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Carlo Cuppini, “Logout”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Carlo Cuppini, Logout (ed. Marcos y Marcos, 2024)

Posso affermare con una certa sicurezza che Carlo Cuppini è uno degli scrittori che conosco meglio, e non solo perché è un amico. Con lui ho sempre avuto una sintonia spontanea sul piano artistico, politico (in senso apartitico) e personale, come del resto con Sandra Salvato, la terza coautrice di un libro che abbiamo scritto insieme, Da luoghi lontani (Arkadia Editore, 2022).

Di Carlo, in particolare, avevo già molto apprezzato Il mistero delle meraviglie scomparse (Marcos y Marcos, 2021), un romanzo nominalmente per bambini, ma in realtà una favola assai matura e dalla profondità archetipica, come avevo evidenziato nella mia recensione di allora, uscita sempre su questo blog letterario.

Con Logout, appena uscito sempre per Marcos y Marcos, l’autore fa un ulteriore salto in avanti, e non solo come fascia “deputata” di lettori – qui l’età formalmente destinataria sarebbe più o meno dai 9 ai 12 anni – ma proprio come capacità di rivolgersi, usando un linguaggio semplice e al contempo densissimo (capacità che hanno pochi narratori), a un pubblico universale. E questo non solo perché la trama è estremamente avvincente, ma soprattutto perché tratta, appunto, temi universali e attualissimi, come la libertà personale in una società retta dalle multinazionali della comunicazione, della tecnologia e del farmaco, l’invasione onnipervasiva della domotica e dell’intelligenza artificiale, la diffusione (pandemia docet) di una mentalità spaventata da tutto e, con questo utile pretesto, tradotta in una vita “in gabbia” al di là di ogni ragionevole buon senso e, sempre a questo scopo, l’introduzione del concetto di “cittadinanza a punti”, con premi e libertà speciali concessi ai più virtuosi in attività condotte rigorosamente a distanza. Continua a leggere

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Carlo Cuppini, “Il mistero delle meraviglie scomparse”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Carlo Cuppini, Il mistero delle meraviglie scomparse, Marcos y Marcos, 2021

Questo, che non è l’esordio, ma senza dubbio il libro finora più importante di Carlo Cuppini, narratore e poeta urbinate ma fiorentino di adozione, è proposto come un libro per bambini, ma di fatto è un’indagine e un percorso trasformativo rivolto anche ai lettori adulti. La storia ruota intorno a uno di quegli inciampi del destino che spesso segnano la transizione in un nuovo ordine di cose – più o meno come il tempo infausto in cui, negli ultimi diciotto mesi, ci siamo ritrovati a vivere (prima analogia significativa con il presente, per un’opera scritta prima della “pandemia”). E il fatto spiazzante è questo: i monumenti di Firenze sono spariti. Qualcuno, nello spazio di una notte, li ha presi e portati via – verranno poi ritrovati sparsi in varie parti del mondo, arrivati lì non si sa come. Continua a leggere

“Bar Atlantic”, di Bruno Osimo

Da Postpopuli.it

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Bruno Osimo

Bar Atlantic

(ed. Marcos y Marcos)

Un’opera brillante ma dalla sostanza profondamente seria. Bar Atlantic di Bruno Osimo – studioso di lingua e cultura ebraica e traduttore – è un romanzo edito da Marcos y Marcos che ha per protagonista Adàm, un docente universitario parcellizzato fra tante sedi accademiche sparse per il Nord Italia. Tante quanti i sono i giorni lavorativi della settimana.

La sua vita è un mosaico di momenti vissuti al volo, tra carrozze ferroviarie, amanti diverse in città diverse e un beato stordimento, che lo porta a lasciarsi andare a questo flusso ininterrotto di esperienza con ironia e spirito giocoso. Lo stesso che l’autore mette nelle spassose note a pie’ di pagina, che costellano il libro con un tocco che mi viene spontaneo associare ad alcune delle uscite più felici di Woody Allen.

Ma i temi, dicevo, sono seri. Su tutti, il precariato; lo spaesamento che induce in chi lo vive e si ritrova spezzettato in una serie sfilacciata di momenti. Manca un baricentro. Per Adàm il surrogato di questo ancoraggio interiore è l’adorata moglie, che pur cornifica abbondantemente, e anche il bar del titolo dell’opera, dove si consuma una confortante ritualità di gesti. Continua a leggere