[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=qS8bVIfjOdo&feature=youtu.be]
da qui
Musica e voce di Mauro Pulvirenti
Testo di Fabrizio Centofanti
Realizzazione video di Francesca Centofanti
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=qS8bVIfjOdo&feature=youtu.be]
da qui
Musica e voce di Mauro Pulvirenti
Testo di Fabrizio Centofanti
Realizzazione video di Francesca Centofanti
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=khC2_se4Qlw&feature=youtu.be]
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Musica e voce di Mauro Pulvirenti
Testo di Fabrizio Centofanti
Realizzazione video di Francesca Centofanti

Venti jazzisti italiani per la giornata del jazz
a cura di Guido Michelone
Il 30 aprile, in tutto il mondo, si festeggia l’International Jazz Day, l’iniziativa che l’UNESCO vara nel 2012 grazie all’intraprendenza di artisti, studiosi e appassionati, ritenendo la musica jazz – dagli Stati Uniti d’America ormai diffusa sull’intero pianeta – quale simbolo di cultura, arte, civiltà. Continua a leggere
Il prossimo 30 Aprile ricorre l’International Jazz Day UNESCO, che da quattro anni si celebra in tutto il mondo: creata dal grande pianista afroamericano Herbie Hancock la ‘Giornata del Jazz’ intende favorisce il dialogo tra i popoli attraverso una musica libera, aggregante, democratica quale appunto è il jazz, dichiarato patrimonio dell’Umanità dalla stessa UNESCO, l’organizzazione che con l’adesione di 196 stati sovrani si batte per l’innalzamento dell’arte, della cultura, della scienza, dell’educazione nell’intero Pianeta. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=QTw4vP3O60A&feature=youtu.be]
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Musica e voce di Mauro Pulvirenti
Testo di Fabrizio Centofanti
Realizzazione video di Francesca Centofanti
C’è un lungo periodo, anche in Italia, grosso modo tra gli anni Sessanta e Settanta, che Ray Charles, soprannominato ‘il genio del soul’, è famosissimo, acclamato come un divo pop. Ma occorre fare dei distinguo: anche a quell’epoca, la musica di Ray Charles si eleva sul beat dei tanti complessini yè_yé che indirettamente vogliono imitarlo o rendergli omaggio, perché Ray Charles è simbolicamente l’incarnazione dell’arte del suo popolo, i neri d’America.
Tutto questo è assai ben spiegato nella ripubblicazione da parte del’editore romano Minimum Fax della biografia di Ray Charles, Continua a leggere
“Il mondo del jazz in Italia è un mondo piccolo, lontano dal music-business e dai clamori, ma questo suo limitato potere commerciale ha il vantaggio di preservare la purezza e l’autenticità del processo creativo. Tradotto vuol dire che possiamo scrivere, suonare e registrare la musica che più ci aggrada. E non è poco”. Continua a leggere

Paolo Prato è tra i maggiori intellettuali contemporanei: docente incaricato presso la Pontificia Università gregoriana, dove si occupa di musica e culture giovanile, è tra i più originali studiosi internazionali del rapporto tra il mondo attuale, i mass media e le sonorità popolari. A riprova di questi interessi trasversali si possono citare alcuni suoi libri di grande successo dai recenti Le macchine della musica e I Canti di Natale agli ormai classici La musica italiana e Il treno dei desideri. Continua a leggere
di Loris Pattuelli
Una cosa bianca che assomiglia al blues, ecco quello che ha fatto J.J. Cale.
Quattro erano i grandi vecchi della scena rock: Bob Dylan, Leonard Cohen, Neil Young e J.J. Cale. Adesso sono rimasti in tre. Se ne è andato il più discreto, il più riservato, il più provinciale.
Un giorno, spero non troppo tardi, scopriremo quanto grande sia stato questo suonatore.
To Tulsa and back, così si intitola un suo disco di qualche anno fa. J.J. Cale era di Tulsa, la seconda maggiore città dello stato dell’Oklahoma. E a Tulsa arrivava Eric Clapton per imparare After midnight e Cocaine, e poi anche Mark Knopfler per copiare tutto e diventare anche più bravo di lui.
J.J.Cale era un autore di culto, non certo una rock’n’roll star. Bob Dylan ci ha messo sei lustri per tornare ad essere libero come lui.
Tulsa sound, così i critici chiamavano la sua musica. E hai voglia a dire gli ingredienti: rock, blues, soul, jazz, country. J.J. Cale ha creato una cosa bianca che assomiglia al blues. E questo, se non è tutto, poco ci manca.
Quattordici sono i dischi da lui incisi. Ne elenco tre (i miei preferiti): Naturally del 1972, Grasshopper del 1982 e To Tulsa and back del 2004. Di lui Neil Young aveva detto: “Il migliore chitarrista elettrico vivente dopo la scomparsa di Jimi Hendrix”.
http://www.youtube.com/watch?v=j0WUfUUQT28
di Augusto Benemeglio
A Fabrizio Centofanti.
1. Portami a vedere il colore del vento
E venne nella notte di gennaio di fine secolo , nell’esatta luce irreversibile e pura, altera e lodata, sora nostra morte corporale; attraversò il vasto e casto sudario, entrò silenziosa nel giardino di rose, e portò una musica lieve nel colore azzurro del vento. Fabrizio De Andrè , ormai simulacro di se stesso, in coma irreversibile, staccò la spina per sempre da questa terra. Continua a leggere
Giangilberto Monti, storico cantautore milanese, grazie anche alla collaborazione del critico Enzo Gentile, racconta nel suo nuovo cd-book Comicanti.it la comicità musicale italiana attraverso i cosiddetti comicanti, dalle macchiette del café-chantant, dal cabaret del dopoguerra alle pedane di Zelig. In questo lavoro editoriale-musicale, tra i primi e tra i migliori nel suo genere ci sono quasi tutti. Bennato, Buscaglione, Caputo, Capossela, Carosone, Cochi & Renato, Concato, De André, Fanigliulo, Fo, Gaber, Guccini, i Gufi, Jannacci, Lauzi, Petrolini, Rascel, Rossi, Taranto, Valdi, per citarli in rigoroso ordine alfabetico. Continua a leggere
di Guido Michelone
La musica rock, ormai con quasi settant’anni di ininterrotta attività, fa dunque parte dell’arte contemporanea, del sistema mediatico, della cultura universale: già alla fine degli anni Sessanta del XX secolo se ne incomincia a raccontare la storia, vecchia solo di un qualche lustro, ma è solo in epoca recente, con i molti decenni alle spalle, che è in atto un’autentica rivoluzione critica anche sul piano storiografico, come testimoniano molte recenti pubblicazioni, di cui le 16 opere prescelte sono a semplice titolo indicativo, anche se in diversi casi rappresentano il meglio di quanto la cosiddetta critica rock sappia esprimere a livello biografico, sociologico, musicologico, antropologico. Continua a leggere
di Loris Pattuelli
“Da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge, si ascolta. La nostra scienza ha sempre voluto controllare, contare, astrarre e castrare i sensi, dimenticando che la vita è rumore e solo la morte è silenzio: rumori del lavoro, rumori degli uomini e rumori delle bestie. Rumori comprati, venduti o proibiti. Nulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore”. Jaques Attali.
I rumori sono tanti, milioni di milioni, e quelli che girano intorno al rock sono sempre i migliori. Mi vengono in mente Satisfaction dei Rolling Stones e All along the watchtower di Jimi Hendrix. Dovendo allungare la lista, la mia scelta cadrebbe su qualcosa di Neil Young. I suoni dell’elettricità lui li frequenta da sempre, da sempre la sua fama di menestrello fa il paio con quella di miglior rumorista del reame. Continua a leggere
Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni
Parlami dell’universo non è solo il refrain di una delle canzoni più belle e più note di Cristina Donà. È anche il titolo di una sua biografia, scritta da Michele Monina per Galaad Edizioni. Un itinerario tra la vita e la carriera di questa cantautrice, che è forse la voce più intensa e cristallina del rock indipendente italiano. Impreziosita da alcuni testi originali della stessa Cristina Donà, nella parte finale del bel volume (corredato da varie foto su diversi momenti del suo percorso artistico). Ecco la sua intervista, per cui la ringrazio.
– Un libro che è nato da un’amicizia e da un fitto e mai interrotto dialogo con l’autore, con cui avevi anche viaggiato attraverso l’America. Com’è stato ripensare alla tua carriera musicale in termini di scrittura?
Impegnativo, molto, ma anche molto utile. Ricostruire una buona parte del mio vissuto, tra collaborazioni con musicisti, produttori, ricordi degli incontri più o meno significativi e tutto quello che è gravitato attorno a me da quando ho iniziato ad oggi è stato un lavoro notevole, e sono certa di aver tralasciato, non volontariamente, parecchi dettagli. Scavare nei ricordi per ritornare all’emozione di quando ho scritto le canzoni è un percorso da psicanalista. Tanti episodi mi sono venuti in mente strada facendo. Diciamo che questo libro è servito per riordinare un po’ il mio passato e per creare le basi per una prossima biografia, che uscirà per il mio settantesimo compleanno. Continua a leggere
di Guido Michelone
Esattamente mezzo secolo fa, nell’ottobre 1962, un oscuro quartetto musicale di Liverpool inaspettatamente piazza un disco a 45 giri, Love Me Do, ai primi posti delle classifiche inglesi: è l’inizio di una strepitosa escalation chiamata Beatles. La storia è nota a tutti – un solo dato: oltre un miliardo di dischi finora venduti su ogni angolo del Pianeta – e per celebrare i cinquant’anni della nascita di un successo che continua a persistere, nonostante i cosiddetti ‘Scarafaggi’ o Fab Four restino uniti per meno di nove anni (ufficialmente fino agli inizi del 1970), anche in Italia non si contano le iniziative dalla vendita in edicola dei CD rimasterizzati della discografia ufficiale completa fino ai nove libri (nove appunto come gli anni di unione beatlesiana) che differenti editori pubblicano da qualche mese in qua con diverse finalità e anche con esiti obiettivamente lontani gli uni dagli altri. Continua a leggere
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Krishna Biswas è un chitarrista elettrico e acustico con all’attivo quattro CD di composizioni sue proprie, suonate e concepite in uno stile acustico personale. Ha all’attivo esperienze in gruppi musicali della zona fiorentina e toscana, la presenza come insegnante in scuole di musica privata e la conduzione di seminari musicali.
Una selezione dei suoi brani e ulteriori dettagli si trovano sul suo spazio Myspace.
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– Parlaci del tuo percorso musicale, di come hai iniziato a suonare, dei tuoi primi maestri.
Provengo da una famiglia che mi ha esposto a stimoli musicali di differente natura, da quella classica occidentale a quella indiana e americana. Ho cominciato a studiare il pianoforte da bambino, a 5 anni credo, con un insegnante classico. Dopo qualche tempo ho cambiato strumento, attratto dalla chitarra classica. Sono stato fortunato a conoscere il mio primo e più influente maestro, Ganesh Del Vescovo – chitarrista classico e compositore – che poi è diventato amico di famiglia e mio maestro fino ai 15 anni. A quell’età poi ho subito il fascino della musica afroamericana e sono passato all’elettrica. Ho riscoperto i suoni acustici successivamente, ma non per esigenze limitate all’esperienza musicale, ma semmai più vicine a una ricerca di emancipazione dall’imitazione di esercizi di stile e sonorità ormai conformate, in cui molti musicisti che mi circondano si riconoscono. Continua a leggere
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Leonardo Masi è un chitarrista classico fiorentino, oltre che uno studioso di Letteratura Polacca. Insegna Storia ed Estetica della Musica a Varsavia presso la Uniwersytet Kardyna?a Stefana Wyszy?skiego.
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– In occasione del tuo ultimo concerto fiorentino, nell’ambito della rassegna dedicata ad Alvaro Company (novembre 2011), hai presentato un repertorio molto “meditativo”, ispirato alla notte. Perché questa scelta?
All’interno dei programmi che propongo mi piace tracciare un percorso che sia stimolante, almeno per me. Per il programma notturno il concept è nato dall’unione della voglia di rendere un omaggio al maestro Company e da quella di riprendere il Nocturnal di Britten, un brano che non suonavo da diversi anni. Per l’appunto i brani di Company che avevo in repertorio erano un Notturno e la Barcarola per una culla. E poi c’era il pezzo di Carlo Prosperi per chitarra e violino intitolato In nocte e dedicato proprio a Company: dunque avevo già quattro brani ispirati alla notte. C’è da dire che la chitarra è uno strumento “notturno” di per sé, quindi non è difficile trovare brani con simili atmosfere nel repertorio. Su questa base, ho però voluto inserire un elemento di simmetria che ora ti spiego. Continua a leggere
Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni
Fin dalla prima volta che andai a un concerto di Ganesh Del Vescovo, ormai più di quindici anni fa, capii di trovarmi davanti a un artista che nella musica aveva realizzato qualcosa di straordinario: evocare a ogni nota immagini e percezioni che nel rumore del mondo di oggi tendono a sfuggire, anche se sono sempre lì, pronte a essere colte e sottolineate.
La sua vita artistica è interessantissima: musicista e compositore, il Maestro Del Vescovo è nato come autodidatta, sebbene poi abbia condotto studi formali al Conservatorio “Cherubini” di Firenze, sotto la guida sensibile e raffinata del Maestro Alvaro Company, celebre compositore italiano e allievo di Andrés Segovia. Continua a leggere