I sessi sono due, i desideri tanti

Propongo degli appunti di Raffaella Molena, che collegano opportunamente l’attuale “politicamente corretto” in materia di “genere” con la “cultura della cancellazione” e mostrano come siano le aberrazioni ideologiche a generare aberrazioni linguistiche.

Aberrazioni (storiche) del politicamente corretto (e della ‘cancel culture’)
di Raffaella Molena

Aberrazione: illusione ottica; deviazione per errore da ciò che è ritenuto norma; deviazione del fatto commesso dal fatto voluto (es. si provoca offesa a persona diversa da quella a cui era diretta).”

Il politicamente corretto nasceva in USA dai gruppi sociali discriminati (gay, donne, neri, disabili…), etichettati non secondo stereotipi grondanti disprezzo ed emarginazione, ma in base all’autoidentificazione di ciascuno, il diritto di essere chiamati col nome che ci si è dati (gay, non frocio).

Mettere in discussione l’ossessione del politicamente corretto è diventato sinonimo di atteggiamento discriminatorio, divisivo. E questa è un’aberrazione. Forse che due negazioni si elidono a vicenda? No, secondo me si rafforzano. E lo strabismo che ne consegue non nasconde la misoginia portata fin dentro il linguaggio ed espressa simbolicamente (mascherata dal neutro).

Chiara Valerio sostiene che i vari omofobi, ecc. che usano un linguaggio escludente, sono meglio definibili come insiemisti (per usare un termine matematico a lei caro) in quanto sono portati a definire interi raggruppamenti di persone diverse, sotto una (e una soltanto) delle caratteristiche loro attribuite. E fra linguaggio e realtà non c’è distanza – anzi il linguaggio è, o dovrebbe essere, adeguato al contesto.

Se nell’inserire l’*, o usare lo schwa ecc. lo scopo è includere, nominare, facendo esistere il nominato, minoranze escluse dal linguaggio, ebbene la deviazione aberrante è totale: non solo sarà difficilissimo parlare; in più il linguaggio continuerà ad essere neutro, cioè espressione del soggetto dominante e anche qui solo maschile. Le donne saranno le sole, e non sono  minoranza, ad essere cancellate, ad acquisire invisibilità. Quale migliore modo di mascherare la misoginia attraverso un moto progressivo di apparente inclusione? Fa l’effetto della stecca di un cantante e non è neanche chic, è solo sciatteria.

Dal punto di vista tecnico, della costruzione strutturale e sensata di una lingua, le desinenze finali esprimono solo il sesso (e i sessi restano due), non la preferenza erotica, pertanto le aggiunte inventate sono inutili. Per molte parole è ormai accettata la doppia versione (avvocato e avvocata) e per altre si può ovviare con gli articoli messi prima (il o la), ma certo chiocciole e altri animali, denotano una lingua impronunciabile. Linguisti della Crusca e altri non a caso hanno manifestato la loro opposizione verso una imposizione promossa da minoranze che non subiscono alcuna minaccia, anzi si confondono a volte con i molestatori – o lo diventano – per giunta ideologici, per nulla inclini alla pace.

E a proposito della “cancel culture“, diventa un dovere etico necessario e indispensabile conoscere la storia, non per cambiarla a piacimento con la consapevolezza di oggi, bensì per contestualizzare gli eventi e fornirsi degli anticorpi, strumenti, per costruire un presente e un futuro che dice il vero.

A cosa serve la storia? Ancora prima di “servire”, avere un uso servile e speculativo, diciamo prima che cosa è storia. E’ una fra le scienze umane, nel senso che ha per oggetto ogni e qualsiasi attività umana, che riguarda gli uomini e le donne di questo pianeta. Offre quindi una conoscenza che, per essere tale, deve diventare storia “comparata”, sviluppata attraverso ogni altra scienza umana che studia l’uomo: la psicologia, filosofia, antropologia, sociologia,  archeologia. Conoscere però non finalizza la storia, ma le consente di parlare, di parlarci attraverso la narrazione del passato. Ritroviamo un senso forse, ma non un percorso lineare, progressivo (da una situazione più arretrata a un’altra più evoluta); la storia si sviluppa, come la scienza, per salti, inciampi e forse anche regressioni, perché segue la complessa  contraddittorietà della natura umana.

Conoscere il passato attraverso il rigore di studi storici documentati ci offre chiavi di lettura, spiegazioni, ipotesi, riassumendo: cause, che dicono come, e forse perché, siamo arrivati a questo presente – base anche per un probabile futuro.

Averne memoria non è necessario (la vita umana è troppo breve), ma conoscere è un compito che tutti dovrebbero assolvere per sapersi muovere nella realtà politica consapevolmente e praticare il giudizio su una verità storicamente determinata.

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