Massimo Sannelli. Intendyo. Poesie nello stile del 1940

margherite
quando conosci l’uso della mano
violenta, quando non hai la reazione
dei piccoli, una giusta, sentirai:
ti piace, se si muore? non si nega

a nessun vivo un figlio, il padre è niente
e senza arte, e il maestro divinissimo
non si conosce ancora: hai dieci anni,
il danno è doloroso, è un fatto. qui ricevi.

*

carcere e male ed una cecità
imprevista o una strana oscenità
raccontata – e ti piace – e anche una
pietà di bosco, una pietà animale

ti piace e quando tuona, quando piove
fortissimo, e ti piace il camerata
che riposa e non corre: riconosci
una vita anteriore, di soldato e di donna.

*

dove vuoi arrivare e questa è
l’anima, l’aceto, la cucina per
la bocca sulla bocca, sulle dita la
lingua e labbra e l’uva – nera –, e non

è vero non sapere perché il seno
esiste – perché esiste – e l’odore è del
sudore e un altro odore è solo
l’inizio dell’esitazione, e non le cose.

*

una macchina è vana e una macchina
è cosa fatta e ha capo e la nazione
non passa sulla strada e l’abitacolo
è stretto, ma l’autore dell’autore

non sa questo. mi faccio compagnia
così!
, muore d’amore e vive d’amore e
parla d’amore, e crede nello smalto della parte
non viva del paesaggio; ma non vive.

*

qualcosa delle membra si lasciò, maman
porta i messaggi ora, e portò i figli, e ha sempre
le guance tonde, è l’acqua e un pesce come
fu, e fu bene. l’inganno è il grido ALT, come

nei buoni amici degli aerei e nella
cioccolata alla fine, e ancora si capisce morirai tu
con il pettine in tasca, il rosario di Cristo, e la foto
dell’arte di morire, morire per l’amore.

*

i sali esplodono, il primo strillo fa
paura sempre: devi pensare questa è
polvere, è polvere e così è la fine.
e tu amavi una rondine, una dama,

e amavi la ragazza e non è questo
il vero centro. il centro è quando
va, e il cuore è non vederla; perché è
mortale come porpora, mortale come seta.

*

lo so: se lei sta male, tu stai male…
se l’arredo è vitale lo conosci, è un
bene… col suo tesoro vive il cuore,
non lo lascia più… è la sapienza,

è un proverbio normale. e se sta bene
lei, vivi tu, e se la stanza rimane
rimani tu. e il padre è il mio custode,
o no? e la carità? ora rileggi.

*

per il Dio buono sceglierai
una culla o una cuccia chiara, prima;
e una guancia magra, a volte morbida,
a volte; e ha il sorriso sicuro, ha parolette

brevi; e ancora margherite.
e tra i fiori i figli; tra i figli
il futuro, che giustifica questo.
Così l’uomo si libera dal contesto.

*

la stanza è i molti amici, i cari, tutti,
colombe e tortore, e la mente ha
il suo bene; e il bene non è vero, era vero,
prima di cadere

senza la vita; e l’amicizia del grembo
di primavera tace, e qui non si alza
più: chi è vile parte e la materia muore
così: in un giorno del sole è caduta.

*

il cemento è non-io, la sua durezza
è non-uomo, chissà chissà è un povero
senza la vita. è vero: non ha l’acqua
in casa; e la purezza qui è non padre.

qualche azione incredibile
riscalda e sei un testo, e sei una goccia
sola, non c’è salute: fatti biscia,
fatti mosca fantastica, ora esci.

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