
1950 anni dopo la distruzione del Secondo Tempio
da qui

quando conosci l’uso della mano
violenta, quando non hai la reazione
dei piccoli, una giusta, sentirai:
ti piace, se si muore? non si nega
a nessun vivo un figlio, il padre è niente
e senza arte, e il maestro divinissimo
non si conosce ancora: hai dieci anni,
il danno è doloroso, è un fatto. qui ricevi.
I have a dream
You have a dream?
He, she, it has a dream
We have some dreams
You have a lot of dreams
They have parecchi dreams
Io ho un sogno
così almeno mi pare quando dormo
è che quando mi sveglio
me lo scordo.
***
Ma il sogno non è ordigno
e non sa ticchettare.
Sogno (e son desto) il sogno
che ci viene a svegliare.
(Luigi Socci, “I have a dream”)
Premio “Poesia di strada” – XIV edizione
REGOLAMENTO
Art.1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.
poesia 12
A me non piace, lo capite questo?,
chi parla molto e serve chi è cattivo.
A me non piace uno che ama uccidere!
A me non piace un cavallo che tira!
A me non piace! Per l’amor di Dio!
Un giovane! Che porta troppo tempo
lo scudo bello vergine dai colpi.
E i cappellani! E i monaci barbuti!
E il becco aguzzo! Di chi parla male!
Io penso che una donna è una schifosa
se è povera e orgogliosa:
così è l’uomo che adora la sua sposa,
pure se ama la donna di Tolosa.
E a me non piace mai un cavaliere
che esce dal paese e poi si gonfia!
In casa sua non ha nessun valore,
e pesta solo il pepe nel mortaio,
si scalda al focolare.
E non mi piace, non mi piace mai,
un debole che porta la bandiera!
E un astore cattivo nella caccia!
E poca carne in una gran caldaia!
E non mi piace, per santo Martino,
chi mette troppa acqua in poco vino! Continua a leggere
Marco Statzu, giovane sacerdote e teologo, nella poesia rivive e traduce la propria vita.
“ E’ poesia vissuta ”, ci dice in un verso: la chiamata, la riflessione teologica, l’amore per la natura, gli incontri emblematici, le forti amicizie. Il verso libero è pulito, diretto, spesso narrativo, come ogni autentico linguaggio amoroso: “ Non ho una storia alle spalle,/ ma dentro./ E questa intesso e disfo/ e racconto./ In infinite trame.” Molti testi recano la data (e a volte l’ora) della definitiva stesura, quasi che la traccia temporale li garantisca da ogni travisamento futuro: “ Mi sono rotto in mille tentativi di parlare./ Ma una è la Parola a cui mi debbo assimilare.” Una poesia d’esordio molto mobile, volenterosa e aurorale, ma che già reca la consapevolezza e l’umiltà della poesia matura: “ Con parole mie/ più non so scrivere./ Con quelle di altri/ – talvolta -/ m’incontro.” Massimo Sannelli, nella postfazione alla raccolta, legge nella poesia e nella vita del poeta un susseguirsi di scelte e le riconduce a quella fondamentale tra l’ubbidienza intelligente di Noè e l’intelligenza testarda di Ulisse. L’uomo di oggi, dopo la perdita della sua condizione originaria, è in precario equilibrio tra il disastro e il desiderio di Dio e solo camminando sulle orme di Noè, non a caso salvato dal diluvio, anch’egli potrà salvarsi.
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in questa scuola non c’è il decoro cattolico. il libro non insegna a scrivere, ma a vedere in grande [non insegna a vincere. per fortuna non c’è niente da vincere: nulla di nulla]. alla poesia manca l’intensità, di solito. che cosa è l’intensità? Giovanni Lindo Ferretti che canta *Fuochi nella notte* ad Alba, Emma Dante che dirige *Le pulle*, tre fate e cinque puttane, attori e attrici immensi, e immenso Ferretti
ma ce ne fossero, ce ne fosseroooo! – urla F. Guarda le sue amiche: occhio di lesbica, e tu ti scandalizzi, C.? e se ti scandalizzi, che cosa ci fai in un vicolo alle tre di notte? poi F. ha baciato anche me. la castità dovrebbe essere eccitante come il suo contrario: ci sei mai arrivato? Continua a leggere
«Speranza» è cosa alata –
Che ripara nell’anima –
E canta il canto senza le parole –
E non si ferma – mai –
E più che dolce – nel Vento – si sente –
E la bufera deve essere frusta –
Per impaurire Questa
Che riscaldò la gente –
Io l’ho sentita nella terra guasta –
Sul Mare che non c’è –
Neanche nell’Angustia
Chiese un grammo – di Me.
Questa poesia, tradotta il 12 marzo 2007, *tra buio e luce* (come tutto), non appare nel volume Emily Dickinson, *Su un Io Colonna*, La Camera Verde, Roma 2007.
«il principio delle opere è la mente»
se c’è. il suo fine è non avere limiti.
le sorelle e i fratelli
guardano queste cose?
*
un giorno avrete visto
che un uomo esce dall’acqua
vivo. è il nuovo spettacolo
io vedo. quello è un vivo,
dentro l’acqua; e fuori
osserva i panni andati,
ma sono asciutti – *è morto* –
allora è morto, è vivo
anche lui. anche lui
è morto. perché è andato?
e no, c’è ancora è ancora
vivo. che cosa c’entra?
[fervore, ansimando, esagerato]
…
che cosa c’entra? allegro!
la mia pace è con te!
[*moderandosi*]
oh. una sirena in una
parte di mare grida
è lui è lui èeh
è lui, è lui e ritorna
l’uomo. figlio dell’uomo,
non vuoi restare in vita?
figlio della smarrita!
e tu, senza il tuo simile.
ecco un sogno. ci sono sette piccole foto sul comodino della madre: vi appaiono uomini deformi, forse mummie. il figlio raccoglie le foto, le sovrappone, e le strappa in un colpo. poca fatica, un istante solo, e il lavoro facile è fatto. la madre dice che le sono state donate da altri – il figlio le distrugge. un figlio strappa *le brutte figure*; suo fratello disapprova questa distruzione.
il vecchio il morto il deforme l’inutile sono sul comodino – dove si terrebbe il *livre de chevet*. lì c’è la tradizione ricevuta. lingua data e lingua ricevuta, va bene? e quando si parla in italiano, *quale* lingua si parla?
i vivi non seppelliscono quei morti, ma ne fanno la piccola mostra, nella camera più privata. si diceva «fare dell’avanguardia un’arte da museo», e altri dicevano: bisogna abbattere distruggere bruciare i musei. inscatolare la *merda d’artista* era un gesto una provocazione una risata e un concetto, contemplare la morte riflessa nelle foto è solo pena. Continua a leggere
Non c’è niente del sole dentro gli occhi
della mia donna e il corallo è più rosso
della sua bocca! Perché ha il seno spento,
mentre la neve è bianca? E se i capelli
sono fili, il suo filo è un filo nero.
Ho guardato le rose bianche e rosse
di Damasco: non c’è nessuna rosa
sulle sue guance, e altri odori vincono
il suo respiro. Io l’amo quando parla,
ma giuro che la musica è più bella.
Ammetto che non so cos’è una dea:
la mia donna calpesta solo terra.
O Dio, questo è un amore tanto raro
quanto ogni Lei paragonata a tutto!
[*pausa: stanchezza e crollo di Prometeo*]
—
quanto è grande la luce
del cielo, io la supplico.
quanto è veloce l’aria
sulle ali, io la supplico.
e supplico anche il mare
e la terra, che è madre
di ogni vita, e invoco
il sole il sole l’occhio
che vede tutto il mondo.
sole, terra, cielo, mare
guardate cosa soffro
per mano degli dèi:
eppure [*pausa*] sono un dio. Continua a leggere
1
«…una donna mi chiamò da parte. Mi portò in una stanzetta della sua favela. Terra battuta. Non c’erano mobili. La povertà era completa, canina perché gridava e ululava. Eravamo da soli. Come in un sussurro, mi disse: “Ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri”. Sollevò il vestito. Mi mostrò le parti intime. Disse, speranzosa e con gli occhi pieni di splendore: “Sono ancora giovane. Ho 35 anni. Per un momento, posso farla felice. Lei è un uomo ben alimentato, bello, forte e attraente. Io ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri. Mi dia questa felicità. Faccia l’amore con me! Solo una volta”. Rimasi in silenzio. […] Poi, cercando scuse: “Sono un religioso. Sono già impegnato. Per questo non posso…. non devo… non voglio…”. Continua a leggere
1.
Nell’apatia del mondo si nascondeva
una mobilitazione precisa,
mantenuta e sviluppata in silenzio:
l’aiuto per trascorrere la notte;
abilità isolata; sufficiente
no; ma quando se ne accorge la gente
è sempre uno stendardo, il suo stendardo
là, sollevato. Continua a leggere
1. Evitare la frustrazione. Nessuno vuole la frustrazione. «Ma» qualcuno «molto, non soltanto nell’àmbito della scrittura, forse pretese», prima di pretendere *poco* (passato remoto, azione conclusa; parole di Marco Furia su un frate-asino): e significa esattamente quello che dice, *non solo nell’arena della scrittura*. Veniva la vita, ma della vita si tace; perché ha presentato, e poi tolto, cose non vere o sbilanciate (ma su cui si è creata – *io stesso* ho creato – quasi una mitologia beatriciana, caso per caso; e un’avventura da biblioteche e vicoli liguri; ma un’avventura complessa, con tremori; e poi?). Alcune cose sono state *pretese*: con l’idea forte che la vita ne dipendesse: avendo fatto, si fa ancora; e si fa ancora ogni sforzo [possibile]. Ma i colpi sono colpi, e la perdita di valore anche. Infatti la perdita non sarà mai consolata del tutto: qualcosa mancherà sempre. Continua a leggere
la simmetria non è più un fine. Il meglio è uscirne.
Chi vede, non ha visto il distacco tra il segno emesso e la carne tradìta, anche se è bella. Avevi già detto sì, e sì ancora, ad uno spogliarti, tu stesso, tu, tra gli altri nudi e le nude, sotto un getto d’acqua dura, in un cortile di Firenze: e questo non era un simbolo; rispondendo. Lo era per gli altri, e per il nudo no: che pensava: ecco, in me non è più nulla installato, nulla è solido. Per il mio bene! Per la mia coerenza! Continua a leggere
1
Questo è il tentativo dell’unisono.
La bambina dice *bicotti*, non biscotti. *bicotti*, la C marcata, parla la bambina ripete la parola, il padre sente ride, gioisce del petèl. Ma prima: contro i calci solo le parole, contro le parole altre parole e parti di silenzio – *riuscirò a farmi odiare* – e come? Non da lui. a lui dirà: in fondo tu non ami nessuno, sei giusto con tutti, fino all’estrema chiarezza. E dice (enfasi): tu esci in trionfo tu senza mestiere sei libero! E da quando. Perché. Perché. E da quando. E ancora. L’uomo, poco forte, si adegua al rumore. Così ascolta il petèl dei *bicotti* – come? se è per pietà che lo fai, che faccio, non è vero? Non è pietà. Questo è l’osso duro mirabile, esteso in anni. Vi è un ruolo che non odia. Continua a leggere
EFESTO
contro la mia volontà e anche contro
la tua volontà dura oggi ti lego
con catene durissime alla vetta:
è sterile, senza le voci umane
e senza ombra. il sole ardente qui
sa umiliare il fiore della pelle,
e lo farà. Continua a leggere
di Massimo Sannelli
Tra un periodo morto e uno che emette segnali – ma molti, esageratamente molti – il più caro è il secondo. Perché oscilla tra le possibilità: oboe comune, oboe d’amore, corno, flauto. Si tratta di utilizzi diversi del fiato; e dello studio che si autoimpone; non è la violenza; no: perché è voluto; sì, ma è preso, e – dopo preso – sofferto, analizzato e fatto a pezzi, ora stesso.