5 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 42

  1. Luigi Maria Corsanico

    Marcello Comitini © Grido ai futuri secoli 29/04 – 02/05/2021
    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    JS. Bach, Prelude No.8 in E flat minor BWV 853.
    Leopold Stokowski / Czech Philharmonic Orchestra

    “Raft of Lampedusa”
    opera dello scultore britannico Jason DeCaires Taylor.
    Lanzarote, isola dell’arcipelago delle Canarie, il Museo Atlántico.

    “Cain” di Henri Vidal, Jardin des Tuilleries, Paris, 1896.

    ~~~~~~~~

    Si rabbuia il cielo, lampi lividi tagliano
    la massa oscura delle nuvole.
    Sta per collassare l’universo?
    Sul tronco liscio della croce,
    una formica sale frettolosa sino ai tuoi piedi
    trova un seme rosso di melograno
    lo stringe tra le mandibole, scende
    tra le pietre lo mette in salvo nella tana.
    A ogni tuo respiro i lamenti salgono
    all’infinita era del padre. Chi li accoglie?
    Pendi dall’alto, il capo cinto dalla corona.
    Sei il re che implora e accoglie
    a braccia spalancate. Chi?
    Un passero impaurito attraversa il cielo
    si rifugia sui rami esili d’un arbusto in fiore.
    Chini gli occhi su tua madre. Ti ricorda
    il giorno delle nozze, la sua preghiera
    esaudita, il vino migliore offerto per ultimo.
    Intorno a lei la rosa brulicante degli spettatori
    che assistono al tuo patire. Alcuni
    impauriti dalla folgore
    che squarcia il sipario insanguinato alle tue spalle,
    altri mordono singhiozzando i fazzoletti,
    altri piangono sé stessi intenti Grido ai futuri sec oli
    a spartirsi le tue spoglie.

    Il tuo ultimo respiro è un rantolo.
    O un grido ai futuri secoli
    che traspaiono nello sconquasso delle nuvole?

    Staccato dalla croce la tua spoglia fredda
    scende nel baratro degli inferi.
    Un popolo innumerevole di ombre
    si muove in volo come uno stormo di pipistrelli.
    Arsi dal desiderio muovono le ali.
    Non sanno, non ti conoscono. Si ritraggono.

    Dall’alto giunge lo spirito, varca
    l’arco gelido della morte, riprende coscienza
    nella quiete del tuo cadavere.
    Nell’ oscurità brilla il lume della resurrezione.
    Ti viene incontro il popolo di ombre cieche.
    Un uomo e una donna si fanno avanti tenendosi per mano.
    Lui bacia le labbra di lei rosse come una mela.
    Sono distanti dall’amarsi. Ma è comunque amore.
    Dicono tutti con lo sguardo noi crediamo. E li raccogli
    nel cavo delle mani, li adagi
    nel tepore della luce.

    E noi, che attendiamo
    come fossimo ombre già condannate agli inferi,
    ti vediamo nei bagliori dell’alba
    abbassare le braccia lungo i fianchi,
    mostrare le mani ferite. Già sai
    che ogni tua resurrezione sarà precipitata
    nell’abisso degli errori, dai sì e no
    del pensiero troppo umano
    dalle crudeltà che si perpetuano senza tempo.
    Prima che tu svanisca
    nell’alto dei cieli, circondato dagli angeli
    anche quelli che ci custodivano,
    abbiamo una domanda
    che attraversa la fede e la morte.
    Consolerai il nostro inguaribile dolore?
    Ci strapperai dal nido delle ombre
    in cui la nostra vita
    come il passero impaurito dagli artigli della disperazione
    si è rifugiata nel cespuglio fiorito dei sogni?
    Sei il trionfante o vittima dell’Essere Uomo?
    29/04 – 02/05/2021©marcello comitini

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  2. Marcello Comitini

    Ringrazio sempre con stima e affetto Fabrizio per l’attenzione che dedica ai miei versi e Luigi Maria Corsanico per la partecipazione con cui dà vita ai miei versi, come a quelli di tutti grandi poeti da lui interpretati nelle sue videoletture?.

    Ringrazio Ema per l’ascolto e il commento.

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  3. Gabriella Barattia

    Una ricerca di Dio in questi versi che per certi aspetti mi richiamano alla mente le rappresentazioni degli inferi di Virgilio e Dante. Noi aspettiamo che si compia il nostro tempo per comprendere veramente ciò che ci è stato insegnato e di cui la nostra cultura è permeata. La nostra umana richiesta è che ci sia qualcosa che
    cancelli il dolore dell’esistenza.
    Una rappresentazione pittorica, una pala d’altare rinascimentale.
    Grazie, Marcello, per averla scritta; grazie, Luigi, per averle dato vita.

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