Archivi categoria: Ambiente

In fondo alla via Canonica

di Antonio Sparzani

in che senso “in fondo”? Da che parte? Beh, vi ho già portato dalla parte di piazza Gramsci, adesso andiamo dalla parte opposta, cioè verso il centro, e incontriamo così il viale Elvezia, traversato il quale si entra nel parco Sempione. Il Parco! Un posto grande, bello, vario, pieno di piante e, in questa stagione, di fiori e profumi e aria pulita (per lo meno un po’ più pulita di quella dei vialoni circostanti).
Chi si incontra nel parco? Dipende dall’ora in cui ci si entra; la mattina molti proprietari(e) di cani; cani di ogni forma e tipo, buoni, aggressivi, indifferenti, ma in genere vogliono salutarsi a vicenda, anche perché nel parco vengono spesso lasciati liberi, senza guinzaglio, nei modi in cui si salutano i cani, naturalmente, inducendo così spesso i padroni a sorridersi, a scambiare due parole. Continua a leggere

Un mondo nuovo (II)

di Roberto Plevano

Certi giorni ho l’impressione di essere su un treno che corre rapido verso un ponte crollato. Si sa che ci vuole tempo e spazio per fermarlo, ma non si capisce bene chi è ai comandi, nessuno sa quale sia la leva del freno, ammettendo pure che ce ne sia una (non c’è, o non è stata finora trovata), tutti, o quasi tutti, pensano alle loro faccende personali e di famiglia, e che in qualche modo se la caveranno. Dopotutto, gli esseri umani attualmente viventi se la sono comunque cavata, fino a oggi, anzi, fino a ieri. Il treno accelera, le porte sono sbarrate.

(Fuor di metafora – e dàgli con gli stilemi della civiltà del libro, le convoluzioni del pensiero sono costrette da molti ceppi – il ponte crollato è il mondo di ieri, e il mondo di ieri, così esplorabile e disponibile alle umane necessità, se pure in modi e gradi diversi, potrebbe essere, di qui a poco, l’unico mondo che la specie umana ha abitato, prima di annientare sé stessa.)
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Un mondo nuovo (I)

di Roberto Plevano

Ultima settimana di ottobre, rallegrata da temperature miti, al di sopra delle medie di appena qualche anno fa, anzi, piuttosto alte, anzi, per nulla miti: sono temperature spaventose, alterazioni dei cicli termici dell’Olocene (l’epoca geologica in cui ci troviamo, iniziata con la fine dell’ultima glaciazione, all’incirca 10000-11000 anni fa), segno di scenari catastrofici.
Pare però che nessuno si faccia prendere dal panico, al di là della quota di preoccupazione, quando c’è, condivisa con climatologi ed esperti, sempre più sconsolati.

Sono ormai quasi cinquant’anni che si accumulano evidenze del nesso tra attività umane e riscaldamento globale.
Trent’anni fa si apriva il negoziato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change) con lo scopo di stabilire un tetto di emissioni dei gas serra.
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Civita, prefazione di Giorgio Agamben

 

Il libro che state per leggere è esemplare, perché cerca di rispondere a  una domanda che nei giorni e negli anni che vengono non potrà più es sere elusa e ciascuno di noi dovrà a suo modo porsi, perché dalle risposte  che riusciremo a dare dipenderà la sopravvivenza della cultura umana  sulla terra. Questa domanda è: che cosa significa abitare? Sappiamo an cora che cosa significa abitare un paese, una città, un territorio? E che  cos’è un paese, se lo si pensa a partire dall’abitare?  Continua a leggere

Stefano Levi Della Torre, Variazioni sull’acqua

Piccola onda, 1999Piccola onda, 1999

Una mostra di Stefano Levi Della Torre su sor’aqua
di Giorgio Morale

Si è aperta il 27 settembre e si concluderà il 17 ottobre la mostra Variazioni sull’acqua che raccoglie 55 dipinti di Stefano Levi Della Torre presso la Centrale dell’Acqua di piazza Diocleziano 5, a Milano.

La mostra è una sorta di discorso cum figuris, strutturato su una solida architettura argomentativa attorno a uno dei beni più preziosi per la vita della Terra, in cui si riconosce l’azione dello Stefano Levi Della Torre saggista. Continua a leggere

Vivalascuola. Chi sono i “ladri di futuro”?

La mobilitazione degli studenti per il clima è da tempo l’unico evento del mondo della scuola che non riguardi “riforme” del ministro di turno o allarmi giornalistici di bullismo e violenza. Perciò è da salutare come benvenuta, anche e soprattutto perché riguarda un problema non da poco: la sopravvivenza del pianeta Terra e della specie umana. Ma davvero si può affermare come qualcuno ha fatto che grazie a queste manifestazioni “niente più sarà come prima“? Ce lo auguriamo, ma al contempo riteniamo necessario riproporre domande che sono state agitate nelle recenti manifestazioni. Chi ruba il futuro? Chi distrugge il pianeta? Chi dilapida le risorse? E’ proprio come dice Greta?

Il caso Greta Thunberg
di Giovanna Lo Presti

Negli ultimi tempi il “caso Greta” e le manifestazioni di massa di tanti giovani del mondo occidentale hanno tenuto le prime pagine dei giornali. Le riflessioni che seguono sono generate da due fattori: il primo è l’unanimismo con cui è stata accolta la performance di Greta Thunberg, rotto soltanto da critiche piuttosto rozze provenienti da ambienti di destra. Il secondo è che, nonostante l’evidente spettacolarizzazione dell’azione di Greta, non ci sia stata alcuna volontà di disgiungere ciò che Greta sta facendo dalla questione ambientale. Continua a leggere

Guido VIALE. “NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA”

 

Guido Viale

NIENTE SARÀ PIÙ COME PRIMA

Venerdì 27.9, giorno conclusivo della settimana di mobilitazione contro la crisi climatica e ambientale, oltre due milioni di studenti sono scesi in piazza in diversi paesi del mondo (e in Italia più che in tutti gli altri) portando così a oltre sei milioni (quattro volte quelli del 15 marzo; e a novembre, al prossimo global strike, saranno ancora di più) le persone che hanno risposto alla chiamata di Greta Thunberg. Continua a leggere

“Per una botanica della poesia”

Climate StrikeDopo i Fridays for Future e il Global Climate Strike del 15 marzo, un’iniziativa che unisce poesia e ambientalismo mirando alla sensibilizzazione sui temi del cambiamento climatico. Promotore di “Per una botanica della poesia” è Sebastiano Adernò, poeta, autore di video e ideatore di analoghe azioni di poesia civile: nel 2015, insieme ad altri, ha affisso (e recitato) poesie-preghiere tra i relitti delle barche dei migranti in Sicilia.
Il progetto, che si avvale anche di un crowdfunding, raccoglie poesie da cui verranno tratte cartoline e un’antologia da diffondere in luoghi di aggregazione.
Da aprile a giugno le “poesie botaniche” verranno condivise in una serie di incontri che – tra festival, parchi e biblioteche pubbliche – attraversa tutta l’Italia: dal Friuli alla Sicilia passando per Milano, Varese e Roma.

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LA SOVRANITA’ SULLA CARTA

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E’ giusto distruggere una montagna e l’ambiente per costruirvi una galleria inutile? E’ giusto che i Governi la impongano con ogni mezzo, probabilmente su pressione di lobby? E’ giusto che la popolazione che da generazioni vive in quella valle (Val di Susa) non sia mai stata ascoltata e si ribelli? E’ il caso della TAV Torino – Lione, ma che pone un problema generale di sovranità.

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita la Costituzione (art. 1, co. 2°), e ci scappa un sorriso, consapevoli di come in realtà siamo stati spogliati sia della sovranità sia di diritti fondamentali. Ma la nostra, obietterebbe subito qualcuno, è una democrazia rappresentativa, e poi a decidere di un interesse di valenza non locale ma nazionale devono essere le istituzioni, non i cittadini residenti nel territorio interessato, comprensibilmente contrari. Continua a leggere

Il reuccio e il bene che non vediamo

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Eppure era lì per aggiustare le cose, per fare, con equilibrio ed equità, le riforme necessarie e le scelte economiche urgenti, attese dalla maggior parte degli italiani.

Invece il reuccio che fa? Esattamente il contrario, in continuità e in empatia perfetta coi governi di destra, e con la protervia fanfarona dell’innovatore che ripete come un mantra, in ogni occasione, il gran bene che sta facendo per l’Italia e gli italiani. C’è chi gli crede, grazie alle tivù di Stato che lo rincorrono e ne moltiplicano il verbo e l’immagine, come se la favola, a forza di ripeterla, si auto realizzi. A credergli sono innanzitutto i beneficiari delle risorse pubbliche, e quindi, nell’ordine: banche, multinazionali e grandi imprese, lobby professionali, l’ampia corte di politici e alti dirigenti di enti pubblici.

La maggioranza degli italiani ha elevato invece un muro di diffidenza e di aperta contrarietà per la sua politica, e si moltiplicano le manifestazioni e le iniziative nelle piazze contro le scelte del Governo e del Parlamento. Il reuccio non ne ha infatti azzeccata una: la pessima riforma sulla scuola, l’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, il rifiuto di modificare la legge Fornero sulle pensioni, la pericolosissima controriforma costituzionale unita all’altrettanto pessima riforma elettorale (italicum), la normativa che consente di estrarre idrocarburi dal sottosuolo marino fino ad esaurimento del giacimento, il Job act come ricetta per l’occupazione, la destinazione di enormi cifre per gli investimenti infrastrutturali a vantaggio delle solite lobby. Continua a leggere

Caso Ilva, Riva non è l’eccezione – di Guido VIALE (il manifesto)

Per capire di che cosa parliamo quando parliamo di privatizzazioni guardiamo l’Ilva. Riva ha comprato l’Italsider di Taranto (un «ferrovecchio», secondo lui che lo ha comprato; un gioiello, secondo Prodi che ne ha predisposto la vendita) una ventina di anni fa per una manciata di miliardi (di lire: cioè di milioni di euro). Da allora, ha instaurato in fabbrica un regime dispotico, che gli è valso due condanne per discriminazione (ma ne avrebbe meritate decine), ma che è costato agli operai centinaia di morti sul lavoro.  Ha appestato la città con emissioni, reflui e rifiuti nocivi che hanno provocato migliaia di malattie e centinaia di morti. Ha macinato profitti per miliardi di lire, ma poi anche di euro, e ne ha imboscati molti in paradisi fiscali, rimpatriandone una parte esentasse grazie allo scudo fiscale di Tremonti. Ha sfruttato gli impianti senza investire se non lo stretto necessario per tenerli in funzione, mettendo in conto di abbandonarli, insieme a operai e città inquinata, quando non sarebbero più stati redditizi. Continua a leggere

Eppur si muove. Il risveglio delle comunità

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Non disperiamo per i risultati elettorali, prima di vedere ciò che di concreto produrranno, nel tempo. C’è un cambiamento in atto dopo la stasi degli ultimi vent’anni che ha scombinato le carte di una destra aggressiva, corrotta e residuale, che pensava di imporre ancora i propri interessi personali, e quelle di chi, con vaghezza e ambiguità di  contenuti programmatici e sulle future alleanze di governo, pensava di fare un rinnovamento del Paese a scartamento ridotto, condizionato da Bruxelles. Gli esiti elettorali non sono stati incruenti nemmeno per chi il cambiamento lo voleva fortemente, soggetti politici che pur mettendo assieme sacrosanta indignazione e passione, dentro un programma coraggioso e netto, non potranno far sentire la loro voce nel nuovo Parlamento. Continua a leggere

L’ILVA, LE ILVE D’ITALIA

Dopo anni di indifferenza o connivenza e di omessi controlli sulla sicurezza degli impianti dell’Ilva, a Taranto, si sveglia di colpo il Governo dichiarando la propria competenza e, nella sostanza, l’inopportunità del provvedimento assunto della magistratura tarantina a tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini. Ma dov’era il Governo, in tutti questi anni, prima che la magistratura intervenisse? Cambiano, certo, i ministri, la loro eventuale responsabilità, in merito, ma non la normativa vigente e gli obblighi degli apparati amministrativi e degli organi ispettivi. Se non fosse intervenuta la magistratura, sarebbero forse intervenuti i ministeri competenti? Continua a leggere

Parla il vicepresidente di Italia Nostra Nicola Caracciolo «Non si può svendere l’identità del paese»

Di GIORGIO SALVETTI
IL MANIFESTO – 10 agosto 2012

«È tempo di tornare a forme di keynesismo, il nostro patrimonio storico-ambientale merita investimenti»

Non riusciamo a spiegarci come sia possibile che un governo formato da uomini colti come Mario Monti non sembri valutare, se non da un punto di vista economico, il valore immenso del nostro patrimonio storico culturale e paesaggistico». Nicola Caracciolo, vicepresidente e direttore del bollettino di Italia Nostra è molto preoccupato dei progetti di palazzo Chigi che ancora una volta per risanare i conti pubblici punta alla vendita dei beni immobiliari dello Stato. Non ci sono soldi, qualcosa bisogna pur fare, perché non vendere gli Immobili dello Stato? Non sono un tecnico, non mi occupo di economia e finanza, ma mi pare che il difetto di questa politica economica sia quello di non tenere conto del valore del nostro patrimonio culturale. Mi sembra che si tenda a mettere tutti gli immobili di proprietà dello Stato alla stessa stregua per fare cassa senza che ci sia un’adeguata analisi preliminare. Continua a leggere

Ilva di Taranto. La fabbrica della paura – di Gianni Giovannelli

DA UniNomadE          

Il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) di Taranto, ovvero la dottoressa Patrizia Todisco, ha cambiato l’agenda politica e sindacale di fine luglio. Con una prima ordinanza ha sequestrato il più importante stabilimento siderurgico italiano e con una seconda ordinanza ha disposto l’arresto di otto dirigenti dell’Ilva (fra questi il mitico Emilio Riva, capo dell’impero, grande inquinatore). Sono 600 pagine complessive, precise, documentate, un atto d’accusa impressionante, fondato su perizie dettagliate, convincenti, oggettive, inattaccabili.
La dottoressa Todisco è riuscita (anche se non se lo era proposto, probabilmente) a ricomporre l’unità dei tre sindacati metalmeccanici; non avevano scioperato insieme per opporsi alla macelleria sociale organizzata dal governo Monti e dal ministro Fornero, ma si sono trovati subito d’accordo nel ritenere che sia logico (o almeno necessario) crepare di lavoro. Il ceto politico della sinistra democratica, dal canto suo, o tentenna o delira, abbandonandosi a considerazioni sconnesse o alla traccia di percorsi impossibili (lavorare e contemporaneamente risanare); sempre e rigorosamente senza affrontare il nodo delle sconvolgenti risultanze peritali. Continua a leggere

Per la sopravvivenza dell’ambiente di Massimo ZUCCHETTI

DA IL FATTO QUOTIDIANO

 

Ho partecipato oggi come relatore ad un Convegno a Torino, che mi aveva colpito inizialmente per il suo titolo, al di là dei contenuti: “Aria, acqua, terra: una giornata in difesa delle risorse pubbliche per una politica della sopravvivenza”. Una giornata organizzata dal Movimento “2 Giugno”, al quale ho dato un contributo relativamente all’impatto ambientale delle Grandi Opere Inutili sulle risorse idriche e idrogeologiche, andando dal passato del Mugello al presente e al futuro della Valle di Susa.

Si tratta ormai di una battaglia fondamentale, all’interno della quale i diversi Movimenti si trovano raggruppati: la difesa dei beni fondamentali, fonti della vera ricchezza del genere umano, mezzi essenziali della sua sopravvivenza sulla Terra: risorse pubbliche sempre più preziose da difendere contro gli appetiti dei grandi potentati economici. Di qua può cominciare una nuova Politica. Continua a leggere

I diritti della Natura: intervista a Davide Sapienza

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

da mountainblog.it

Riporto qui il testo di presentazione di un convegno importantissimo per l’ambiente, in programma ad Alzano Lombardo (BG) il 30 marzo, su iniziava di InnTea (Innovazione Tecnologia Ambiente). Parteciperanno l’attivista internazionale Mari Margil, la procuratrice legale Francesca Mancini e lo scrittore, sensibilissimo al tema della tutela della Natura, Davide Sapienza. Segue una mia intervista all’autore.

«Ogni giorno, anche se non ce ne accorgiamo, dobbiamo fare i conti con l’emergenza: ambientale, economica, del pensiero e della governance. Questa è la vera agenda della crisi globale: come affrontare il cambiamento. Come rivoluzionare il nostro modo di amministrarci e regolamentarci. Come, quindi, dare spazio al pensiero e al sentire più avanzati, quelli che hanno riconosciuto la sorgente del male: la nostra separazione dalla fonte della vita la Terra. L’idea di una nuova forma di diritto, spiegato da Cormac Cullinan nel libro I Diritti della Terra.Wild Law(in uscita a maggio in Italia), ha portato a eventi impensabili solo dieci anni fa, come una costituzione (quella dell’Ecuador) di uno stato sovrano che prevede i diritti della Madre Terra e di un documento (la Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra), che superando il fallimento dei vertici internazionali ha unito milioni di persone che condividono una consapevolezza: “per garantire i diritti umani è necessario riconoscere e difendere i diritti della Madre Terra e di tutte le sue creature”».

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Pensare lentamente, agire velocemente

Di Gianluca Bonazzi

Questo principio intende porre all’attenzione dei lettori una riflessione sul valore del tempo.
Riprende un principio simile che diverse volte si è sentito riportare quando si parla di multietnicità e villaggio globale: AGIRE LOCALMENTE, PENSARE GLOBALMENTE.
Questo si muove nello spazio, l’altro nel tempo.
L’incrocio di tempo e spazio porta armonia indispensabile per la vita di una persona.
Immaginarie rette perpendicolari che formano il qui e ora di antica memoria latina, il cosiddetto Carpe Diem.
Ogni tempo in un spazio e viceversa è unico, e mai più si ripeterà, per sempre.
Quanto accaduto un attimo fa nella vita di ognuno di noi non si ripeterà più. Continua a leggere