Le cinque domande

Credo di aver maturato un’esperienza sufficiente per pre-dire alcune cause di sofferenza inutile e nociva che ricorrono frequentemente nella vita degli uomini e delle donne del nostro tempo.

La prima è vivere nella periferia di sé stessi. Ogni persona ha un centro, dal quale vedere tutti gli aspetti della propria vita. La prima condizione per la salute fisica e spirituale è riappropriarsi di questo centro, non accettare di re-agire da zone periferiche, che non possono che creare squilibri. La soluzione sta nel vedere tutto “con altri occhi”, quelli della profondità.

La seconda causa di sofferenza è dare spazio a pensieri negativi, concedere loro potere, lasciandogli prendere il dominio della psiche. I Padri della Chiesa raccomandavano, in proposito, un semplice esercizio di discernimento: chiedere a ogni pensiero “sei dei nostri o sei del nemico?”. Se il pensiero è del nemico, non ha il diritto di entrare nel nostro intimo.

La terza causa è dare troppa importanza all’io, che si manifesta sotto forma di suscettibilità, di orgoglio, di rabbia esagerata e via dicendo. L’ego non è un buon consigliere, anzi, è la prima causa della perdita di orientamento. Ri-dimensionarlo significa ri-dargli le giuste proporzioni, vederlo, ancora una volta, dal centro di sé stessi.

La quarta causa è costituita da ogni forma di dipendenza. La causa è il proprio vizio fondamentale, che spinge verso la fissazione esterna corrispondente. La soluzione è andare in direzione contraria alla compulsione, motivati dal fatto che ciò significa dirigersi verso la libertà.

La quinta causa è la mancanza di speranza: siamo esseri in divenire, orientati a un fine ultimo. Tutte le volte che perdiamo la percezione del fine si fanno strada la depressione, la disperazione, l’angoscia, la paura.

In sintesi, le cinque domande che rimettono in moto la vita sono queste:

Mi trovo al centro di me stesso?

Vigilo sui miei pensieri?

Ri-dimensiono l’io?

Vado controcorrente rispetto alla compulsione?

Rendo sempre presente il fine ultimo?

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2 pensieri su “Le cinque domande

  1. S&R

    Analisi molto profonda nella sua sinteticità, e utilissimo vademecum.
    Grazie per questa perla di saggezza!

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  2. Sebastiano

    Carissimo Don,queste cinque domande sono l’ossatura fondamentale per una sana vita cristiana ma le risposte corrette possono essere date,oggi che i tempi sono cambiati, solo da chi ormai e’ anziano,ed ha una certa eta’,oppure se giovane, solo se e’ stato duramente provato nella vita e porta comunque nel suo cuore un po’ di fede! Queste domande dovrebbero essere poste ai nostri giovani spesso, ed esplicate con esperienza e saggezza come ha fatto lei nella sua omelia di sabato.Purtroppo la maggior parte dei nostri giovani sono tartassati da mille scemenze e se si parla loro di Dio o di spiritualita’ ti danno del matto o del bigotto quando va bene…! In riferimento alle 5 domande..1) Un giovane non si rende conto se sta al centro o alla periferia di se stesso perche’ si sente forte, non conosce resistenza o parametri tali da farlo rifletteredove si trova e anche sbagliando avanza sempre,confidando nella conquista di una nuova meta…per lui non e’ una sofferenza andare avanti e il fallimento stesso lo rinvigorisce a far meglio la prossima volta,invece di chiedersi il motivo stesso del fallimento! L’anziano o il vecchio invece ha i dati di riferimento e ne trae la giusta dimensione o discernimento,cercando di ripararsi nel centri e non spingersi piu’ in periferia…anche qui pero’ ci possono essere delle eccezioni…siamo sempre e ancora esseri umani dalla dura cervice! 2) Un giovane inquanto tale, non da’ spazio ai pensieri siano essi amici onemici..anzi per lui e’ un orgoglio e una sfida vincere il pensiero nemico perche’ si sente piu’ forte,quasi invincibile. L’anziano ha gia’ preso le batoste e fortunatamente o meglio per grazia ricevuta,anche se un po’ malconcio e’ piu’ o meno in grado di riconoscere quali pensieri sono i migliori, anche se spesso si fa fatica a riconoscerli tali per ignoranza o pure per indolenza! 3) per il giovane l’io e’ invece il suo maestro…noi anziani diremmo l’io al posto di Dio ma il giovane oggi non conosce neanche Dio perche’ si nomina poco o per niente nella sua famiglia magari ormai allargata, arcobaleno, sbattezzata, abortita,in crisi esistensiale, in mano ai maghi o psicanalisti che dir si voglia! Purtroppo questi sono i brutti tempi o gli ultimi tempi annunciati dove Satana,il falsario per eccellenza con la sua propaganda di falsi dei miete tante vittime…il giovane si butta a capofitto in questo marasma perche’ lui si sente diverso dagli altri e vince tutte le dispute amodo suo. L’anziano ormai puo’ discernere tutti i falsi dei e capisce che non puo’ piu’ mettere l’io al posto di Dio,qualora Dio gli permette ancora di avere discernimento…sono pochi infatti e graziati dal Signore quelli che arrivano a tale punto…! 4) per ogni forma di dipendenza invece il giovane, pur facendo incetta della qualunque: ira (mitezza), alcool ( sobrieta’), in un certo senso trova ancora qualche corrispondenza con l’ anziano,perche’ qui forse l’uomo “vecchio” ancora lotta con l’uomo ” nuovo”, perche’ in questa quarta domanda viene fuori tutta l’umanita’ inquanto tale che non trova riposo sia nel giovane che nell’anziano…qui infatti l’uomo viene disorientato inquanto pensa erroneamente che la sua appartenenza alla terra e’ sempre piu’ forte della sua spiritualita’ dimenticando quelle parole del Vangelo di Giovanni dove si dice che: “siamo nel mondo ma non siamo del mondo” ( Gv.17,14-16). 5) per finire in questa ultima domanda il giovane non si pone il fine della vita perche’ mai nessuno glielo ha detto…Gesu’ non esiste,a scuola non c’e’ piu’ il Crocifisso esposto, neanche in casa sua..Gesu’ non e’ mai esistito nella sua vita, per l’anziano invece che ha conosciuto a suo tempo il “Fine”, non aspetta altro che la “fine”… e se intanto e’ riuscito a riparare il suo debito sara’ proprio una bella fine inquanto ormai il Paradiso e’ tutto suo! Cosi sia???

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