Caravaggio, L’incredulità di san Tommaso
di Marcello Comitini
Alla luce che irrompe nella stanza
immersa nella cenere del lutto
affollata dagli ardui significati
di una morte spostata dal suo asse
sei apparso vulnerabile e eterno.
Mostri le mani gonfie e trafitte
il taglio sanguinante nelle costole
gerani ardenti i piedi .
Riecheggia nella memoria dei tuoi discepoli
Il grido spavaldo poi rinnegato
andiamo a morire con lui
del mio gemello Tommaso.
Sul tuo volto ha visto i solchi
delle spine dalla fronte agli occhi
i rivoli schiumosi di sangue
il tuo pianto non il perdono divino
delle ingiurie subite da secoli.
Ignora che il padre ti ha concesso di rivelare
il dritto e il rovescio degli esseri umani
come fragili foglie staccate dal ramo:
carne e vene da una parte
candidate al piacere e al buio,
sostanza volatile verso l’eternità dall’altra.
Attonito non ti riconosce
e vuol toccare con dito inquisitorio
se ancora sanguina la piaga
del costato delle mani e nel cuore.
Quando ti veniva dietro come un ragazzo
che cerca la luce nel fuoco del dubbio
mentre tu andavi, profeta segnato
dalla paterna missione,
arso da un’emozione ignota
e dal peso insopportabile dell’agonia
non gli sembrava in verità possibile
la tua resurrezione.
Incuriosito dall’incredulità ora si spinge
a sollevare – e la tua mano lo guida
verso il mistero – un lembo della ferita
a cercare il vero ritratto dell’uomo
la grande verità custodita
nel tuo corpo come una pietra calda.
Anch’io a fianco di Tommaso
guardo dopo secoli e penso
al sacrificio che risparmiò Isacco
che risparmiò Barabba non te
che hai risparmiato chi sulla croce
fra lo scherno della gente
ti ha riconosciuto e ti moriva a fianco.
Dopo secoli vedo sanguinare ancora
dalle labbra mute della piaga la speranza
che tuo padre non debba
eternamente intenerirsi
farsi carne fra la folla incredula
soffrire che t’inchiodino alla croce
per custodire nell’unica luce
i due versanti delle nostre fragili foglie.






