Archivi tag: 25 aprile

Il 25 aprile: una festa di tutti gli italiani

di Fabiano D’Arrigo


In Italia il 25 aprile si celebra la liberazione dal totalitarismo nazifascista; si ricorda la Resistenza, quella militare e quella civile, fatta da donne e da uomini di diverso ceto sociale, di diverso credo religioso, di diversa opinione politica, che a loro modo furono “nazione e popolo” e costruirono l’Italia attuale aperta all’Europa.

Dalla Resistenza nasce la Costituzione repubblicana italiana. E la Resistenza è a ragione l’anima antifascista della Costituzione repubblicana.

Piero Calamandrei in un celebre discorso del 26 gennaio 1955 sostiene che la Costituzione è nata “nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, … col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”.

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Si via pacem, para pacem. Il 25 aprile non è la festa del nazionalismo armato

Buon 25 Aprile a tutti. Con commozione e gratitudine per quanti “volontari si adunarono, per dignità non per odio”, come scrisse Piero Calamandrei. E con la consapevolezza che il frutto più maturo della Resistenza è l’articolo 11 della Costituzione Italiana che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Le parole migliori che oggi ho letto per rendere onore a questa data e alla sua eredità mi sembra siano quelle di Tomaso Montanari, che propongo di seguito. Continua a leggere

25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]
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La scelta, di Elena Bono


Dicono ch’era sogno

e che per nulla più di un sogno

siete morti. E sia.

Sogno per sogno in terra di dormienti

scegliamo il sogno da sognare.

Chi di bruto

chi di uomo.

Sulla prescelta barca fare il viaggio

e ritornare

dove tutto ritorna.

Né fiume può sostare

né luna

né musica.

Può soltanto fuggire

questa mazurca

sperduto addio

battendo l’ali ancora

contro il mio viso

e dileguare.

[su segnalazione di Barbara Pesaresi]

25 aprile

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da qui

Le solite polemiche: chi ha liberato chi; impossessarsi, strumentalizzare. L’ermeneutica insegna che non basta la storia, serve comprendere, interpretare, in modo che il passato dica qualcosa all’oggi. E oggi liberazione significa visione nuova della società e della politica, rifiuto delle logiche parziali, guidate da interessi di bottega, dai condizionamenti delle lobbies e dei poteri economici e ideologici che fanno carne da macello delle aspettative legittime di un popolo, dei diritti elementari, calpestati dai gruppi di potere. Democrazia, oggi, significa dare voce agli ultimi, a coloro che subiscono dittature subdole e invisibili, il lavaggio del cervello a opera dei media asserviti al padrone più munifico. Cercasi partigiani della vera libertà, combattenti coraggiosi contro il mostro a sette teste della seduzione diabolica del dio denaro.

Vivalascuola. Scuola – memoria – 25 Aprile

Semplicemente non c’è. Nei nuovi programmi di storia che si studieranno dal prossimo anno nei licei non si parla di Resistenza. Così come antifascismo e Liberazione non sono neanche citati. Il buco è al quinto anno, dedicato allo studio dell’epoca contemporanea, dall’analisi delle premesse della I guerra mondiale fino ai nostri giorni. La nuova articolazione, spiegano dal dicastero di viale Trastevere, è stata dettata dalla necessità di evitare che succedesse, come spesso è successo, che non si arrivasse neanche a fare la II guerra mondiale… A differenza dei vecchi programmi, parole come antifascismo, Resistenza, Liberazione sono sparite (vedi qui).

La tessera dell’ANPI
di Donato Salzarulo

Da oltre vent’anni rinnovo la tessera dell’ANPI.
Prima me la portava un simpatico vecchietto in abito, cravatta e cappello di quelli classici, schiacciato su una testa ben fatta. Continua a leggere

Le regole del successo

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Ci sono libri classificati nella categoria del self-help, l’auto-aiuto. Stephen Covey, nel 1989, ne scrisse uno intitolato The 7 Habits of Highly Effective People (trad. it. Le sette regole per avere successo, Milano, FrancoAngeli 2003). Si indicavano due passaggi principali da compiere: dalla dipendenza all’indipendenza – corrispondente al successo privato – e dall’indipendenza all’interdipendenza – corrispondente al successo pubblico. Ognuno di questi passaggi implicava tre criteri d’azione: per passare dalla dipendenza all’indipendenza si suggeriva di:

1) essere proattivi, superare cioè l’atteggiamento di passività di fronte alla vita;

2) cominciare dalla fine, vedersi così come si vorrebbe essere al termine dell’ esistenza;

3) dare la precedenza alle priorità, non permettere al secondario di prendere il sopravvento sul primario.

Questa fase veniva sintetizzata nell’immagine dell’affilare la lama. Continua a leggere

4 MAGGIO 1944 – IN MEMORIA

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Dall’album: Il seme e la speranza (2006) . The Gang

4 MAGGIO 1944 – IN MEMORIA

All’alba del 4 di Maggio
arrivarono le orde assassine
portavano croci uncinate
la feccia del terzo regime

Li guidavano i cani da guardia
la guardia dei repubblichini
in tanti più di duemila
duemila vili aguzzini
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Una generazione di cuori in fuga dall’Italia

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Il 25 aprile dei giovani italiani a Barcellona

Chi lascia l’Italia, oggi, non è spinto soltanto da motivazioni economiche: molti giovani – giovani straordinari (ce ne sono, si vedono poco solo perché a loro interessa vivere, e vivere bene, non esibirsi davanti a una telecamera) – abbandonano soprattutto un clima psicologico e morale: un Paese che sentono perduto, o in via di perdizione quale la misura di tutto sono diventati i soldi, la furbizia, l’apparenza. Si lasciano alle spalle – almeno provano – una visione del mondo fascistoide, basata sul sopruso, sull’umiliazione della meritocrazia, sulla triste negazione del potere creativo della natura e delle persone.
Forse anche nel mondo sta andando così, ma non a tal punto, credo.
Ho l’impressione che in Italia l’idea cancerosa del puro, semplice e brutale profitto governi l’economia e le esistenze individuali più che in tantissimi altri paesi. Ho la sensazione che il popolo dei furbi, dell’egoismo e dell’ingiustizia abbia quasi cancellato la nostra gioia di vivere. Continua a leggere