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“Upupa, ilare uccello calunniato” – di Mauro Candiloro

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Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.

Lirica appartenente alla stagione miracolosa degli Ossi brevi, si situa quasi in chiusura di sezione, in posizione estremamente marcata, quasi il poeta volesse affidarcela come exemplum della presenza animale della raccolta in questione.
L’upupa montaliana è ascrivibile alla categoria che Derrida definisce degli “animots” , intraducibile neologismo della lingua francese composto dalle parole “animaux” e “mot” (parola), coniato dal filosofo algerino per superare la tradizione filosofica (da Aristotele a Heidegger) secondo la quale l’essenza dell’animale è ontologizzabile sotto il paracadute della categoria assoluta “Animale”; premettendo che ogni discorso sull’animalità sia inevitabilmente «dell’uomo, ma per l’uomo e nell’uomo» , Derrida prova a scavalcare l’aporia proprio tramite il neologismo animot, che sorge dalla volontà di «collegare in un unico corpo verbale tre parti eterogenee» : Continua a leggere