consolidati e la piena adesione al sentiero vocazionale (qualunque sia la vocazione di ciascuno) passa per lo smaltimento di qualunque residuo di scorie provenienti dal passato.

Coincidenza piuttosto singolare, questa mia non facile fase di salto quantico in avanti ha coinciso con l’uscita della mia traduzione ad oggi più impegnativa, L’isola dei condannati di Stig Dagerman (Ortica Editrice), capolavoro del Novecento svedese e opera emblematica di un pensiero profondo e contorto che cerca una vita d’uscita dall’angoscia. Secondo romanzo del giovane, geniale e tormentato autore scandinavo (1923-1954), appassionato interprete dei valori dell’anarchismo (ideologia libera da vincoli e retta sul solo imperativo della vicinanza agli ultimi), racconta la terribile vicenda di sette naufraghi (cinque uomini e due donne) su un’isola esotica disabitata e popolata da rettili, uccelli predatori e altri animali minacciosi, veri o frutto delle allucinazioni da fame, sete e sfinimento dei personaggi. Ognuno di essi, infatti, sovrappone alla drammatica esperienza del presente ricordi affioranti dal passato – scorie, appunto, grumi interiori che il sofferto confronto con la morte e la paura, il senso di colpa e una vasta gamma di altri sentimenti disarmonici fa emergere, urgendone uno smaltimento che si prospetta, in questo caso, cocente ed estremo. Continua a leggere

Carlo Cuppini, “Logout”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Carlo Cuppini, Logout (ed. Marcos y Marcos, 2024)

Posso affermare con una certa sicurezza che Carlo Cuppini è uno degli scrittori che conosco meglio, e non solo perché è un amico. Con lui ho sempre avuto una sintonia spontanea sul piano artistico, politico (in senso apartitico) e personale, come del resto con Sandra Salvato, la terza coautrice di un libro che abbiamo scritto insieme, Da luoghi lontani (Arkadia Editore, 2022).

Di Carlo, in particolare, avevo già molto apprezzato Il mistero delle meraviglie scomparse (Marcos y Marcos, 2021), un romanzo nominalmente per bambini, ma in realtà una favola assai matura e dalla profondità archetipica, come avevo evidenziato nella mia recensione di allora, uscita sempre su questo blog letterario.

Con Logout, appena uscito sempre per Marcos y Marcos, l’autore fa un ulteriore salto in avanti, e non solo come fascia “deputata” di lettori – qui l’età formalmente destinataria sarebbe più o meno dai 9 ai 12 anni – ma proprio come capacità di rivolgersi, usando un linguaggio semplice e al contempo densissimo (capacità che hanno pochi narratori), a un pubblico universale. E questo non solo perché la trama è estremamente avvincente, ma soprattutto perché tratta, appunto, temi universali e attualissimi, come la libertà personale in una società retta dalle multinazionali della comunicazione, della tecnologia e del farmaco, l’invasione onnipervasiva della domotica e dell’intelligenza artificiale, la diffusione (pandemia docet) di una mentalità spaventata da tutto e, con questo utile pretesto, tradotta in una vita “in gabbia” al di là di ogni ragionevole buon senso e, sempre a questo scopo, l’introduzione del concetto di “cittadinanza a punti”, con premi e libertà speciali concessi ai più virtuosi in attività condotte rigorosamente a distanza. Continua a leggere

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Carlo Cuppini, “Il mistero delle meraviglie scomparse”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Carlo Cuppini, Il mistero delle meraviglie scomparse, Marcos y Marcos, 2021

Questo, che non è l’esordio, ma senza dubbio il libro finora più importante di Carlo Cuppini, narratore e poeta urbinate ma fiorentino di adozione, è proposto come un libro per bambini, ma di fatto è un’indagine e un percorso trasformativo rivolto anche ai lettori adulti. La storia ruota intorno a uno di quegli inciampi del destino che spesso segnano la transizione in un nuovo ordine di cose – più o meno come il tempo infausto in cui, negli ultimi diciotto mesi, ci siamo ritrovati a vivere (prima analogia significativa con il presente, per un’opera scritta prima della “pandemia”). E il fatto spiazzante è questo: i monumenti di Firenze sono spariti. Qualcuno, nello spazio di una notte, li ha presi e portati via – verranno poi ritrovati sparsi in varie parti del mondo, arrivati lì non si sa come. Continua a leggere