a cura di Alberto Fraccacreta
Il mare dorato
sotto la bianca luce del cielo.
Sono solo come sempre
nella cabina 12161.
Ascolto il fragore dell’acqua
tagliata dalla nave.
La coperta sul letto è rosso bruciato con sfumature chiare.
Da fuori entra un’aria calda e umida,
porta una fissità leggera
a questa mia inquietudine.
Qualcuno dovrà pur bussare alla porta,
ma prima sentirò i suoi passi
cammini invisibili tra questo divano
e il nulla.
Non il mare, non le parole
per recuperare nel silenzio una memoria,
solo l’indifferenza del mondo
e la nostalgia di un ritorno senza scampo.
Daniele Ricci, Lezione di meraviglia, peQuod 2022
*
Dalla prefazione di Marco Ferri
Una delle prime immagini di questo libro è una nave. Una crociera, un itinerario tra i profumi della classicità greca che si trasforma in un viaggio interiore, introspettivo, come se l’amore e la passione di una vita si trovassero di fronte a una inspiegabile, inattesa inquietudine: “non riesco quasi mai / a fare ciò che amo veramente”. La poesia sembra nascere da una ferita e un’interrogazione, proprio per chiarire a sé stesso questo profondo turbamento, durante un viaggio in un “mare dorato”. Anche i colori diventano spie del sentimento, ne cito alcuni in modo disordinato: il “dolore amaranto”, “dolore di vetro”, “più rossi del lamento”, “La decisione di non scegliere / – è arancione”, insomma piccoli frammenti colorati di una condizione esistenziale turbata da qualcosa di inspiegabile.
Daniele Ricci (1967) vive e insegna a Fano. Ha pubblicato la raccolta di versi Lontananze (1998) e sue poesie sono comparse in varie antologie e riviste letterarie.

