Credo di aver maturato un’esperienza sufficiente per pre-dire alcune cause di sofferenza inutile e nociva che ricorrono frequentemente nella vita degli uomini e delle donne del nostro tempo.
La prima è vivere nella periferia di sé stessi. Ogni persona ha un centro, dal quale vedere tutti gli aspetti della propria vita. La prima condizione per la salute fisica e spirituale è riappropriarsi di questo centro, non accettare di re-agire da zone periferiche, che non possono che creare squilibri. La soluzione sta nel vedere tutto “con altri occhi”, quelli della profondità.
La seconda causa di sofferenza è dare spazio a pensieri negativi, concedere loro potere, lasciandogli prendere il dominio della psiche. I Padri della Chiesa raccomandavano, in proposito, un semplice esercizio di discernimento: chiedere a ogni pensiero “sei dei nostri o sei del nemico?”. Se il pensiero è del nemico, non ha il diritto di entrare nel nostro intimo.
La terza causa è dare troppa importanza all’io, che si manifesta sotto forma di suscettibilità, di orgoglio, di rabbia esagerata e via dicendo. L’ego non è un buon consigliere, anzi, è la prima causa della perdita di orientamento. Ri-dimensionarlo significa ri-dargli le giuste proporzioni, vederlo, ancora una volta, dal centro di sé stessi.
La quarta causa è costituita da ogni forma di dipendenza. La causa è il proprio vizio fondamentale, che spinge verso la fissazione esterna corrispondente. La soluzione è andare in direzione contraria alla compulsione, motivati dal fatto che ciò significa dirigersi verso la libertà.
La quinta causa è la mancanza di speranza: siamo esseri in divenire, orientati a un fine ultimo. Tutte le volte che perdiamo la percezione del fine si fanno strada la depressione, la disperazione, l’angoscia, la paura.
In sintesi, le cinque domande che rimettono in moto la vita sono queste:
Mi trovo al centro di me stesso?
Vigilo sui miei pensieri?
Ri-dimensiono l’io?
Vado controcorrente rispetto alla compulsione?
Rendo sempre presente il fine ultimo?

















