
SHEMA’
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa e andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
10 gennaio 1946
*
PER ADOLF EICHMANN (1)
Corre libero il vento per le nostre pianure,
Eterno pulsa il mare vivo alle nostre spiagge.
L’uomo feconda la terra, la terra gli dà fiori e frutti:
Vive in travaglio e in gioia, spera e teme, procrea dolci figli.
… E tu sei giunto, nostro prezioso nemico,
Tu creatura deserta, uomo cerchiato di morte.
Che saprai dire ora, davanti al nostro consesso?
Giurerai per un dio? Quale dio?
Salterai nel sepolcro allegramente?
O ti dorrai, come in ultimo l’uomo operoso si duole,
Cui fu la vita breve per l’arte sua troppo lunga,
Dell’opera tua triste non compiuta,
Dei tredici milioni ancora vivi?
O figlio della morte, non ti auguriamo la morte.
Possa tu vivere a lungo quanto nessuno mai visse:
Possa tu vivere insonne cinque milioni di notti,
E visitarti ogni notte la doglia di ognuno che vide
Rinserrarsi la porta che tolse la via del ritorno,
Intorno a sé farsi buio, l’aria gremirsi di morte.
20 luglio 1960
(1) Nel proporre le due poesie di Primo Levi, per una qualche stranezza, il post che credevo di avere programmato non è apparso. C’è sempre una ragione dietro quello che ci sembra una stranezza. Al nome di Adolf Eichmann, ufficiale nazista responsabile delle deportazioni degli ebrei, sulla cui vicenda ha scritto un saggio memorabile Hannah Harendt (La banalità del male), mi si è infatti associato quello di Benjamin Netanyahu, Capo del Governo israeliano responsabile del genocidio in atto sulla popolazione palestinese (“O figlio della morte, non ti auguriamo la morte. / Possa tu vivere a lungo quanto nessuno mai visse: / Possa tu vivere insonne” …sessantasette mila notti).
Tra le distinzioni che segnano le due tragedie, per numeri e contesti storici, c’è però anche quella che la seconda, su Gaza, non si è consumata di nascosto, ma sotto gli occhi del mondo intero senza che nessuno sia intervenuto; nessun Governo, nessun esercito sta impedendo questo (se non quello Usa, ma in sostegno di Israele!), così che la popolazione -ma anche gli operatori dei media e il personale medico- vengono massacrati ogni giorno. I Governi del mondo, al di là delle dichiarazioni palesi o risicate di condanna nei confronti di Israele (come quella, tardiva, del Governo italiano), nulla hanno fatto: nemmeno sospendere i rapporti diplomatici e commerciali, nemmeno bloccare l’invio di armi! Quella palestinese resterà perciò anch’essa una grande ferita nella storia dell’umanità.

grazie, grazie, caro Giovanni, dici bene che stavolta è tutto alla luce del sole e nessuno fa nulla, dobbiamo affidarci a Greta Thurnberg soltanto?
Temo che dovremmo subire per un bel pezzo la decadenza delle sedicenti democrazie, salvo scossoni davvero energici, come ce ne sono stati nella storia. Più fattibilmente, dobbiamo sostenere iniziative belle come quelle della Global Sumud Flotilla (con loro, a bordo, ci starebbero state volentieri centinaia di milioni di persone, tra cui lo scrivente:). Iniziando comunque una buona volta a ripensare e pretendere un protagonismo da parte dei cittadini nelle scelte politiche che più condizionano e condizioneranno le nostre vite (Rifiuto del Re Arm Europe, transizione energetica, sostegno umanitario ai paesi aggrediti e sanzioni ai paesi aggressori, leggi elettorali etc). Le democrazie rappresentative sono ridotte a cavalli di troia mossi per lo più da interessi biechi.
In che modo le poesie di Primo Levi invitano a riflettere sulla memoria storica e sulla responsabilità collettiva?