Pensieri sparsi (o forse sparzi…), di Antonio Sparzani

Sempre meno capisco di politica; quand’ero ventiseienne sessantottino mi pareva di avere tutte le mie brave certezze della sinistra extra extra (per fortuna mai quella clandestina, che portò all’esperienza delirante delle BR) con tanti compagni, manifestazioni, riunioni, piccole lotte locali, nel mio caso quelle studentesche delle facoltà scientifiche milanesi e via così per qualche anno. 

Allora c’erano nemici chiari e distinti, i fascisti, i democristiani, per qualche aspetto anche i socialisti e i comunisti di stretta osservanza pci. Le cose e le idee sembravano chiare e distinte, le contrapposizioni quasi ovvie, poche, certo troppo poche, le sfumature. Se faccio un bel salto di mezzo secolo abbondante arrivo all’oggi.

Mi pare di non capire più nulla, non leggo abbastanza, non mi appassiono alla politica come allora e per di più ora scrivo da una montagna francese, dove le notizie italiane arrivano molto scarsamente, quindi sono l’ultimo a poter dare suggerimenti o indicazioni. 

Una delle cose che ho capito, guardando in internet qualche giornale italiano, quando il “campo” lo permette, è che, secondo i sondaggi, il partito che attira maggiori consensi è quello che proviene dal fascismo di Almirante e di Fini e questo mi dà un po’ di raccapriccio, o diciamo di voltastomaco. Qualcuno ricorderà cosa successe col governo Tambroni (appoggiato dal MSI), bene, adesso credo si sia assai lontani da quel clima di certezze almeno provenienti dalla Resistenza, adesso non so se i nostri ragazzetti, o anche adolescenti, abbiano qualche idea di che cosa si sia trattato; il tempo passa e i pensieri nella testa delle persone cambiano. Però una piccola riflessione nella mia piccola testa si è formata.

Mi pare che tutto quello che accade nella politica di oggi sia frutto non certo di grandi discorsi pubblici, fuori o dentro il parlamento, che servono ad altri scopi, ma di una miriade di piccole chiacchere a due, al telefono o a voce, in luoghi ben riparati da interferenze o spiate, delle quali nulla, ma proprio nulla, sappiamo. Il risultato netto è la ridicolaggine degli ultimi avvenimenti, la caduta del governo e la campagna elettorale già incombente. 

E allora? E allora il pensiero che mi viene è che a tutti questi piccoli parlari a due manchi qualcosa, qualcosa di essenziale, per cui il loro risultato non può che essere la babele che vediamo. Dico la babele non a caso: tutti parlano lingue diverse e non c’è una lingua comune: quale sarebbe questa possibile e mai adottata lingua comune? Quella cui si possono dare vari nomi: spirito di comunità nazionale, europea, ma soprattutto umana, avere come fine il bene collettivo e non la propria sediolina quanto mai traballante, una “sensazione di comunità” che faccia sentire tutti nella stessa barca, che in questo momento non naviga in acque sicure e brillanti, inutile forse fare elenchi che tutti sanno: debito pubblico enorme (per quanto riguarda l’Italia), crisi climatica che è già qui, non è da venire, come tutti ormai sentono è con noi, guerra a due passi da noi, infiltrazioni mafiose, malaffare diffuso, come una corsa al si salvi chi può. L’unica vera preoccupazione al momento, sempre per quel che riguarda il nostro pur così amato paese, è quella delle prossime elezioni, quando abbiamo sanità e scuola che vengono sempre più trascurate e private di fondi destinati invece alle armi, alle fabbriche di armi che esportiamo costantemente, contravvenendo senza pudore alcuno alla legge 185 del 1990 (andatevela a vedere che in rete si trova molto facilmente).

L’ultima cosa che mi pare di constatare è che il mondo è probabilmente pieno di “persone per bene”, nel senso più letterale del termine, persone che desiderano il bene proprio e anche quello degli altri, che cercano quindi anche di aiutare gli altri, ma che nessuna di queste sia da qualche parte al potere, o almeno non nelle nazioni che purtroppo più contano, dove cioè il capitalismo, di stato o non di stato, è più forte (quindi Russia e Cina comprese, beninteso).

Il 25 settembre prossimo sarò in grave imbarazzo . . .

[fonte immagine: La Stampa]

3 pensieri su “Pensieri sparsi (o forse sparzi…), di Antonio Sparzani

  1. S&R

    Forse il disgregamento delle certezze, con la conseguente frantumazione del tessuto sociale e personale, è un messaggio da accogliere, meditare…forse quelle certezze si basavano su categorie inadeguate a cogliere la complessità del reale, che sfida l’intelligenza affinché esprima appieno la sua facoltà di intus legere, per comprendere più in profondità l’animo umano e le sue dinamiche psichiche e sociali.

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  2. Riccardo Ferrazzi

    Caro Sparz, quando eravamo giovani c’era l’URSS e la guerra era finita da poco. Le idee erano “forti”. E la forza di queste idee ci ha portato agli anni di piombo. Oggi è tutto sfarinato, e nello sfarinamento c’è chi vede un’opportunità per sogni imperiali. A me questo sfarinamento ricorda le divisioni interne della DC (le “correnti”). Se ci pensi, il mondo è sempre lo stesso: i giovani hanno le certezze (di qualunque genere), i vecchi (come noi) sono sconcertati e idealizzano il passato. Io non so dove andremo a parare, ma non ho speranze. Mi conforta sapere che non mi resta molto e fra qualche anno Qualcuno mi spiegherà se in tutto ciò che ho visto e vissuto c’era un senso. Per ora posso dire soltanto: Mah!

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