
V.
Quanti poeti fanno d’oro il corso
del tempo! Alcuni sempre mi son stati
cibo della beata fantasia,
e di loro bellezze umili o eccelse
dire potrei; e spesso quando siedo
scrivendo in rima, a torme si presentano
innanzi la mia mente, ma nessuna
confusione, nessun brutto tumulto
formano, è una piacevole armonia.
Così gli innumerevoli rumori
ch’empion la sera: i canti degli uccelli,
mormorare di foglie, voci d’acque,
e la grande che palpita campana
solenne al suono, ed altri mille ancora
che conoscerli toglie la distanza,
dolce musica fanno e non frastuono.
Da Dedica, V, in John Keats, Fulgida Stella, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 69.

L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.
”che conoscerli toglie la distanza,”
E’ proprio della poesia togliere la distanza e creare un unico sentire.
Splendida descrizione del confluire di immagini e suoni in armonica totalità, come i singoli esecutori in un concerto.
Molto bella!
Un giro armonico che sa di paradiso..
Keats è un poeta fantastico, ho letto tanto di lui in passato. Me lo devo riprendere… grazie per il post!