Come se la mia memoria avesse l’occhio
enorme e folle di un ciclope
mi passano dinnanzi ombre dritte e mute
che sopravvivono come alberi
che hanno lasciato cadere le foglie
e ora tendono verso l’alto
le braccia magre e grinzose.
Sotto un cielo di cenere si allontanano
assieme al paesaggio che fugge all’indietro
nel riquadro del finestrino all’uomo affacciato
dal treno dei miei anni. Vedo
le ombre in lunghi filari. Rimangono e passano
come lento gregge al pascolo
nel grigio soffio dell’aria.
Una si trasforma in rosa
ormai appassita da tempo
che misteriosamente ancora
m’inebria con la sua fragranza.
Una in tenue stella nella vastità del buio
scaglia il suo raggio dritto e luminoso
nell’occhio della mia memoria.
Un’altra ha la punta dolorosa di spina conficcata
nelle ali del mio cuore.
Alcune vestono parvenze umane
nei loro abiti di cerimonia o di lutto,
nei sudari di morte o di vita.
M’inondano i sensi le loro lacrime
malinconica luce per l’occhio,
o le loro risate suono melodioso per l’orecchio.
Si sommano i giorni agli anni. Immobile sul loro correre
non mi stanco del paesaggio dietro i vetri
illuminato dal sole o appannato dal gelo.
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Grazie sempre a Fabrizio che pubblica queste letture delle mie poesie e a Luigi che le ha realizzate con una grande attenzione al contenuto del versi.
Marcello Comitini
La memoria © 3 aprile 2021
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Maurits Cornelis Escher
“Mano con sfera riflettente” (1935)
JS. Bach, Prelude No.8 in E flat minor BWV 853.
Leopold Stokowski / Czech Philharmonic Orchestra
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Marcello Comitini © 3 aprile 2021
La memoria
Come se la mia memoria avesse l’occhio
enorme e folle di un ciclope
mi passano dinnanzi ombre dritte e mute
che sopravvivono come alberi
che hanno lasciato cadere le foglie
e ora tendono verso l’alto
le braccia magre e grinzose.
Sotto un cielo di cenere si allontanano
assieme al paesaggio che fugge all’indietro
nel riquadro del finestrino all’uomo affacciato
dal treno dei miei anni. Vedo
le ombre in lunghi filari. Rimangono e passano
come lento gregge al pascolo
nel grigio soffio dell’aria.
Una si trasforma in rosa
ormai appassita da tempo
che misteriosamente ancora
m’inebria con la sua fragranza.
Una in tenue stella nella vastità del buio
scaglia il suo raggio dritto e luminoso
nell’occhio della mia memoria.
Un’altra ha la punta dolorosa di spina conficcata
nelle ali del mio cuore.
Alcune vestono parvenze umane
nei loro abiti di cerimonia o di lutto,
nei sudari di morte o di vita.
M’inondano i sensi le loro lacrime
malinconica luce per l’occhio,
o le loro risate suono melodioso per l’orecchio.
Si sommano i giorni agli anni. Immobile sul loro correre
non mi stanco del paesaggio dietro i vetri
illuminato dal sole o appannato dal gelo.
Rosa, stella, spina.
Che siano nella vita di ogni uomo a portare saggezza.
Versi bellissimi, il cui splendore è accentuato da una voce magica