Ombre si nascondono
nella pelle increspata delle mie dita.
Sono rami nodosi di un cedro
solitario sulla cima di un monte
ai cui piedi si distende immobile
un paesaggio innevato
solcato dai passi
guardinghi di una lupa.
I rami del cedro si agitano
mossi da un presagio angosciante
verso l’orizzonte da cui sorge la notte
e le mie mani sono foglie
che le stagioni tormentano
senza poterle strappare via.
Eppure l’albero
mi appare nudo e senza foglie.
Dove ti nascondi lupa solitaria?
Apri la bocca riempila di terra
inietta nelle mie radici
il tuo fiato velenoso
che dolcemente
mi aiuti a chiudere occhi
e addormenti la mia linfa.
Da morto non sarò più albero
ma tornerò quel pettirosso
che una volta volava
su prati fioriti, sulla mia giovinezza
sulle mie mani
che tentavano d’afferrarlo.
Posato sulla terra
spiccherò il volo verso quel nido
dove un giorno ho visto
la gloria della luce.
Ma se quel nido
fosse solo un’illusione
della memoria preda delle stagioni
sarò il pettirosso
caduto ai piedi dell’albero
e tornerò a nutrire la terra
la tingerò di rosso
con quelle poche piume
che resteranno di me.
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L’ansia di esserci, di esistere, di lasciare una traccia rossa del proprio passaggio.
Rossa, come l’amore.
Marcello Comitini – Rosso
marcello.comitini/rosso©05.10.2022
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Dipinto di Lydie Allaire
Mahler – Symphony No.4 in G-major – Ruhevoll, poco adagio
Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker
Ombre si nascondono
nella pelle increspata delle mie dita.
Sono rami nodosi di un cedro
solitario sulla cima di un monte
ai cui piedi si distende immobile
un paesaggio innevato
solcato dai passi
guardinghi di una lupa.
I rami del cedro si agitano
mossi da un presagio angosciante
verso l’orizzonte da cui sorge la notte
e le mie mani sono foglie
che le stagioni tormentano
senza poterle strappare via.
Eppure l’albero
mi appare nudo e senza foglie.
Dove ti nascondi lupa solitaria?
Apri la bocca riempila di terra
inietta nelle mie radici
il tuo fiato velenoso
che dolcemente
mi aiuti a chiudere occhi
e addormenti la mia linfa.
Da morto non sarò più albero
ma tornerò quel pettirosso
che una volta volava
su prati fioriti, sulla mia giovinezza
sulle mie mani
che tentavano d’afferrarlo.
Posato sulla terra
spiccherò il volo verso quel nido
dove un giorno ho visto
la gloria della luce.
Ma se quel nido
fosse solo un’illusione
della memoria preda delle stagioni
sarò il pettirosso
caduto ai piedi dell’albero
e tornerò a nutrire la terra
la tingerò di rosso
con quelle poche piume
che resteranno di me.