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Primo Levi

a cura di Giorgio Stella

Polvere

Quanta è la polvere che si posa
Sul tessuto nervoso di una vita?
La polvere non ha peso né suono
Né colore né scopo: vela e nega,
Oblitera, nasconde e paralizza;
Non uccide ma spegne,
Non è morta ma dorme.
Alberga spore vecchie di millenni
Pregne di danno a venire,
Crisalidi minuscole in attesa
Di scindere, scomporre, degradare:
Puro agguato confuso e indefinito
Pronto per l’assalto futuro,
Impotenze che diverranno potenze
Allo scoccare di un segnale muto.
Ma alberga pure germi diversi,
Semi assopiti che cresceranno in idee,
Ognuno denso di un universo
Impreveduto, nuovo, bello e strano.
Perciò rispetta e temi
Questo mantello grigio e senza forma:
Contiene il male e il bene,
Il pericolo, e molte cose scritte.

29 settembre 1984

Si vis pacem, para pacem. Sedete e contrattate

Propongo una poesia di Primo Levi che penso esprima il sentire dei più in questo momento. Con il passare di giorni è un lento sfinimento, con il bombardamento continuo degli eserciti e delle notizie di cui si fa fatica a distinguere il vero dal falso. Con il susseguirsi di immagini che, vere o false, sono rivolte ad aizzare l’odio e ad amplificare la guerra. Con le lacerazioni personali che suscita il senso di impotenza della ragione davanti alla forza. Con la difficoltà a trovare un senso univoco che impedisce di avere le stesse vedute a persone che hanno condiviso esperienze e formazione. Con la narrazione dominante che al contrario tenta di imporre il pensiero unico mettendo in ridicolo  coloro che deviano dal coro.  Oggi o domani, la soluzione non può che essere questa: sedete e contrattate. La pace si fa con i nemici. Continua a leggere

Lirico terapia. Primo Levi


Il canto del corvo (II)

«Quanti sono i tuoi giorni? Li ho contati:

Pochi e brevi, ognuno grave di affanni;

Dell’ansia della notte inevitabile,

Quando fra te e te nulla pone riparo;

Del timore dell’aurora seguente,

Dell’attesa di me che ti attendo

Di me che

                   (vano, vano fuggire!)

Ti seguirò ai confini del mondo,

Cavalcando sul tuo cavallo,

Macchiando il ponte della tua nave

Con la mia piccola ombra nera,

Sedendo a mensa dove tu siedi,

Ospite certo di ogni tuo rifugio,

Compagno certo di ogni tuo riposo.

 

Fin che si compia ciò che fu detto,

Fino a che la tua forza si sciolga,

Fino a che tu pure finisca

Non con un urto, ma con un silenzio,

Come a novembre gli alberi si spogliano,

Come si trova fermo un orologio».

Primo Levi non ha mai smesso d’indagare il mistero del male: qui l’ombra che insegue l’aguzzino fino alla fine dei giorni.

“Il pazzo che si crede Dante”. Enzensberger sul Titanic

di Giovanna Menegùs
Pubblicato su Avamposto. Rivista di poesia, nella rubrica Odiare la poesia
Immagine: Ercole Milanese (Ostiense, Porto fluviale)

Il volume, con la bella sopracoperta bianca dei Supercoralli Einaudi macchiata, un po’ strappata, lo trovo alla vigilia del primo lockdown su una bancarella di libri usati. Lo scelgo e me lo porto a casa con il senso cupo e ansioso con cui si decidono le ultime provviste prima di rinchiudersi nel bunker. Sapendo che poi per molto (quanto?) tempo non sarà più possibile ritrovarsi così liberamente, oziosamente fra libri veri: freschi di stampa o polverosi e ingialliti che siano poco importa. Del resto essere un reperto, un oggetto salvato e consunto, per un poema dedicato all’affondamento del Titanic – 15 aprile 1912 – fa parte del codice genetico.
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25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]
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Primo Levi: non dimenticatemi!

Primo Levi 001

di Augusto Benemeglio

1.I sommersi e i salvati

Venticinque anni fa Primo Levi ci ha lasciati, se ne è andato in quel buco nero che è la morte , gettandosi nella tromba delle scale della sua casa paterna di Torino, oppresso dal peso insostenibile del “ricordo” del Lager , quell’ombra terribile mostruosa e gigantesca per il suo breve e gentile corpo di uomo mite e sensibilissimo. Le poste italiane lo hanno voluto ricordare con un “folder”, che ho subito acquistato, e l’emissione di un francobollo commemorativo in ben 3 milioni di esemplari. Anche la Casa Editrice Einaudi ha voluto riproporre una nuova edizione de “I sommersi e i salvati”, in cui lo scrittore connota la conoscenza del tedesco come ciò che separava la vita dalla morte nel Lager. “Sapere il tedesco significava la vita.” Continua a leggere

Vivalascuola. Auschwitz, la memoria e il presente

L’ingiunzione assoluta a ricordare esclude che noi, oggi, possiamo cercare conforto nel credere che avremmo agito diversamente. Il nostro compito, oggi, è di curare che quella ferita rimanga aperta. Di fissare in volto quella stridente contraddizione tra la “serena, accogliente umanità” da riservare agli studenti “normali” e la disumana cacciata degli studenti ebrei. Il vero pericolo non è tanto che si possa dimenticare ciò che è accaduto nel passato, ma che si trascuri il senso per noi degli eventi che si sono verificati. (Guido Panseri)

Auschwitz, la memoria e il presente
di Stefano Levi Della Torre

1 – Il 27 gennaio, data stabilita per la “Giornata della memoria”, ricorda il giorno in cui l’Armata Rossa, nella sua avanzata contro le armate naziste, raggiunse il campo di Auschwitz. Continua a leggere

Angelo D’Arrigo: “In volo senza confini”

Articolo di Alberto Pezzini

Durante una conferenza agli allievi dell’Istituto aeronautico, il giorno prima di incontrare la sua morte, Angelo D’Arrigo diceva:” Il volo è poesia. Dall’alto il mondo è diverso”. Il 26 marzo del 2006, il giorno dopo, scompariva in cielo. In un cielo siciliano, a bordo di un piccolo velivolo da turismo. Lascia la moglie ed i figli. Laura Mancuso scrive così il libro che non avrebbe mai e poi mai voluto scrivere, In volo senza confini – Corbaccio 2009 – pagg. 179, euro 16,60. Continua a leggere