
Un uomo mi ha detto che durante la sua “morte”:
La voce mi ha rivolto una domanda: «Ne è valsa la pena? » E voleva dire se la vita che avevo condotto mi sembrava, ora che sapevo quello che sapevo, degna di essere vissuta.
Incidentalmente, tutti sottolineano il fatto che la domanda, per quanto definitiva e profonda nel suo impatto emotivo, non suona mai come una condanna. L’essere non rivolge la domanda per accusare o minacciare, perché il morente continua a sentire da parte della luce un amore e un’accettazione totali, indipendentemente dalla risposta. La domanda sembra piuttosto intesa a far riflettere il morente sulla sua vita. In un certo senso è una domanda socratica, rivolta non per ottenere un’informazione, ma per aiutare l’altro ad avviarsi da solo sul sentiero della verità.

La scienza in diversi ambiti (NDE, fisica quantistica) sta approfondendo la possibilità che la coscienza non sia legata al cervello, ma che sia un’ entità a parte, appartenente a dimensioni spazio/temporali che superano quella che viviamo in questa vita.