Non c’è niente del sole dentro gli occhi
della mia donna e il corallo è più rosso
della sua bocca! Perché ha il seno spento,
mentre la neve è bianca? E se i capelli
sono fili, il suo filo è un filo nero.
Ho guardato le rose bianche e rosse
di Damasco: non c’è nessuna rosa
sulle sue guance, e altri odori vincono
il suo respiro. Io l’amo quando parla,
ma giuro che la musica è più bella.
Ammetto che non so cos’è una dea:
la mia donna calpesta solo terra.
O Dio, questo è un amore tanto raro
quanto ogni Lei paragonata a tutto!

Antieufuismo eufuistico.
O no?
Un caro saluto,
Roberto
proprio così. non si rinuncia facilmente ad uno *stile*, se è anche uno *stilo* – e parlava un *attore*, uno che crede a tutto e niente, un bagatto felicissimo e infelicissimo, che collabora con altri e ne ride *nello stesso tempo* (la stessa struttura dei Sonetti, tra il fair friend e la mistress nera, è un segno di uno-e-due, due nell’uno, caos controllato – e chi lo decifra deve essere *un po’* attore…)
massimo
non ho qui con me il testo originale per inaugurare raffronti
tuttavia immagino che sia una scelta precisa non inserirlo – e ciò mi aiuta a rilfettere
del resto si gode anche dell’autonomia del “commento” che la traduzione innesta sull’originale, quando tale visione è in sé *ortus conclusus*, indipendente e finita ricostruzione poetica
grazie Massimo
e un caro saluto
Bello. Della serie: come ridimensionare ogni genere di attaccamento all’umano.
E insieme goderne, per la possibilità di conseguire la “vittoria”.
Quale vittoria però?
“…il corallo è più rosso della sua bocca.”
c’è sempre qualcosa (qualcuno) che è più di qualcosa (qualcuno). Ceronetti scrisse che ci sono donne più sensuali della “tostata Sulamita” (“io sono nera e bella!”, ecc.). ma questo è solo un gioco su un gioco, Will Scuoti-Lancia non era né serio né poco serio – e il gioco non è trasversale, non parla a nessuno in particolare, non è un senhal, non è nulla. e non ho un amore occhi marroni a cui dedicarlo. né un amore occhi blu che ne sia il bersaglio.
dunque: parole parole parole – mentre un pezzo di mondo naufraga. intanto i poeti si interrogano (e i poeti si interrogano sempre su cose che sembrano *diverse dalla cronaca*): perché così pochi spettatori della poesia? (due, tre, cinque, nessuno). perché i poeti non dialogano? perché i poeti non si leggono a vicenda? ecc.
è sempre stato messo in silenzio il tema dei temi: la felicità. a chi piace o a chi giova? l’Islandese rischia sempre di essere divorato dai leoni (magri, magrissimi) – perché si è allontanato da casa, perché ha posto le domande sbagliate nel posto sbagliato.
Sì “un amore tanto raro”, ma destinato ad estinguersi ancora prima della fine di ogni vicenda umana. O destinato ad esistere
in una dimensione “fuori dalla cronaca”, addirittura nell’assenza.
I poeti si interrogano su cose che “sembrano diverse dalla cronaca”.
Forse mancano “luoghi” per gli spettatori della poesia.
Se c’è la possibilità di accedere a uno spazio adatto, si legge, si dialoga e si discute.
Deve accadere “l’incontro”
poco fa – in Piazza della Nunziata, strappata alla nostalgia del Ma se ghe pensu e al suo caos usuale; molte centinaia di ragazzi hanno camminato, dietro una finta bara (l’Università in *svendita*). era bello – non dico per le motivazioni politiche ecc. [non sta a me dirlo] (la balena – la grossa nave – si sta arenando, comunque); ma era BELLO: e il Requiem di Mozart ad altissimo volume, usciva dagli altoparlanti. ecco – quello era un incontro, e Mozart trionfava.
i poeti si interrogano sulla *propria* sopravvivenza. con una dolcezza innocente e tenera – “perché nessuno viene alle nostre letture?”. la Maestà e la Potenza, per non parlare dell’Inusualità e del Furore, non appartengono a questo tempo (poetico); io le rimpiango. le rimpiango come un copista che si è abituato a copiarle, se non le può creare; ogni copia è un tentativo. e poi manca una poesia come questo sonetto: misurata e calda, abbandonata e precisa, ridere senza ridere e ridere di ridere e perché non si ride (e anche piangere). Scuoti-lancia è anche un pungolo – e un *miglior fabbro*.
A chi piace o a chi giova la felicità?
L’idea di felicità è insopportabile, come sarebbe la sua durata.
Si consuma nel tempo breve, apre uno squarcio nel quotidiano.
Lascia qualcosa di inaspettato che ritorna, quando e come non puoi saperlo prima.
Piace una “felicità” senza definizioni, perchè in fondo risulta estranea all’esperienza umana. C’è poca consuetudine.
Vedo quell’islandese, come costretto a vagare, con le sue domande.
Forse questo non è nemmeno un tempo poetico. Sembra condannare all’espressione senza meta, senza misura. Piove, ma la terra non accoglie e tutto sembra disperdersi.
Maestà, Potenza, Inusualità e Furore sono termini che appartengono alla natura, agli elementi.
A opere d’arte come il David di Michelangelo.
Nel nostro tempo attuale, siamo al riparo, sotto l’idea-ombrello di “piccolezza” umana.
Il grande uomo ha prodotto sfaceli.
I grandi artisti (sicuramente ce ne sono) restano come “intimiditi”.
“Scuoti lancia”, può pungolare e insieme “forgiare”?
Forse era bello per questo il corteo?
buon giorno Paola… non lo so. vi è qualcosa di solenne che *ogni tanto* si manifesta. pensa alle leggende sulle monellerie di Rimbaud bambino e ragazzo (e Daniel-Rops non esita a vedere caratteri anche diabolici in Arthur) – eppure: Arthur era il più nuovo. non era edificante – e Daniel-Rops lo dice – ma *era*. il sonetto delle Voyelles forse è solo una presa in giro o un gioco di parole su cose oscene. Etiemble lo crede solo un gioco: tanto vuoto da poter farci dire *tutto*, e da rendere ridicoli *noi*. e forse è il caso di Will Scuoti-Lancia (che era attore; mentre Arthur era un po’ Pinocchio un po’ Giannino Stoppani) – ci sono cose che non significano *nulla*, al di fuori del momento. significano se stesse, e ridono…
Significano se stesse e ridono…quel riso “risuona”. Un bambino che voleva diventare monaco zen (forse una leggenda)cercava il suo maestro e la campana del monastero. La trovò: era il “tintinnare” dell’acqua di un ruscello nella foresta.
Là c’era anche il suo maestro.
Buon giorno a te Massimo 🙂
Scuoti lancia – pungolo – miglior fabbro. La potenza del fabbro sta nel fuoco e nell’adeguatezza del suo strumento.
Ecco la tua pagina aperta oggi sul “sogno”…
e il pungolo (stimulus) continua – di fronte a testi medievali che *non possono* significare solo: “da’ spazio al tuo superiore a tavola, saluta le signore rispettabili”, ecc. – a che cosa servono i *Documenti d’Amore* di Francesco da Barberino? chi poteva decifrarli (il loro volgare pesa come il loro latino) conosceva già il bon ton – perché insegnarglielo di nuovo? perché quella forma doveva riconciliare Qualcuno con Qualcosa; i lettori c’entrano pochissimo.
*tutto è divino e tutto sembra umano* – ha scritto un [mio] Maestro.
di fronte a tutto il resto, il resto non conta. e i “primi vagiti” di un nuovo tempo (Venditti!) : vedere, vedere e ascoltare, vedere e provare.
questo ha forza – cita se stesso, modifica se stesso :
http://www.youtube.com/watch?v=IgG_N2fW49U&feature=related
e la neve è più bianca del seno bianco – ma la neve *tace* (agli orfani piace la neve – dovrebbe piacermi la neve – non sempre, non del tutto). la ragazza del Luna Park ha caricato il suo fucile, è così facile morire *in nome dell’amore* (coltellata al fianco, mano che gira la lama *sicuramente* – fu detto : N. ti ha già ucciso *una volta*, è così facile da dire!).
[Prometeo continua]