di Giorgio Stella

“Se esiste un dio, allora è un suonatore…“
Christian Bobin
Dominae, l’ultimo album musicale degli HumaniorA – Laboratorio di Ricerca e Creazione Letteraria e Musicale di Sassari, è dedicato ad alcune donne sarde protagoniste della storia della Sardegna, per il loro valore o perché coinvolte in vicende di cronaca.
Alcune di esse sono assai note -regine, artiste, studiose- altre meno; le loro vite rivivono ora qui prodigiosamente, nella loro esemplarietà che ogni canzone illumina e racchiude in splendida sintesi: Grazia Deledda, Eleonora d’Arborea, Maria Carta, Eva Mameli, Adelasia di Torres, Julia Carta, Francesca Sanna Sulis, Paska Devaddis, Antonia Mesina, Maria Lai; alle quali va aggiunta Amelie Posse Brazdova, scrittrice svedese che soggiornò in Sardegna negli anni della prima guerra mondiale, descrivendo questa sua esperienza nel suo romanzo Interludio di Sardegna. Continua a leggere
Articolo di Giovanni Agnoloni
Sara Bini, Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) e Cristalli (Interno Libri, 2024)
“Nel bosco”
Vento
Il verde tetto di foglie
mi riparerà dai pensieri tristi
Dolore
Questo è tutto ciò che sento
Le ombre danzano
sul sentiero sassoso
Curva Parabolica
ancora ricordi
La Vecchia Quercia piange
Quei giorni di mille anni fa.
(da Ultrafania, p. 16)
Se dovessi trovare un termine capace di contenere in sé tutte le sfumature stilistiche ed emozionali di questa raccolta di versi di Sara Bini – Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) –, sceglierei la parola “ballata”. Forma poetica di origini medievali, fin dalle sue origini è stata legata al canto e alla danza, passando attraverso molteplici tradizioni nello spazio e nel tempo, fino ad approdare oggi alla musica rock, dove generalmente connota un pezzo lento e legato – come il suo antecedente poetico – al tema dell’amore e delle passioni.
Alessandra Catalano, artista eclettica, ha di recente realizzato un cd di canzoni folk intitolato Da nord a sud andata e ritorno, con il quale la sua biografia diventa pretesto narrativo per raccontarsi in musica.
I brani sono stati scelti tenendo conto del dialetto dei luoghi in cui l’artista stessa ha vissuto, prima fra tutti la Liguria, e dei personaggi del mondo artistico italiano che hanno lasciato un’impronta indelebile sul suo cammino.
E’ possibile visionare l’intero spettacolo a questo link.
Alessandra Catalano nasce a Imperia nel 1969. Studia
danza classica e moderna, e successivamente pianoforte presso l’istituto magistrale Amoretti di Imperia.
Nel 1989 prosegue gli studi coreutici a Roma presso la scuola Mimma Testa, partecipando a spettacoli in diversi teatri della capitale fra cui l’Eliseo e il Quirino. In seguito, approfondisce lo studio del musical.
Nel 2003 fonda a Imperia la scuola “Arte Danza Kaleidos”, nella quale svolge la funzione di docente. Nel luglio 2022 esce il suo primo album di musica folk Da nord a sud andata e ritorno, dove percorre la penisola italiana raccontando i luoghi del cuore e dell’anima.
Il 20 agosto 2022 ha presentato al Festival del Maro (IM) lo spettacolo “Da nord a sud andata e ritorno”, nel quale ha riproposto i brani dell’omonimo disco, sotto forma di spettacolo teatrale, nei panni di una “cantacontastorie” che percorre la sua storia personale intrecciandola con quella della canzone italiana regionale.
Attualmente sta lavorando al suo secondo album musicale come cantautrice.
di Francesco Sasso
Qualche giorno fa un amico mi segnalava l’album di debutto Anche solo per un saluto di Checco Curci, presente su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta-collettivo Dischi Uappissimi, con distribuzione ArtistFirst.
Checco Curci nasce e cresce a Noci, in provincia di Bari. Si avvicina alla musica attraverso il pianoforte e il violoncello. Al liceo suona in un gruppo d’ispirazione brit pop finché non si trasferisce a Venezia per studiare architettura. Nel 2005 si stabilisce a Milano per specializzarsi in urbanistica, materia che oggi insegna al Politecnico di Milano.
Non sono un critico musicale, non ho gli strumenti per segnalarvi i generi e gli stili attraversati dal cantautore, né i ricchi incastri armonici e timbrici o le sperimentazioni musicali. Intuisco che tutto ciò è presente nel lavoro di Checco Curci, ipotizzo innesti e contatti con altri cantautori italiani che non cito per paura di clamorosi errori. Sono solo un ascoltatore e mi godo la spensieratezza del dilettante che ascolta musica senza porsi troppe domande. Tuttavia, non azzardo nel dire che ogni canzone è composta con personale schiettezza di sentire. Il tema di fondo in Anche solo per un saluto è l’uomo smarrito nei suoi sogni e nella sua imperfezione. Qui di seguito le canzoni su Spotify e la tracklist.
Francesco Sasso

Per mia moglie Enza
Sì, anch’io l’ho visto il genio
che arriva sul palco in carrozzina,
quell’angelo della musica vera
trascinato dalla sua chioma nera
il volto pallido, e tuttavia acceso,
nella luce che arde nei suoi sguardi
L’ho visto con la sua gioia umana
che esplode tra le labbra delle galassie
e nell’avvenire dei contrabbassi
che chiudono le fila degli strumenti.
da qui
di Sabrina Trane
Sul finire del Rinascimento, durante la Settimana Santa, viene presentato nella Cappella Sistina un nuovo Miserere, del compositore Gregorio Allegri.
Le luci si spengono, cala il silenzio ed i cantori, divisi in due cori, cominciano ad intonare le note del componimento.
Il pubblico rimane incantato, qualcuno piange, altri chiudono gli occhi e si lasciano trasportare, come rapiti in estasi.
In questi giorni il cantautore statunitense Marc Ribot ha fatto uscire una cover di Bella ciao cantata da Tom Waits. Un mio contatto su Facebook ha pubblicato il link al pezzo salutandolo con gioia, come alternativa all’originale che sarebbe a suo avviso un “nenia tediosa”. Questa persona non è certamente schierata a destra eppure ha ritenuto opportuno, persino in tempi come questi, dare quel tocco un po’ fantozzianamente liberatorio al suo post, come Bella ciao fosse una novella Corazzata Kotiomkin. Continua a leggere
Questo breve excursus, in venti film usciti tra il 1975 e il 2017, risponde al quesito su cosa oggi sostituisca il ‘vecchio’ melodramma, se sia il concerto rock, la performance multimediale, il varietà televisivo, il cinema che ha a che fare con la pop music o altro. Certo è che, alla fine, la pop music, intesa in primis quale canzonetta, risulta ontologicamente lontana dall’opera lirica, perché la sua arte interpretativa (spesso informale) dal vivo non si lascia imbrigliare dalle unità quasi aristoteliche del melodramma classico, dove gli spazi e i tempi posseggono rigide architetture e solenni teatralità. Continua a leggere
Recensione di Giovanni Agnoloni
Giorgio Galli, La parte muta del canto. Vite ritrovate di musicisti, ed. Joker, 2016
Giorgio Galli è scrittore abituato al viaggio e all’osservazione dei luoghi e del tempo. Ne La parte muta del canto, raccolta di racconti-ritratto, declina tutte le possibili combinazioni di queste dimensioni. “Luoghi” significa scenari di mondo geografico ma anche dello spirito, principalmente filtrati attraverso le note di compositori, direttori d’orchestra e interpreti dalle vite difficili, perché segnate da fallimenti e frustranti rivalità. Il tempo, invece, è coinvolto, certo, in quanto le epoche osservate sono diverse, ma anche perché Galli si addentra nelle dinamiche più intime delle composizioni di (o eseguite da) questi artisti, scandagliandone lo stile, letto in controluce rispetto alle loro vicende biografiche. E si sa, la musica è quintessenzialmente “tempo”. Continua a leggere
La fusion music (abbreviata ormai in fusion) è da oltre quarant’anni la fusione tra il jazz e il rock, che infatti agli inizi (attorno al 1968-70) si chiama ancora jazzrock o rock-jazz. Si tratta di un genere anche oggi molto amato da svariate generazioni di ascoltatori, come dimostra la qualità di tre nuovi dischi firmati da altrettanti insigni esponenti del linguaggio fusion chitarristico, ovvero Peter White con Groovin’, Julian Lage con Arclight, Etienne Mbappe & The Prophets con How Near How Far. Continua a leggere
di Guido Michelone
Talvolta anche su ‘La Poesia e lo Spirito’ occorre parlare di musica, soprattutto quando i dischi hanno un risvolto poetico. Il nuovo disco Moonlanding, a nome del Paolino Dalla Porta Future Chamber Quartet, idealmente comincia con l’esergo ad apertura di booklet: è una frase dalle lezioni americane di Italo Calvino il quale dice: “Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio”, a cui sembra fare da eco lo stesso autore che Dalla Porta inserisce a pié pagina: “Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica”. Continua a leggere
di Giovanni Agnoloni
Mi è gradito fare una riflessione sul rapporto tra suono e parola, in occasione del conferimento al Maestro Ganesh Del Vescovo del prestigioso Concorso di Composizione Michele Pittaluga 2016 nella categoria dedicata alle composizioni per una oppure due chitarre a sei corde (della durata massima di 8 minuti circa, di forma e linguaggio libero).
Si tratta di uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale per i compositori per chitarra classica. E Ganesh è un compositore e un esecutore attentissimo alla sonorità come veicolo di espressione di contenuti emozionali e spirituali.
Ben poco, oggi, si riflette su questi aspetti, nella critica letteraria. Normalmente l’attenzione è per lo più rivolta ad aspetti strutturali e concettuali, ma a mio avviso il nucleo della ricerca poetica e narrativa, così come di quella musicale, è proprio nel suono, da intendersi come vibrazione, e dunque manifestazione energetica primordiale. Il fatto che poi questo si articoli in narrazioni (o melodie) ed evochi concetti e valori è certamente importante, ma non “fa” da solo un’opera autenticamente artistica. L’anima della stessa attinge infatti al profondo, ovvero ai territori interiori dell’autore (o del compositore), dai quali il suo vissuto personale, relazionale e culturale si riversa sulla carta con la capacità di raggiungere visceralmente il lettore/spettatore. Continua a leggere
Ci volevano i francesi, circa vent’anni fa, per scoprire il talento di un nuovo protagonista della canzone d’autore italiana, non più giovanissimo: Gianmaria Testa, cuneese di Cavallermaggiore (dove nasce il 17 ottobre 1958 da una famiglia contadina), vive nel tipico borgo collinare tra Savigliano e Racconigi, ma muore ad Alba, ormai sua città adottiva, il 30 marzo 2016, dopo una dolorosa malattia. Continua a leggere