Archivi tag: Dante

“Il pazzo che si crede Dante”. Enzensberger sul Titanic

di Giovanna Menegùs
Pubblicato su Avamposto. Rivista di poesia, nella rubrica Odiare la poesia
Immagine: Ercole Milanese (Ostiense, Porto fluviale)

Il volume, con la bella sopracoperta bianca dei Supercoralli Einaudi macchiata, un po’ strappata, lo trovo alla vigilia del primo lockdown su una bancarella di libri usati. Lo scelgo e me lo porto a casa con il senso cupo e ansioso con cui si decidono le ultime provviste prima di rinchiudersi nel bunker. Sapendo che poi per molto (quanto?) tempo non sarà più possibile ritrovarsi così liberamente, oziosamente fra libri veri: freschi di stampa o polverosi e ingialliti che siano poco importa. Del resto essere un reperto, un oggetto salvato e consunto, per un poema dedicato all’affondamento del Titanic – 15 aprile 1912 – fa parte del codice genetico.
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Giudici poeta dell’eros. Nel decennale

Di Giovanna Menegùs. Pubblicato da Avamposto. Rivista di poesia, nella rubrica ‘Odiare la poesia’.

Un po’ per caso mi accorgo che questo 2021 secondo anno dell’era Covid è il decennale della morte, non solo di Zanzotto, ma ­– il 24 maggio – anche di Giovanni Giudici.
Noto poi questo: i due grandi del secondo Novecento, quasi esattamente coetanei, vengono presentati da critica e manuali di storia della letteratura in sequenza e come una sorta di coppia, coppia però dagli elementi ben distinti, paralleli più che tangenti: Raboni, collocandoli insieme sotto il segno di «Grande stile e ironia», li rappresenta come «due solitudini».
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“La vita e lo sguardo”. Intervista a Emerico Giachery

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

La vita e lo sguardo (ed. Fermenti) è un’opera di grande pregio del Prof. Emerico Giachery. Di pregio non tanto perché è l’opera di un grande accademico (qual pure egli è), ma sopratutto di un profondo umanista. Questo saggio è un viaggio tra gli autori che popolano la sensibilità di un fine osservatore, italianista e comparativista, nonché viaggiatore, che alterna meditazioni letterarie su temi attinenti allo spirito dell’uomo a ricordi personali di diversi luoghi d’Italia e d’Europa in cui quello spirito l’ha vissuto personalmente, percependolo nei paesaggi e negli incontri con le persone.

Abitare poeticamente la terra, s’intitola il primo capitolo, come un suo libro precedente e sembra un manifesto letterario: coglie l’energia, l’anima del mondo, in un dialogo che spiriti sottili come quelli di Carl Gustav Jung e James Hillman hanno saputo intuire.
Poeti e filosofi tedeschi, come Rilke e Heidegger, e poi Leopardi, Montale, Ungaretti, Czes?aw Mi?osz e tanti altri cantori del cosmo e dell’intimo sono gli interlocutori ideali del Prof. Giachery.
Ma c’è di più. La dynamis intima di questo percorso attinge a riflessioni di un pensatore come Benedetto Croce, ma anche di mistici come Karol Wojty?a e di scienziati come Rita Levi Montalcini, e alle pagine di narratori come Giovanni Verga e Italo Calvino. Senza dimenticare i musicisti, tra cui Ludwig van Beethoven e Richard Wagner. Continua a leggere

METALLI COMMEDIA 0.1

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=28GaKoCuobU]

Parlano, parlano di libertà,
ma quando vedono la penna libera,
allora il panico li provoca.

[liberamente, da Easy Rider:
in claris fit interpretatio]

«Non mi sono mai sentita a Casa – Quaggiù» scrive Dickinson. «Riporta questo selvaggio a Casa» canta Dickinson. Emily e Bruce. E nello stesso sentire: sentirsi sempre fuori luogo. Perché fuori di testa, fuori dai denti, fuori dal coro e fuori dal metro. E ne parlavo con l’amico. L’amico della kerkoporta. Mi ricorda, ancora, la kerkoporta: «devi farti kerkoporta, basta farsi kerkoporta. Costantinopoli – si dice – cadde a causa della kerkoporta, una piccola porta secondaria».
Alla quattrocentocinquatatreesima volta che mi sprona a diventar kerkoportiforme gli comunico che, per contrappasso dantesco, sarà concluso in una belìn di kerkoporta per l’eternità… E nel delirare e demandare all’Alighieri i tormenti di chi ci/mi cianura/cianurò la vita in vita, nasce la Metalli Commedia. E l’amico della kerkoporta offre occhio e orecchio all’opera. E presta mano: per contenere le cascate chiare [ché lui computa accenti e corregge e contiene i *cazzi* che Dama usa/abusa come virgola], per assegnare assilli all’arco dell’alloro che – no! Non è peccato mortale  sostituire Virgilio con Alice Cooper! E se – sì: è peccato mortale, m’ho da confessare… Continua a leggere

Qual è colui che sognando vede

paradiso

“Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate. Continua a leggere

Inferno I, 1: una lettura, di Demetrio Paolin

Quella che sto per scrivere è un’eresia. E questo mi fa sentire piccole lingue di fuoco solleticarmi le piante. A nessuno è mai venuto in mente che tipo di pelle dovevano avere gli eretici? Io l’ho sempre pensata luminosa, come la filigrana di una lampadina poco prima di bruciarsi. Comunque le ciance non fanno parte di questo scritto e quindi scendiamo in medias res.
Nel mezzo del cammin di nostra vita” (Inf. I, 1).
Chi non ha riflettuto almeno una volta, anche addormentandosi come fa il protagonista della poesia di Gozzano Dante, su questo endecasillabo? Ho sempre pensato che queste sette parole fossero la nascita di tutta la letteratura. L’inizio della Commedia è come l’inizio della Bibbia, tiene dentro di sé tutto ciò che c’è stato prima, che c’è e che ci sarà. Continua a leggere