
Togliatti, l’efficacia dell’azione
di Danilo Di Matteo
Spesso i nostri giudizi smarriscono l’essenziale, nella sua semplicità. Ecco, considero salutare per le sinistre, in prossimità dell’anniversario della morte di Palmiro Togliatti (Jalta, 21 agosto 1964), interrogarsi sul senso della sua azione e del suo pensiero. Già, azione e pensiero: nulla dies sine linea (non passa giorno senza disegnare, per il pittore dell’antica Grecia Apelle, o senza scrivere, per persone come Gramsci o Togliatti, con l’inchiostro verde da lui prediletto). Un passo indietro, nel 1845. Karl Marx scrive, tra l’altro, l’Undicesima Tesi su Feuerbach: «I filosofi hanno finora interpretato il mondo in modi diversi; si tratta ora di trasformarlo». Attenzione: non il rovesciamento dell’esortazione di Aristotele alla filosofia, bensì l’espressione di un’istanza di equilibrio tra teoria e prassi. La contemplazione teoretica non va relegata, per il pensatore di Treviri, a una posizione ancillare o subalterna; al contrario, andrebbe coniugata con l’azione trasformatrice.











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