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da qui
Abbiamo paura. Ora che abbiamo smontato l’armadietto, gli scaffali della libreria, ora che in camera non c’è più nulla, che ogni soprammobile è stato ritenuto fuori luogo, che neanche un fiore ha un motivo per fermarsi; ora che il letto, l’abat-jour, la scrivania con la poltrona in pelle, la foto che occhieggiava sul mobile di fronte, il calendario appeso dal 31 dicembre, la sveglia, il telefono, la luce notturna; ora che persino le ciabatte sono state sfrattate dall’angolo nel muro; adesso che qualcuno porta dentro le sue cose – estranee, inquietanti, sconosciute -, restiamo stupiti, increduli, spiazzati. Ci sembra impossibile che la nostra cultura stia per fare la fine di ciò da cui ci siamo liberati. Adesso è tardi, forse, per cambiare.


