20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Le parole non dormono nei dizionari. Ma si apprestano ad assaltare il cielo. Che la lotta e l’impegno siano il terreno di espressione di Nazim Comunale è dichiarato sin dal suo nome, che delimita un preciso territorio di azione. Con la repubblica della tua voce, Il Convivio editore, 2025, il poeta alza il livello dell’espressione. Tenta l’elaborazione di una teoretica della poesia civile, che contestualmente cerca la praticità di un manifesto. Per articolare questo sistema poetico attinge a tutti i suoi immaginari, che pratica con altrettanta familiarità, il cinema e principalmente la musica. Se fossimo in Solaris, film che spesso affiora nei testi della raccolta, potremmo definire questa sua dottrina solaristica. Le memorie, i desideri e le paure di Nazim s’incarnano, diventano figure dialoganti. A produrre questo effetto, però, non sono i neutrini come nel film di Andrej Tarkovskij ma la forza evocativa della parola. Metto un piede nel vuoto e con l’altro cerco un gradino.

Talvolta questo esorcismo prende la mano. Il verso eccede in elencazioni, quasi fossero formule misteriche. All’opposto, la poesia raggiunge la sua vetta quando tra il poeta e la realtà resta una qualche distanza. Come nel titolo, la tua voce, tu, l’altro assume centralità. Prevale sull’io ma anche su quel noi informe che può incantarci ma poi non sappiamo meglio determinare. Tutto quanto è accaduto/ e resta polvere di stanze./ Frante al blu le ossa dei secoli/ gli sguardi affilati dei santi/ se non credi più che il tu/ sia un modo infinito. Nazim ci indica un grado superiore di civiltà che non è facile realizzare ma ci attrae. La poesia è la lingua con la quale sarà scritta la costituzione di questo nuovo mondo. Alfonso Guida nella postfazione rileva che i santi appaiono spesso nei testi della raccolta. Non è celeste, tuttavia, la città di cui il poeta chiede cittadinanza. E una città parlante in cui lo zucchero dei tuoi discorsi soltanto ieri schiudeva/ porte, scrostava ruggini.

 

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