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Cambiare il Padre nostro?

https://fb.watch/BCBvkLA4Mm/?mibextid=wwXIfr

di Fabrizio Centofanti

Vogliono cambiare ancora il Padre nostro. Della nuova versione sembra accettabile la lezione “non farci entrare nella prova”, in quanto corrispondente all’originale greco. È difficile giustificare la scelta “il pane “necessario” , perché nessuno sa cosa significhi davvero il termine “epiousion” (forse, come testimonia san Girolamo, vuol dire “del domani”). “Perdona… come noi abbiamo perdonato” è fuorviante rispetto al testo latino (liturgico, dunque ancora attuale, grazie a Dio), perché sceglie il passato al posto del presente (“dimittimus”).
Nell’originale greco troviamo “aphekamen”, “li abbiamo rimessi”. Se si opta in toto per il testo greco, tuttavia, bisognerebbe tradurre, per coerenza, anche “liberaci dal Maligno”, come lascia intuire la versione greca.
Cambiare di nuovo il messale e il lezionario per questa ulteriore traduzione, a mio parere insufficiente, sarebbe per lo meno discutibile, senza contare il disorientamento provocato nei fedeli dalle continue variazioni. Spero vivamente che si torni al testo del Pater che i cristiani hanno adottato per duemila anni, e che ormai fa parte integrante non solo della preghiera personale e liturgica, ma anche della vita.

Cambiare il Padre nostro?

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Vogliono cambiare ancora il Padre nostro. Della nuova versione sembra accettabile la lezione “non farci entrare nella prova”, in quanto corrispondente all’originale greco. Il pane “necessario” non pare giustificato, perché il termine “epiousion” nessuno sa cosa significhi (forse, come testimonia san Girolamo, vuol dire “del domani”). “Perdona… come noi abbiamo perdonato” è sviante rispetto al testo latino (liturgico, dunque ancora attuale, grazie a Dio), perché sceglie il passato al posto del presente (“dimittimus”).
Nell’originale greco troviamo “aphekamen”, “li abbiamo rimessi”. Se si opta in toto per il testo greco, tuttavia, bisognerebbe tradurre, per coerenza, anche “liberaci dal Maligno”, come lascia intuire la versione greca.
Cambiare ancora i lezionari e i messali per questa ulteriore traduzione, a mio parere insoddisfacente, sarebbe per lo meno discutibile, senza contare il disorientamento prodotto nei fedeli dalle continue variazioni. Spero vivamente che si torni al testo del Padre nostro che i cristiani hanno adottato per duemila anni, e che ormai fa parte integrante non solo della preghiera personale e liturgica, ma anche della vita.

L’amore e il Pater

Gabrielle chiede a Gesù come mai non ci ha insegnato, nel Pater, a chiedere l’amore. Lui risponde che, in quella preghiera, tutto è amore: il Tu di Dio, il nutrimento quotidiano, l’amore per il prossimo, la liberazione, appunto, da ciò che non è amore. E l’amen, alla fine, suggella l’unione radicale. 

Ciò che può essere


C’è un film che mi ha sempre affascinato, Il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders: il soprannaturale che scende sulla terra, la presenza che tutto comprende, supera gli ostacoli, vola, parla all’orecchio, attrae, guida, consola. Il contraltare è un mondo senza Dio: greve, incosciente, incapace di dire un Padre nostro.
La potenza della preghiera si staglia su uno sfondo grigio, informe, sgangherato: il cielo sopra Berlino, Roma, New York, è la bellezza che rovescia il mondo, che lo rende ciò che può essere. Che, anzi, è.

Pater


Preghiamo senza sapere o capire, né sentire. Se ci fermassimo, ad esempio, sulle sette invocazioni contenute nel “Pater”, rimarremmo sorpresi dalle infinite risonanze. Lascio a voi questo esercizio utile, coltivato da Padri della Chiesa e autori spirituali d’ogni genere e grado.
Mi limito a indicare il punto in cui si dice: venga il tuo regno. Innanzitutto si dovrebbe dire: “venga la tua regalità, la tua sovranità”. Poi è chiaro che siamo sullo stesso piano dell’annuncio di Gesù: il regno di Dio è vicino, che andrebbe tradotto – essendo il verbo al perfetto – “la tua regalità si è avvicinata”, dunque è qui; perché hai sconfitto le potenze del male.
E allora, se proprio volessimo cambiare qualcosa di questo testo sacro, e di per sé inviolabile, potrebbe essere il tempo: il regno di Dio è venuto, il cielo è già sceso sulla terra.
Qualcuno se n’è accorto?