HUMANIORA, DOMINAE

“Se esiste un dio, allora è un suonatore…“

 Christian Bobin

 

 

      Dominae, l’ultimo album musicale degli HumaniorALaboratorio di Ricerca e Creazione Letteraria e Musicale di Sassari, è dedicato ad alcune donne sarde protagoniste della storia della Sardegna, per il loro valore o perché coinvolte in vicende di cronaca.

Alcune di esse sono assai note -regine, artiste, studiose-  altre meno; le loro vite rivivono ora qui prodigiosamente, nella loro esemplarietà che ogni canzone illumina e racchiude in splendida sintesi: Grazia Deledda, Eleonora d’Arborea, Maria Carta, Eva Mameli, Adelasia di Torres, Julia Carta, Francesca Sanna Sulis, Paska Devaddis, Antonia Mesina, Maria Lai; alle quali va aggiunta Amelie Posse Brazdova, scrittrice svedese che soggiornò in Sardegna negli anni della prima guerra mondiale, descrivendo questa sua esperienza nel suo romanzo Interludio di Sardegna.

 

Tra le dedicatarie dei brani conosciute anche fuori dalla Sardegna non potevano dunque mancare Grazia Deledda, Eleonora d’Arborea e Giuliana Luigia Evelina (nota Eva) Mameli, prima donna in Italia ad avere avuto una cattedra universitaria, di Botanica Generale, ma anche madre dello scrittore Italo Calvino.

Ci sono poi donne meno note, vittime del potere incoercibile dell‘epoca, come Julia Carta, nata a Mores e vissuta a Siligo tra il sedicesimo e il diciasettesimo secolo, imprigionata e infine condannata dal Tribunale dell’Inquisizione di Sassari per stregoneria a tre anni di reclusione, dopo essere stata costretta ad “ammettere le sue colpe”. In realtà Julia, analfabeta, era semplicemente una indovina e guaritrice come tante ce n’erano all’epoca, eredi di una lunga tradizione che affondava nella storia della Sardegna arcaica (il ritornello ne richiama la formula pronunciata in lingua sardo logudorese). La canzone che la ricorda, dal titolo Chi ha paura di Julia?, è cantata splendidamente da Lavinia Rosa; il testo è stato scritto da Claudio Conti, la musica da Gianfranco Strinna. Il brano, davvero apprezzabile per le soluzioni musicali e il valore paradigmatico della storia (è possibile ascoltarlo QUI ) ha chiuso in bellezza il concerto di presentazione dell’album l‘11 gennaio scorso, a Sassari, con un’enorme partecipazione di pubblico.

 

Ascoltando l’intero album e osservando retrospettivamente il percorso degli HumaniorA, possiamo ben cogliere lo spirito che li caratterizza: non semplicemente fare buona musica, ma esprimere il tempo attuale e quello passato con sguardo acuto e sensibile; sia quando se ne celebra la bellezza, sia quando ci si cala nel male della storia, nelle tragedie collettive e individuali: in fondo, quelle di sempre. La ricerca artistica mira dunque a un equilibrio che pur guardando senza sconti la realtà mai fa però trionfare la disillusione distopica sulla speranza e la fede, confessionale o laica che sia; fede che c’è in ognuno di noi, e non potrebbe non esserci, in varia misura e contesto.

 

L‘esistenza e le vicende di queste donne, studiate meticolosamente anche nel quadro storico di riferimento, sono così riaffiorate e rifiorite da un passato più o meno lontano, per mimesi artistica, inverando in questo lavoro come nei precedenti, voglio ancora ribadirlo, l’idea del primato indiscutibile dell’amore e della bellezza su tutto; la bellezza fisica, materica, del mondo e, non di meno, quella spirituale, che guarda a “una umanità più umana“, e quindi più giusta e più bella -più bella proprio perché più giusta e capace di amore- prevalendo sulla cattiveria, sulla negazione di valori fondanti nelle relazioni, ma anche sulla distrazione, sulla sciatteria, sull‘oblio. Non è un caso che il percorso degli HumaniorA s’intrecci con l‘impegno in campo sociale (soprattutto con l’Associazione Ponti non muri, con iniziative di aiuto diretto alla  popolazione palestinese, ma anche  volte a tenere alta la nostra attenzione sull’immane tragedia che si sta consumando su questa comunità, a opera del governo e dell’esercito  israeliano, ma anche degli Usa, nell’inerzia pilatesca di tanti governi a cominciare dal nostro.

 

Nel lungo percorso artistico degli HumaniorA iniziato nel 1983 hanno collaborato col gruppo centinaia di persone tra musicisti, scrittori, docenti e giornalisti. Sempre con l’immancabile regia e direzione artistica di Zino Squintu. Si rimanda per ogni dettaglio sulla discografia, sulla storia e le vicende del gruppo, nonché sugli artisti che ne fanno parte e ne hanno fatto parte (alcuni dei quali assai noti nel panorama artistico e accademico regionale), al curatissimo volume che accompagna il CD: HumaniorA, Dominae – Donne protagoniste della storia della Sardegna (Edes 2023)(euro 15,00)

 

Giovanni Nuscis

 

 

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Per chi vive o transita in Sardegna, informo che gli HumaniorA suoneranno in concerto il 24 agosto alle 22.00 a Siligo (Sassari), Località Su Runaghe.

 

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