Modernità di Dante. Un riflessione su Giacomo Marramo (con tre poesie)

di Danilo Di Matteo

Amo l’Alighieri da sempre. E l’ho ritrovato a tutto tondo nel volumetto di Giacomo Marramao Modernità di Dante. Illuminante è, ad esempio, il confronto con il suo “primo amico” e per certi versi maestro, Guido Cavalcanti. Il contrasto tra i due, scrive il filosofo, prende forma, tra l’altro, intorno al «dilemma, insieme filosofico e poetico, se l’amore, quell’‘accidente […] ch’è chiamato amore’, con cui inizia lo straordinario ed ermetico Donna me prega, rappresenti una possibile via (come pensava Dante) o non piuttosto un ostacolo (come riteneva Cavalcanti) alla verità». Una via che, nel mio piccolo, percorro di giorno in giorno, provando a congiungerla con la passione per il sapere e per la politica. Ecco, infatti, un’altra suggestione di Marramao che sento anche mia: «le poetiche anticipano sempre le politiche. La politica non innova mai, se non a partire da un rivolgimento culturale dei linguaggi: del linguaggio della scrittura come del linguaggio del teatro e della musica, del linguaggio dell’arte come del linguaggio della scienza, del linguaggio della poesia come del linguaggio dei corpi». I corpi: nell’opera del “Ghibellin fuggiasco” si avverte l’intima tensione tra l’amore come sentimento un po’ astratto e l’amore incarnato. Anche in ciò mi ritrovo.

Amor 

«Amor, che al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui della bella persona

che mi fu tolta; e il modo ancor m’offende.

Amor, che a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi vita ci spense’.

Queste parole da lor ci fur porte.»

Noi

al contrario

finiremo all’Inferno

se il fuoco non si farà carne

*

«Tanto gentile e tanto onesta pare»

«Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia quand’ella altrui saluta»,

il suo sguardo trafigge le membra e l’anima

e solo gli occhi miei ardiscono guardarla,

«par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare»

e invece ella da terra proviene

e dal mare

e negli occhi miei

si perde

com’io nei suoi,

e lì ci ritroviamo

*

Amor mi prese

Amor

«mi prese del costui piacer sì forte»,

vorrei ch’ella dicesse,

forse lo sussurra,

e me lo lascia intendere.

Canto di ragazza,

lussuriosa nell’anima,

che la mia fa ardere

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