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Notizie dalla poesia, di Alberto Fraccacreta

Gabriele Amadori, Il giro più corto (con una nota di Salvatore Ritrovato, Raffaelli, 2021)

L’obolo non sulla bocca gelida
per il transito di Acheronte
né al barcaiolo del Bou Regreg
nel tragitto tra derelitti sull’esile barca.

Basta il confine in fiore delle ginestre
nell’acceso meriggio
a pagare il battito d’ali
degli angeli traghettatori.

I versi di Gabriele Amadori sono legati all’idea del poeta-viator che, come scrive Salvatore Ritrovato nell’interessante prefazione al testo, «raccoglie e interpreta ogni segnale che l’angolo di mondo che lo ospita». Una lirica cognitiva, dunque, levigata e granitica, capace di annotare e osservare l’angelo necessario della realtà.

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Roberto Minardi, Ordine del sud

a cura di Alberto Fraccacreta

Preghiera d’assalto

Annerisci il suolo, assali case,
mura, portoni, sbandiera il gas,
fa’ che non resti uno stecco,
scortica, avanza senza senno…
Distorci i lineamenti
perché quel ghigno caschi dalle facce
e nutra la tua combustione.
Chi ha detenuto il potere sia arso
chi mai ha messo un arto sulla brace
venga ustionato.
E sarai maledetto,
non capiremo niente,
esploderà il commercio delle tute ignifughe. Continua a leggere

Una poesia per libro

di Alberto Fraccacreta

Volker Braun, Passione coloniale, traduzione di Sara Paolini, Del Vecchio Editore

Prologo

In principio Iddio creò cielo e terra
E la Terra era informe e vuota
E sullo spazio dell’abisso era il buio.

(Josef Haydn. La creazione, Nr. 1)

Ma essi giunsero da lontano
Per via naturale alle isole: sull’acqua,
Con lunghe barche.
E videro che era cosa buona.

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Letizia Polini, Subsidenza

di Alberto Fraccacreta

sbaraccheranno anche l’ultima casa
cederanno solo
marciranno alla fine.
neanche quella forma di strada
non faranno più nulla
[cambiare forma innanzitutto]
non faranno più versi animali
[cambiare lingua]

*

[Le rocce sedimentarie generano da continui disfacimenti.
Le rocce sedimentarie contengono fossili.]

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Giampaolo De Pietro, Aurelia

di Alberto Fraccacreta

Aurelia del catanese Giampaolo De Pietro è un poème en prose ricco di straniamenti sintattici, depistaggi, bisticci linguistici, improvvise sortite in qualche modo ‘nervaliane’ (Aurelia è anche un personaggio di Gérard de Nerval). Ritorna l’onirismo, ritorna soprattutto la quête del femminino, sgusciante com’è ovvio che sia, in fuga perenne. Non a caso Pina Napolitano scrive molto opportunamente nella prefazione: «Tutto Aurelia pare sia scritto in viaggio – un viaggio in treno, costeggiando il mare, e forse viaggio è la parola chiave per accompagnarne la lettura. Viaggia Aurelia stessa, innanzitutto nel tempo: un presente mobile, l’“ora” della narrazione un tassello che si sposta dall’infanzia all’adolescenza, alla maturità e maternità di Aurelia – quanti anni abbia Aurelia adesso, mentre il viaggio si svolge, non è detto. Viaggia Aurelia, creatura leggera, tra sogno e realtà, dove i sogni sono anche più della realtà sostanza vera del suo essere». Aurelia è una donna, ma anche derridianamente uno “stile”: quello della verità. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Alberto Fraccacreta

La poesia ha oggi un singolare destino: è diventata a tutti gli effetti una merce di consumo, peraltro prodotta da centinaia di milioni di persone nel mondo (solo in Italia si contano due milioni di poeti), ma la sua reale incidenza nella società è minima, marginalissima, direi nulla. In alcuni paesi essa ha ancora una forza politica (comunque in senso lato), ma in Italia e in alcune parti dell’Occidente rischia di essere un momento di puro otium letterario, sganciato dalla realtà, non esente da tentazioni narcisistiche. In generale, la letteratura non gode più del prestigio e della considerazione di cui godeva nel Novecento e nei secoli passati. Il titolo di un libro di Todorov del 2007 è, non a caso, La letteratura in pericolo. Sarebbe sbagliato, tuttavia, cadere nell’insignificanza. Per massimizzare il potenziale della poesia bisogna lavorare umilmente dal basso, nella quotidianità: valorizzarla nei corsi universitari, costituire movimenti letterari, leggere libri ad alta voce in gruppo (come fanno a New York, notizia di pochi giorni fa), favorire il contatto con la musica. Ma soprattutto è necessario cambiare prospettiva: considerare la poesia e la letteratura come un patrimonio comune che si radica nel nostro partecipare al genere umano, che è di tutti, gratuitamente, e deve essere ‘vissuta’ nell’autenticità. In un’epoca in cui è in crisi la figura dell’autore, è certamente un’opportunità ricordare e riaffermare la centralità della poesia come postura esistenziale e non come possibilità di affermazione personale né come estetizzante solitudine del testo. Questa è la speranza, questa forse è la vera vita, secondo Adam Zagajewski.

Nuovi libri di poesia


di Alberto Fraccacreta

Luca Nicoletti, Rappresentazione della luna, prefazione di Giancarlo Pontiggia, Puntoacapo

Rappresentazione della luna completa il percorso stilistico e concettuale aperto da Nicoletti in Il paese nascosto. Nel libro si avverte una maggiore interrogazione filosofica e un più sicuro itinerario introspettivo, peraltro ben illustrato dalla pagina in prosa postfativa. Se è evidente il contatto con Leopardi e Schopenhauer, un brivido esoterico percorre l’incremento di senso dato dall’iconografia egizia (“occhio divino e occhio umano”, “occhio della prospettiva che tutto inquadra”). In effetti, questa “doppia prospettiva” – il mondo che guarda la luna, la luna che guarda il mondo – colta già da Pontiggia come metafora della conoscenza in sé, è la cifra veramente significativa del libro, che dà ragione a uno scambio fluttuante, dantesco tra il “groviglio di storie” (i montaliani “atti scancellati” di In limine) e il silenzio di luce dell’universo, “mescolanza di pianeti e parole”. Sorprendente anche l’asciuttezza del linguaggio, del tutto impermeabile alla reificazione-mercificazione moderna, quindi assorto, elegiaco nelle sue slabbrature poematiche. Continua a leggere

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Alessandro Agostinelli, Le vive stagioni

di Alberto Fraccacreta

La poesia di Alessandro Agostinelli si muove su un terreno di puntuta autoconsapevolezza, di marcata ironia, servendosi della tradizione per rinvigorirla e agganciarla alla nostra epoca di post-postmodernismo. Nell’Ospite perfetta (2020) era la forma del sonetto ad annodare genealogie e dissapori. Qui nelle Vive stagioni il prosimetro, invece, diviene uno strumento di critica e di decostruzione della realtà. «Questo libro – osserva Agostinelli in uno dei suoi tanti “prologhi” alle liriche – è il tentativo di ragionare intorno a un modo di dire la poesia: ragionare intorno a essa mentre si fa. I temi di questo libro sono disparati, ma l’obiettivo è comunque segnare, nella maggioranza dei casi, forme di poemi non totalmente liberi». Da testi metapoetici al puro nonsense, dall’impegno politico alle interrogazioni filosofiche, la silloge intende «lasciare un po’ di struttura al futuro, cioè rinnovare il senso alla voce della poesia». Continua a leggere

Maddalena Pezzotti, Vermiglia goccia

a cura di Alberto Fraccacreta

L’ava

Di felce e tubero
puntato il passo
che a me conduce respiro
di muschio e corteccia
e sguardo
di ombra e goccia
scuotendo il bosco
il tuo piede ossuto
la tua voce di violino
non accordato.

*

Noi che siamo luci in corsa
ai bordi dell’autostrada,
e la notte, senza gravità,
unica via. Continua a leggere

Quattro libri in commercio col divino

di Alberto Fraccacreta

Dietrich Bonhoeffer, Poesie (testo tedesco a fronte, introduzione e traduzione a cura di Alberto Melloni, Marietti)

Le liriche di Bonhoeffer, teologo evangelico ucciso nell’aprile 1945 per aver aderito al complotto contro Hitler, «sono accomunate – nota Melloni – dalla “scrittura notturna”, diversificate nel verso (ora libero, ora legato a un metro e alla rima), con echi a volta espliciti, ma spesso impliciti alla tradizione musicale tedesca, al patrimonio innologico luterano, non meno che al linguaggio biblico». Continua a leggere

Riccardo Bravi, “Train de vie”, con uno scritto di Daniele Piccini

di Alberto Fraccacreta

Riccardo Bravi, Train de vie, con uno scritto di Daniele Piccini, peQuod, 72 pagine, 14 euro 

 

Quando il flusso del tempo scorre inarrestabile e lascia le sue pieghe sul volto come ferite non rimarginate, la poesia può essere una cura, un lenitivo al dolore della perdita. Train de vie, seconda silloge del chiaravallese Riccardo Bravi dopo il virtuosistico Poesie di solitudine e di rivolta (Arcipelago Itaca, 2021), funziona come il Bildungsroman di un io lirico che sommuove e rimesta i momenti dell’esistenza alla ricerca di un accadimento, un incontro risolutore in grado di «risanare anni di strappi». Scrive Daniele Piccini nell’aletta di copertina: «Leggendo i testi di questo libro si ha la percezione di una sfocatura, come se l’autore stesse parlando in souplesse, per una sorta di distratta elencazione di stati d’animo, di cose viste e sentite, attraversate una volta e ritrovate in una specie di stato di semi-veglia. È come se l’autore stesse ripescando con noi fotogrammi perduti, attimi, durate brevi e definite (i mattini, i pomeriggi, le sere…: non giorni, ma frantumi)». Continua a leggere

Daniele Ricci, Lezione di meraviglia

a cura di Alberto Fraccacreta

Il mare dorato
sotto la bianca luce del cielo.
Sono solo come sempre
nella cabina 12161.
Ascolto il fragore dell’acqua
tagliata dalla nave.
La coperta sul letto è rosso bruciato con sfumature chiare.
Da fuori entra un’aria calda e umida,
porta una fissità leggera
a questa mia inquietudine.
Qualcuno dovrà pur bussare alla porta,
ma prima sentirò i suoi passi
cammini invisibili tra questo divano
e il nulla.
Non il mare, non le parole
per recuperare nel silenzio una memoria,
solo l’indifferenza del mondo
e la nostalgia di un ritorno senza scampo.

Daniele Ricci, Lezione di meraviglia, peQuod 2022 Continua a leggere

Odilon-Jean Périer, Carmi

a cura di Alberto Fraccacreta

Une marée nocturne

Ma chambre garde au coeur une vertu glacée
ce soir d’hiver je suis son plus rude ennemi.
Mais je puise une faim de victoire et de cris
dans le silence même où elle est enfoncée.

Sans peur, sans joie, avec une voix mesurée,
mûrie et nourissante à la façon des fruits,
je dis que mon poème est heureux de la nuit.
Il se forme et il monte avec un bruit d’armée.

Pour ce dieu résonnant d’une excessive faim
je déchaîne dans l’ombre en élevant la main
une très studieuse et très ardente fête;
c’est bien. J’éteins la lampe et je serre les dents:
ma chambre se soulève. Avec l’aube, les vents
enflent la voile. Et nous partons dans la tempête! Continua a leggere

Ruven Latiàni-Corrado Fantoni, “Confessioni di Fanciulla-Ytalia. Pente-conta Pandemica per la celebrazione di una nuova dea”

a cura di Alberto Fraccacreta

AUTO-DEDICA DI FANCIULLA-YTALIA

io serena immagine di dolce Hesperya
chi fui? chi sono?
stanca anima facile
nostalgia orale ho nei vuoti sventrati
non una torre scorgo: ovunque
il tetro statale market-oscenario

vedo, stravedo: ora ho più di un occhio solo
lume esteso fanale per riconoscer la via
traccio le conquistate vie a ritroso
quando stranieri eravamo
sul finale collettivo del mio pianto antico Continua a leggere

Giuliano Belloni, Illustrazioni di: Scescio, Omero detto l’Alighiero. Anteprima

a cura di Alberto Fraccacreta

2)
Mi chiedo
quanto pesa la farfalla sulla margherita
il moscerino sul gelsomino
l’ape sul fico?
Ogni fiore lo sa.

3)
Nel Parco Nazionale del Silenzio è compito
delle foglie avere idee
i semi prendono le decisioni
i rami sono le regole. Continua a leggere

Luigi Aliprandi, La sposa perfetta

a cura di Alberto Fraccacreta

Non guardo più gli annunci
tirati a lucido, arcigni nel gelo della sera. Da qui
(dal pensiero stesso) a una concreta
nonché provvidenziale soluzione ci corre,
niente a che vedere, si capisce
con gli insulsi affanni del mestiere
risate secche, riassunti di preghiere
ma un modo più basso, più leggero
quasi una tecnica della tenerezza
da pensarsi a sera o prima
del sonno, a uso e consumo
della tua bellezza. Continua a leggere

Guido Maria Gallerani, I popoli scomparsi

a cura di Alberto Fraccacreta

Questi popoli scomparsi si dispongono in un ordine più o meno cronologico. La loro storia ci è restituita talvolta inventata. Quando essi non anticipano il presente destino, sono almeno l’illustrazione di certi comportamenti che perdurano nella società occidentale, come un album archeologico, un repertorio incompleto d’umanità diverse, alla fine delle quali – benché si tratti di una fine sempre transitoria – arriva la nostra.

*

Nazca 

 

Le linee di Nazca, geoglifi nel deserto peruviano, formano distribuite su 80 chilometri circa 800 disegni che raffigurano animali, grandi fino a 180 metri. Furono tracciate tra il IV e il V secolo d.C.  Continua a leggere

Fabio Grimaldi, Via Dolorosa Via Gloriosa

a cura di Alberto Fraccacreta

Via Vittoriosa

il vuoto è colmato
precipita il sole
atterriscono tutte le creature

Via Silenziosa

un corpo
lasciato scivolare
tra le braccia materne

il mondo sfocia
nel dissipato equilibrio

Via Decorosa

un cadavere
esposto al silenzio
sarà fine o inizio? Continua a leggere

Anna Segre, A corpo vivo

a cura di Alberto Fraccacreta

uno

Avrakedavra.
Tesso le poesie per te.
Che sarebbe: creare dalla parola.
O anche: benedizione della parte santa.

tredici

Trattengo in bocca
le cose da dirti
e la lingua c’inciampa
perché devo parlare
con altri d’altro
che non sei tu.

Mi ronzano sul palato
come api
le cose da dirti
e la mia bocca
è un’arnia
inviolabile. Continua a leggere

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