Propongo una poesia di Primo Levi che penso esprima il sentire dei più in questo momento. Con il passare di giorni è un lento sfinimento, con il bombardamento continuo degli eserciti e delle notizie di cui si fa fatica a distinguere il vero dal falso. Con il susseguirsi di immagini che, vere o false, sono rivolte ad aizzare l’odio e ad amplificare la guerra. Con le lacerazioni personali che suscita il senso di impotenza della ragione davanti alla forza. Con la difficoltà a trovare un senso univoco che impedisce di avere le stesse vedute a persone che hanno condiviso esperienze e formazione. Con la narrazione dominante che al contrario tenta di imporre il pensiero unico mettendo in ridicolo coloro che deviano dal coro. Oggi o domani, la soluzione non può che essere questa: sedete e contrattate. La pace si fa con i nemici.
Canto dei morti invano
di Primo Levi
Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purché trattiate e contrattiate
Le vite dei nostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L’esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino,
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d’Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl’innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perché siamo i vinti.
Invulnerabili perché già spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finché la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.

Bellissima
Commovente, bisognerebbe farla circolare tantissimo questa poesia.
Sì, è bella e terribile.