
di Danilo Di Matteo
Amo l’Alighieri da sempre. E l’ho ritrovato a tutto tondo nel volumetto di Giacomo Marramao Modernità di Dante. Illuminante è, ad esempio, il confronto con il suo “primo amico” e per certi versi maestro, Guido Cavalcanti. Il contrasto tra i due, scrive il filosofo, prende forma, tra l’altro, intorno al «dilemma, insieme filosofico e poetico, se l’amore, quell’‘accidente […] ch’è chiamato amore’, con cui inizia lo straordinario ed ermetico Donna me prega, rappresenti una possibile via (come pensava Dante) o non piuttosto un ostacolo (come riteneva Cavalcanti) alla verità». Una via che, nel mio piccolo, percorro di giorno in giorno, provando a congiungerla con la passione per il sapere e per la politica. Ecco, infatti, un’altra suggestione di Marramao che sento anche mia: «le poetiche anticipano sempre le politiche. La politica non innova mai, se non a partire da un rivolgimento culturale dei linguaggi: del linguaggio della scrittura come del linguaggio del teatro e della musica, del linguaggio dell’arte come del linguaggio della scienza, del linguaggio della poesia come del linguaggio dei corpi». I corpi: nell’opera del “Ghibellin fuggiasco” si avverte l’intima tensione tra l’amore come sentimento un po’ astratto e l’amore incarnato. Anche in ciò mi ritrovo.









L’ultimo libro di Anna Vasta, “La prova del bianco” (Le farfalle ed., 2015), densa raccolta di pensieri, aforismi, poemes-en-prose, nel mare magnum della poesia e della letteratura di questi nostri (dis)informatissimi tempi, presenta un carattere di unicità da sottolineare. Con un exergo da Manlio Sgalambro, questi testi, per le vie casualmente miracolose del pensiero e della creazione artistica, fanno in qualche modo sistema sulla poesia, sulla vita, sul legame/conflitto tra l’una e l’altra, secondo un naturale approdo morale. “Naturale” perché la tensione morale non si fa mai predica moralistica e il pensiero non si fa mai gabbia ideologica. E la parola, la parola della poesia e della letteratura, come parte integrante della vita e delle sue vicende (“Non si legge per distrarsi, ma per concentrarsi” … “Gli uomini apprendono di sé dalla letteratura”), come pensiero capace di riflessione su male, bene, morte, idea di Dio, Natura, cui l’umano inevitabilmente viene a incontrarsi. Poesia che si fa, inestricabilmente, pensiero e vita, oltre che pensiero sulla vita e sull’esistenza. Fra gli amori letterari dell’autrice, traspaiono nette figure come Holderlin e Leopardi, e pensatori come Schopenauer. E il bianco, coraggiosamente minimalista, del titolo del libro, pronto ad aprire alle infinite possibilità della scrittura (e.d.l.).







